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pubblicato

PAC - Padiglione d’Arte Contemporanea
Via Palestro, 14
T. +39 02 8844 6359
pacmilano.it

Al Di Là Di, 2019
Performance by Anna Maria Maiolino
05.04.2019, H 18:30


Palazzo Dugnani
Via Daniele Manin, 2
lombardiabeniculturali.it

Hypervisuality
Group show
03.04 > 14.04.2019


Venice Art Project
c/o M.D.M.7
Via Marco De Marchi,7
veniceartprojects.com

I,YOU,YOU,AR,MY!
THE POWERADE SERIES
peach - lemon - kiwi - frost
Felix Fasolt
04.04 > 19.05.2019


L’edizione speciale di Milano Art to Date curata da Untitled Association - proposta insieme ad Exibart nel nuovo numero del magazine - è un progetto nato con l’intento di fornire una guida alle proposte più interessanti che la città offre durante Miart e la Milano Design Week. Il primo appuntamento per la giornata di oggi vede come protagonista il Padiglione d’Arte Contemporanea - PAC, che alle 18.30 ospiterà la performance dell’artista italo-brasiliana Anna Maria Maiolino, Al Di Là Di, 2019. Ispirandosi all’immaginario quotidiano femminile e all’oppressione celata tra le pieghe di una dittatura censoria quale quella del Brasile durante gli anni Settanta e Ottanta, Maiolino si impone all’interno della scena contemporanea con un suo personalissimo tratto, dato dalla fusione tra la creatività di stampo italiano e la sperimentazione delle avanguardie brasiliane. Attraverso la performance, interpretata da Gaya Rachel con la collaborazione di Flavio Kactuz, la retrospettiva recentemente inaugurata al PAC e dedicata all’artista (O Amor Se Faz Revolucionario) subisce un ulteriore sviluppo che va ad approfondire i temi più cari a Maiolino. Quella di stasera si presenta, dunque, come un’occasione per immergersi nello sguardo dell’artista, in un percorso che ha come protagonista l’amore - per le sue origini, la sua famiglia, il suo lavoro e la sua terra d’adozione - e che si snoda nell’indagine relativa ai rapporti umani, al labile confine tra fisicità e dimensione spirituale e quindi alle difficoltà comunicative e di espressione che pervadono nel profondo la società contemporanea.

Il tracciato di Milano Art to Date prosegue ora a Palazzo Dugnani e Venice Art Project, realtà comprese nella cornice tra i Giardini Pubblici Indro Montanelli e Piazza Cavour.
Sullo sfondo dello storico palazzo di via Daniele Manin, da pochi giorni è stata inaugurata la mostra "Hypervisuality", comprensiva di sei opere filmiche provenienti dalla Collezione Wemhöner le quali mettono a confronto la visione di alcuni artisti contemporanei rispetto alla concezione di spazio e tempo, di visibile ed invisibile.
"Il tempo è invisibile. Visibili sono solo le tracce che lascia nello spazio”. Quello intrapreso dall’esibizione è un approfondimento dello statuto dell’immagine: in un’epoca come quella contemporanea, dove la sovra-produzione di elementi visivi incarna un elemento dominante, questi ultimi diventano evocatori di aspetti che scavalcano l’immagine stessa, in uno sforamento che può essere definito ipervisualità, da cui trae origine il titolo della mostra. I filmati New Woman di Yang Fudong, Fragile e 2’59’’ di Masbedo, Playtime di Isaac Julien, The Swap e Deep Gold di Julian Rosefeldt invitano lo spettatore ad immergersi nell’arte filmica dello straniamento, attraversando i temi della componente mediale, del legame tra linguaggio filmico ed immaginario e dell’extratemporalità che fonde passato e presente.

Venice Art Project prende forma, invece, all’interno degli spazi di via Marco De Marchi, dove pochi giorni fa è stata inaugurata la mostra I,YOU,YOU,AR,MY!, incentrata sull’analogia tra la figura del cartografo e quella del bodybuilder teorizzata dall’artista Felix Fasolt, che illustra in maniera molto esplicita l’idea dell’uomo e della malleabilità del mondo: il corpo in cui viviamo e la terra che abitiamo.
La prospettiva del body builder è quella secondo cui la forma fisica viene favorita a discapito della preparazione atletica, in una concezione secondo cui il corpo rappresenta un’entità di cui si ha l’assoluto controllo; in egual modo, il cartografo intende la terra come qualcosa di controllabile nella sua totalità, facendo prevalere nel suo lavoro il controllo ed il dominio e non il paesaggio. Date queste premesse, il lavoro dell’artista belga si interfaccia con il crescente disagio di un mondo in costante espansione, tecnologicamente collegato e, allo stesso tempo, socialmente e politicamente frammentato. Le norme che regolano la società contemporanea limitano in maniera violenta la possibilità di trovare un luogo confortevole nel mondo e, al tempo stesso, ci costringono in un limbo tra la zona del reale e quella del desiderato. Il fine ultime dell’artista è quella di indagare prospettive che scartino la permanenza in questa zona grigia, producendo attraverso il disegno, la performance, la scultura ed il video una nuova forma narrativa.

 


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