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Chi era Luigi Pericle? Il misterioso artista di Monte Verità alla Biennale di Venezia

   
   
 
Chi era Luigi Pericle? Il misterioso artista di Monte Verità alla Biennale di Venezia
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È soltanto una delle tante facce di Luigi Pericle, il lato pittorico e in parte quello grafico, che andrà alla prossima Biennale d’arte di Venezia. Ma questo aspetto, che per noi rappresenta quello più interessante, in fondo, costituisce soltanto la punta dell’iceberg. Lo sostiene Chiara Gatti, curatrice della prossima mostra veneziana a lui dedicata. Meriterebbe, infatti, di essere conosciuto anche tutto il resto, le sue ampie esperienze, le grandi letture, le passioni e gli studi collaterali, tutto ciò che racchiude lo smisurato universo di questo personaggio che, nato a Basilea nel 1916, a un certo punto compare nei cataloghi d’arte del tempo accanto a Picasso. 
Se ciò non bastasse, ci sarebbe anche da incuriosirsi per le dinamiche della sua eccezionale scoperta (ne abbiamo già parlato qui) nonché per l’opera di valorizzazione messa in campo dai suoi scopritori, i Biasca-Caroni che hanno presieduto la presentazione ad Ascona di qualche giorno fa. E inoltre, per meglio contestualizzare la sua importanza storico artistico nell’ambito delle Avanguardie del ‘900, come precisano Nicoletta Mongini, di Fondazione Monte Verità, e il Presidente di Eranos, Fabio Merlini, ci sarebbe da indagare su quell’immenso retroscena culturale, mistico, spirituale che ha composto l’esperienza di Monte Verità. 
Non è un caso infatti, se è proprio ad Ascona doveva avere origine il pensiero più mistico di Luigi Pericle, negli anni di questa esperienza di colonia vegetariana voluta da Ida Hofmann e da suo marito Henri Oedenkoven, tra capanne "aria e luce”, decine di ettari di bosco incontaminato e alberi centenari. E in quale altro luogo poteva esprimersi meglio? Qui, ai primi del ‘900, succedeva di tutto, c’era totale aderenza vita-arte-natura. Qui, lontani dai progressi dell’industrializzazione accorrevano tutti in cerca di una condotta di vita si più sana e, soprattutto, più libera, nelle più varie espressioni umane, attraverso lo studio delle filosofie orientali. 
Presentati durante la conferenza stampa tenutasi ad Ascona proprio nel centro della fondazione di Monte Verità, le chine e i quadri di Pericle che andranno in Biennale condensano tutto questo sottomondo in un intenso linguaggio artistico e traducono in parte anche questa eccezionale esperienza che è stata la Lebensreform che oltre a diffondere le filosofie orientali perseguiva ideali di bellezza e rispetto della natura, soprattutto quella umana. Pericle, che frequentava Monte Verità fin dal suo arrivo ad Ascona, ne ha registrato le novità riversandole persino nelle sue modalità più tecniche, come ha rivelato Silvano Sigi Giannini, uno degli artisti del luogo. Insomma, i suoi quadri fatti di simboli e segni realizzati a volte con metodi innovativi dicono molto di più di quanto vediamo nell’ultimo strato di pittura. Molto di più di cosa raccontano in superficie. 
Di tutto questo e molto altro se n’è parlato durante questo bell’incontro organizzato dal centro di Monte Verità, una fondazione che tutt’oggi non snatura affatto la sua origine e che ancora coordina attività di altissimo valore culturale. A maggio tra gli appuntamenti del ricchissimo calendario sarà ospitata la mostra "Trees of life & People I know” con opere di Ivana Falconi e Pascal Murer. Qui, perché è il contesto ideale, dove immerse nello spirito del luogo ci sono ancora le casette di legno in stile art nouveau o Bauhaus. Tra i molti contributi, oltre a quello dei Biasca Caroni, i proprietari dell’hotel Ascona che hanno scoperto le opere di Pericle e che lo stanno coraggiosamente valorizzando, brillante è stato l’intervento di Chiara Gatti che ha tracciato il contesto storico artistico cui Pericle appartiene. 
Molti dunque sono stati gli sviluppi nella ricerca rispetto al nostro precedente sopralluogo ma nonostante molti siano ancora i punti su cui indagare, lo studio si trova a uno stadio abbastanza avanzato, le opere cosi numerose e in ottimo stato di conservazione, quanto è sufficiente per presentarne una bella selezione alla fondazione Querini Stampalia di Venezia durante la prossima Biennale d’arte. (Anna de Fazio Siciliano)
 


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