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Roma nella camera oscura

   
   
 
Roma nella camera oscura
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Il Museo di Roma, ospitato nella cornice settecentesca di Palazzo Braschi, rende omaggio alla città con la mostra "Roma nella camera oscura. Fotografie della città dall’Ottocento ad oggi”. Le protagoniste sono due: la Città Eterna e la fotografia, di cui si celebrano i 180 anni dalla nascita. Le 320 immagini provenienti dall’Archivio Fotografico del Museo, raccontano, in un puntuale excursus, i passi e i temi più significativi della storia fotografica di Roma, prima dell’avvento della tecnologia digitale.
La mostra, a cura di Flavia Pesci e Simonetta Tozzi, è un’interessante intreccio di diverse chiavi di lettura e diversi punti di vista: muovendosi dagli esordi della fotografia in città, si seguono sia le evoluzioni della tecnica fotografica che il cambiamento radicale subito da Roma nei decenni. Dai lavori degli artisti qui esposti si evince un rapporto viscerale con la Capitale, uscito finalmente dall’anonimato per acquistare il valore di "fotografia di ricerca”.
Già nel 1839 a Roma iniziano ad operare i primi dagherrotipisti, fissando l’immagine su una lastra argentea, secondo il sistema presentato da Daguerre all’Accademia delle Scienze di Parigi; si passerà, ben presto, alla fotografia stampata su carta da un negativo. Il primo circolo fotografico d’Italia, la cosiddetta scuola di Pittori-Fotografi, nasce proprio in questo periodo nella Città Eterna: giovani vicini all’Accademia di Francia, ma anche italiani e britannici, si riuniscono al Caffè Greco di via Condotti, in un clima di fervido scambio artistico. Il rapporto tra fotografia e archeologia è assolutamente complementare, a testimonianza della grandiosità del passato di Roma e per soddisfare un sempre più crescente mercato internazionale. Emblematico è il caso dell’archeologo inglese Parker, che commissionò a fotografi professionisti una straordinaria documentazione della Roma antica. Con l’Unità d’Italia, la fotografia ebbe una rapida diffusione, cercando di rifuggire dalle accuse di semplice riproduzione del reale e perseguendo la legittimazione delle sue potenzialità artistiche. Inizialmente a Roma, la fotografia era legata, per lo più, al mercato delle immagini-ricordo ma, con la sua elezione a capitale d’Italia, si moltiplicarono i campi in cui questa poteva essere applicata. La città attuò una serie di interventi urbanistici che le conferirono solidità e autorevolezza, grazie alla costruzione di imponenti palazzi, ampi viali e piazze. Le demolizioni furono immortalate da noti fotografi, come Cesare Faraglia e Filippo Reale. I mutamenti che la città vive sono epocali: si passa dalla pigra città papalina ad una vivace capitale europea, abitata dall’emergente ceto borghese. La narrazione per immagini è articolata in nove sezioni, nelle quali vengono affrontate le diverse tematiche, declinazioni e tecniche dell’affascinante arte fotografica. Chiudono il percorso espositivo quattro video originali dal titolo Flâneur Roma, ispirati a Charles Baudelaire e Walter Benjamin, realizzati con immagini in movimento, catturate da studenti della Rome University Fine Arts girovagando per i quartieri della città. 
Ancora una volta, il Museo di Roma riesce a raccontare la storia della città in chiave storico-documentaria, grazie a questa esposizione, le cui immagini assolvono al duplice compito di illustrare gli aspetti della Roma del tempo e l’evoluzione della fotografia. (Martina Ferrari)

 


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