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Alla Biennale d’Architettura 2020, il Padiglione Svizzero traccerà una linea di frontiera

   
   
 
Alla Biennale d’Architettura 2020, il Padiglione Svizzero traccerà una linea di frontiera -
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Pro Helvetia ha ufficialmente annunciato la squadra che rappresenterà il Paese alla prossima Biennale di Architettura di Venezia, prevista per maggio 2020. Fra le 51 candidature presentate al concorso indetto dalla Fondazione svizzera per la cultura – tutte visualizzabili, da inizio aprile, sul sito www.biennials.ch – la giuria, composta da Céline Guibat, Anna Hohler, Verena Konrad, Lukas Meyer e Rob Wilson, ha scelto il progetto di un team di collaboratori del Laboratoire d’architecture di Ginevra. 
Si tratta della seconda volta che l’incarico per il Padiglione viene conferito a seguito di una call pubblica. Già per la precedente edizione le selezioni si erano svolte in questo modo e a giudicare dal Leone d’oro attribuito proprio al progetto Svizzera 240: House Tour la scelta è stata decisamente indovinata. 
A ricevere l’incarico sono stati il giornalista e architetto Mounir Ayoub, l’architetto e designer Vanessa Lacaille, il regista e produttore Fabrice Aragno e Pierre Szczepski, pittore scultore e modellista. Alla 17ma edizione della Biennale in Laguna, divenuta negli anni un momento di fondamentale importanza per l’architettura e l’urbanistica, la Svizzera si presenterà con un Padiglione dal tema politicamente molto attuale: quello dei confini. Partendo da alcune considerazioni sul modo in cui vengono percepite le frontiere svizzere, il progetto del team si propone di invitare a una più ampia e generale riflessione sull’argomento. 
Si legge, infatti, nel comunicato stampa: «Il progetto solleva anche la questione di come i confini sono percepiti da persone che vivono in realtà vicino a loro. In quali modi diversi le persone sperimentano i confini? Come ci relazioniamo con loro? Quali dimensioni spaziali e fisiche assorbe un confine? Per trovare delle risposte, il team coinvolge attivamente gli abitanti del bacino di utenza delle frontiere svizzere». (Lucrezia Cirri)
 


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