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Un rinoceronte a Palazzo Sturm. Che riapre con Albrecht Durer e la collezione Remondini

   
   
 
Un rinoceronte a Palazzo Sturm. Che riapre con Albrecht Durer e la collezione Remondini
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Dal 20 aprile al 30 settembre 2019, le sale di Palazzo Sturm ospiteranno la mostra "Albrecht Dürer. La collezione Remondini”, curata da Chiara Casarin in collaborazione con Roberto della Nogare. L’esposizione dedicata al Maestro è stata organizzata per celebrare la riapertura dello storico palazzo di Bassano del Grappa al termine della campagna di restauro, durata un anno e mezzo, che lo ha restituito integralmente alle visite. 
L’edificio, commissionato dall’industriale e commerciante della seta Vincenzo Ferrari all’architetto Daniello Bernardi, alla metà del XVIII secolo, fu poi donato dal Comune di Bassano al barone Giovanni Battista Sturm von Hirschfeld, nel 1943, e a oggi è sede del Museo della Ceramica Giuseppe Roi e del Museo della Stampa Remondini, dedicato all’attività e alla collezione della celebre famiglia di imprenditori grafici. "Albrecht Dürer. La collezione Remondini” inaugurerà la serie di esposizioni temporanee che si terranno nelle sale al quarto e al quinto piano del palazzo, di cui sono stati completamente riportati alla luce gli affreschi e gli stucchi. 
Iniziare con una mostra dedicata a questo artista è una scelta significativa: quella dei Remondini, infatti, è considerata una delle più importanti collezioni di incisioni di Dürer, comprendendo ben 214 delle 260 opere grafiche da lui realizzate. Fra queste, 123 xilografie e 91 calcografie, troviamo le serie complete dell’Apocalisse¸ della Grande passione, della Piccola passione e della Vita di Maria, ma anche opere che l’artista dedicò all’imperatore Massimiliano I, fra il 1512 e il 1519, come L’Arco di Trionfo e La processione trionfale. 
Chiara Casarin ha voluto dare particolare importanza a una fra le opere più popolari dell’artista, Il Rinoceronte, dedicando un focus alla vicenda dell’animale – Massimiliano I voleva donarlo al papa ma questo non giunse mai a Roma, perché fu vittima di un naufragio – e alla fortuna di quell’incisione nei secoli. Da Raffaello a Stubbs, passando per Salvador Dalì fino ad arrivare al contemporaneo Li-Jen Shih e al suo King Kong Rhino in acciaio inox, sono moltissimi gli artisti che si sono ispirati al tema e Casarin ha voluto dimostrare quanto ancora oggi la lezione del Maestro rinascimentale sia attuale. 
L’esposizione sarà accompagnata da un video, che ricostruirà l’atelier dell’artista e le sue tecniche di incisione, e da un catalogo con saggi di Chiara Casarin, Bernard Aikema, Giovanni Maria Fara, Elena Filippi e Andrea Polati. (Lucrezia Cirri)
 


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