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58 Biennale/19. Da Marignana Arte, le realtà frammentate e i tempi sospesi di Ideal-Types

   
   
 
58 Biennale/19. Da Marignana Arte, le realtà frammentate e i tempi sospesi di Ideal-Types
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Linee, forme, colori, spigoli, sinuosità. Una mostra lieve nelle sue forme, incisiva nei suoi concetti. È la seconda tappa di Ideal-types, a cura di Alfredo Cramerotti ed Elsa Barbieri, per Marignana Arte, inaugurata il 7 maggio e visibile fino al 7 settembre prossimo. Un gioco di domande più che di risposte, dicono i curatori. 
Opere che ruotano intorno al pensiero del sociologo tedesco Max Weber, secondo cui lo studio dell’azione sociale deve partire dalla percezione che l’individuo ha del mondo reale. In questo senso, Ideal-types si presenta come uno strumento in grado di innescare delle dinamiche speculative che portino lo spettatore ad interrogarsi sulle modalità possibili di misurazione del reale. Il tipo ideale diventa allora questo strumento di misurazione, «un’utopia che condivide caratteristiche con gli oggetti reali, pur non corrispondendo ad alcun oggetto specifico». Le opere esposte, di conseguenza, non sono in alcun modo rappresentative ma tendono, piuttosto, a suggerire «le relazioni che intervengono nel pensiero quando si cerca di enunciare un concetto». 
Entrando in galleria ci si trova dentro un involucro di tempo sospeso, in cui la percezione viene liberata dall’assalto dei simboli, delle icone, dei frammenti di realtà, per poter sperimentare il generarsi di pensieri nuovi e di una rinnovata consapevolezza del reale che tende ad abbracciarlo nella profonda e intrinseca natura delle sue strutture nascoste. 
Gli spazi della galleria sono discretamente invasi dalle carte intrise di lirismo di Nancy Genn e dalle sue vitreografie cromatiche; dai contrappunti gravitazionali di acciaio inossidabile di Artur Lescher; dalla materializzazione concettuale dell’impossibilità di definire i parametri della comprensione umana, che emana dalle tavole di James Lewis. A loro si aggiungono Maurizio Donzelli, con il suo arazzo, un po’ totem un po’ mandala, frutto di un’approfondita ricerca sulla manipolazione dell’immagine; Verónica Vázquez, con la serie di opere in tecnica mista in cui dialogano assemblage e tessitura; Alice Pedroletti, con i suoi studi scultorei di paesaggio, che attraverso fotografie e curve di carte mira a delineare nuove volumetrie spaziali. Separati da un muro, Athanasios Argianas, che incide lo spazio con i calchi di gesso e i bassorilievi in rame, e Antonio Scaccabarozzi, in cui l’acrilico riesce a prescindere dal proprio supporto per diventare esso stesso muscolo, pelle e scheletro di se stesso. (Penzo+Fiore

In alto: Artur Lescher, Nancy Genn, James Lewis
 


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