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Quante cose ci dice una borsa. A Villa Pignatelli di Napoli, l’ironia di Juergen Teller

   
   
 
Quante cose ci dice una borsa. A Villa Pignatelli di Napoli, l’ironia di Juergen Teller
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Un estro ironico e sovversivo, quello che caratterizza il fotografo Juergen Teller, ospitato con una grande personale nelle fastose sale di Villa Pignatelli, uno dei complessi monumentali e poli museali più affascinanti di Napoli. 600 sono le opere esposte per la mostra "Handbags”, a cura di Mario Codognato e Adriana Rispoli, in collaborazione con lo Studio Teller, visitabile fino al 19 maggio. Un’esposizione immersiva nel mondo della moda e del fashion style. 
La borsa, oggetto quotidiano, diventa formula di individualità, gioco, espressione ma anche simbolo glamour che riesce a sopraffare il personaggio catturato dal fotografo. Figura iconica dello star system, Teller ha reinterpretato i suoi soggetti con ecclettismo e stravaganza. I suoi scatti raccontano situazioni intime o inusuali, mostrano le principali dive del nostro secolo cercandone il tratto simbolico, ludico o caratterizzante. 
Scorrono così i volti di Sofia Coppola, Kate Moss, Tilda Swinton, Gisele Bundchen, Winona Rider ma, ad aprire la mostra, sono le belle gambe di Victoria Beckham, all’inizio della sua carriera da stilista, che giocosamente sbucano dalla shopping bag firmata Marc Jacobs. Le atmosfere che si rintracciano ammirando le foto che accompagnano i corridoi della villa sono fresche, spontanee, accattivanti. Lo stesso Teller, durante un’intervista, ha affermato: «Non mi soddisfa fotografare cose, è noioso. Tutto ha una personalità». 
La costanza del tema non cade in serialità, le immagini danno spesso la sensazione di essere un momento rubato, casuale, come capita nello scatto che vede Dakota Fanning spaesata, che stringe tra le mani la sua Marc Jacobs. Vizi e capricci delle star e della moda, straordinari feticci del contemporaneo, sono queste le messe in scena di Teller, consolidate da una piena e sconsiderata libertà espressiva. Donne e uomini vengono vestiti con piena libertà, body succinti e accessori realizzati con tessuti recuperati e materiali di scarto. 
Il messaggio è inequivocabile, secondo l’artista «la distinzione di genere è per i poveri di spirito e immaginazione». La borsa, così, diventa tramite della sua filosofia: la fotografia è provocazione, racconta la bellezza dell’imperfezione. (Michela Sellitto)
 


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