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Giovanna Giachetti alla Fondazione Mastroianni, Arpino

   
   
 
Giovanna Giachetti alla Fondazione Mastroianni, Arpino
pubblicato

Alla Fondazione Umberto Mastroianni, ad Arpino, in provincia di Frosinone, inaugura oggi, 25 maggio, la personale di Giovanna Giachetti (1964, La Chaux De Fonds, Svizzera) "Lo sguardo di Cassandra”, a cura di Martina Corgnati.
La mostra è stata progettata come un percorso tematico ricco di opere, molte delle quali pensate appositamente per quest’occasione e occupa l’intera grande sala espositiva della sede della Fondazione, il Castello di Ladislao di Arpino, luogo particolarmente suggestivo non solo per le sue antiche origini, ma anche per l’eredità che conserva. Oltre alla mostra, infatti, è presente un allestimento permanente che valorizza la storia di un’intera famiglia di artisti, i Mastroianni: «Presso il Castello di Ladislao – spiega l’istituzione - è possibile visitare la Donazione Mastroianni composta da 81 opere, alle quali se ne sono aggiunte altre, rappresentative dell’intensa carriera artistica del Maestro (Umberto, ndr), dagli anni della formazione avvenuta attraverso lo studio dai modelli classici, all’elaborazione, a partire dagli anni ’40, di uno stile squisitamente personale. Inoltre, al fine di valorizzare figure importanti e significative della famiglia Mastroianni, sono allestite le sezioni dedicate a Domenico e Alberto Mastroianni; I Mastroianni e il Cinema: Marcello e Ruggero; I Mastroianni ceramisti: Arcangelo, Felice, Vincenzo ed Emilio».
Abbiamo posto alcune domande sulla mostra di Giovanna Giachetti a Martina Corgnati e Loredana Rea, direttore artistico della Fondazione Umberto Mastroianni. 
Come è nata la personale di Giovanna Giachetti? 
«La mostra di Giovanna Giachetti nasce da una proposta della curatrice, Martina Corgnati, e da un interesse condiviso per la ricerca dell’artista, soprattutto quella recente. Giachetti a nostro parere ha risentito di una condizione di visibilità inadeguata e insufficiente dovuta a una serie di ragioni, a cominciare dalla sua lunga permanenza in Nigeria per motivi estranei alla ricerca artistica, ma durante la quale ha avuto comunque l’occasione di inserirsi in un ambiente assai stimolante e sorprendente dal punto di vista creativo; incontrando personalmente anche alcune figure ormai mitiche dell’arte africana contemporanea, da Suzanne Wenger a Twin Seven Seven. In ogni caso, per un certo periodo di tempo, il suo lavoro ha circolato poco e devo dire che la sua intensità, originalità e forza espressiva ci hanno molto colpite». 
Quali opere saranno in mostra e come sarà strutturato il percorso espositivo?
«La mostra si può descrivere come un’installazione di lavori recenti, due grandi "arazzi”, in realtà ricami su piattina di polietilene stabilizzata, un materiale plastico molto comune che si adopera nel giardinaggio, dedicati rispettivamente all’acqua e al fuoco, un’onda e una fiamma, distruttive entrambe ma anche rigenerative. Ci sono poi una trentina di opere in lamiera, materiale anomalo nella scultura anche contemporanea e anche per questo più interessante da proporre in questo centro dedicato specialmente alle ricerche plastiche o comunque pensate "nello spazio”. Sono elementi circolari colorati, dischi che ricordano i fiori di ninfea, e personaggi dall’aspetto arcaico e austero in forma di stele; la lamiera industriale, in apparenza così fredda ed estranea alla scultura, viene completamente alterata dall’artista che attraverso un lungo e faticoso procedimento analogo a quello necessario alla preparazione dei piatti musicali, che si usano nelle orchestre e nelle percussioni moderne, li rende sensibili alla luce e ricettivi alla patina colorata». 
Potreste riassumerci, in estrema sintesi, i cardini della ricerca di Giovanna Giacchetti?
«Giovanna Giachetti è un’artista sensibile e originale, che attraverso una infaticabile e molto sperimentale pratica di materiali difficilissimi e che non piacciono a nessun altro riesce a incontrare alcuni grandi temi del vivere contemporaneo, come questa nostra natura drammaticamente in crisi, tormentata dagli abusi ecologici. Il suo lavoro è pieno di risonanze e di profondità inquiete, e concilia in una sintesi nuova i grandi temi alle microstorie personali, la Storia (con la s maiuscola) e le storie. E poi si sta evolvendo con velocità sorprendente, coinvolgendo sempre di più lo spettatore nei suoi territori simbolici intorno ai quali si giocano sfide fondamentali per il nostro tempo. Ci sembra che Giovanna Giachetti, da artista, non si sottragga a un importante senso di responsabilità nei confronti del mondo e delle cose, pur senza scadere nel banale documentarismo». 
Come si inserisce questa mostra nella programmazione della Fondazione Mastroianni? Quali sono le prossime mostre e i prossimi eventi in programma?
«La programmazione espositiva per il 2019 della Fondazione Umberto Mastroianni è costruita intorno all’idea di continuo sconfinamento tra scultura e pittura, nella ricerca di fertili commistioni e imprescindibili ibridazioni, che si materializza con alcuni progetti monografici proposti da curatori esterni e uno realizzato sotto la cura del direttore artistico Loredana Rea. I prossimi eventi in calendario sono le personali di Gino Sabatini Odoardi e di Leonardo D’Amico, una in programmazione per l’estate e l’altra in autunno. La prima a cura di Loredana Rea e la seconda di Rosanna Rago». (Silvia Conta)
 
Giovanna Giachetti
"Lo sguardo di Cassandra”
A cura di Martina Corgnati
Dal 25 maggio al 7 luglio 2019
Fondazione Umberto Mastroianni
Castello di Ladislao
Piazza Caduti dell’Aria, Arpino (FR)
Opening: 25 maggio 2019, alle 18.00
Orari: dal martedì al venerdì dalle 9.30 alle 12.30, sabato dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00, domenica dalle 15.00 alle 18.00 (lunedì chiuso)
www.fondazionemastroianni.it, info@fondazionemastroianni.it



 


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