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Vero, falso, divino

   
 Con un testimonial d’eccezione, David LaChapelle, RUFA lancia i talenti della creatività di domani. Ecco il report dalla serata al Teatro Brancaccio di Roma Riccardo Franzetti 
 
Vero, falso, divino
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Il RUFA Contest 2019, il concorso organizzato dalla Rome University of Fine Arts per premiare i propri studenti, fa registrare al Teatro Brancaccio il tutto esaurito. La serata del 5 giugno vede sul palco la special star David LaChapelle, artista contemporaneo (fotografo e film-maker) tra i più illuminati del momento: LaChapelle sale sul palco dopo una giornata di interviste, lectio magistralis agli studenti del RUFA e attenti quanto decisivi contributi alla giuria per la valutazione dei 25 progetti in finale. È stato scelto perché nessuno meglio di lui, nel panorama attuale dell'arte, sa cosa sia ragionare sul tema che ha definito questa edizione del Contest: la Divina Estetica. Ma andiamo con ordine.
"In principio era il Verbo", o meglio, in un contesto di arti visive è il caso di dire: "in principio era la Luce" ("e la Luce era Dio"). Un fascio luminoso, preciso cade sul palco del Brancaccio. Attorno a lui si anima una ballerina, ne nasce, ne soffre, lo corteggia. I raggi diventano due, tre, troppi, storti, irregolari e la ballerina sembra annegare nella luce mentre da vita a sparuti sprazzi di bellezza fatti di apparizioni di uomini e donne intrecciati nei loro corpi in pose rinascimentali. Lo spettacolo è semplicemente affascinante. È la confusione contemporanea contro cui Fabio Mongelli, Direttore RUFA, ed Emanuele Cappelli, il Direttore Artistico, sono d'accordo nel richiamare ad un'arte inclusiva, che dalla differenza non tragga dispersione ma motivo di crescita nel confronto e di riconciliazione, che opponga alla bruttura la Bellezza. Umanità ed estetica. 

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Rufa Contest 2019, Teatro Brancaccio

Su questo stesso pensiero si sviluppa l'arte di David LaChapelle verso il divino. Da una parte l'educazione cristiana e la vicinanza a temi metafisici (primo tra tutti la morte, di cui sperimenta il terrore in gioventù, quando scompaiono i suoi più cari amici per mano dell'AIDS, nella New York degli anni '80), dall'altra il battesimo nella Pop-Art di Andy Warhol, che per primo lo introduce alla fotografia come professione, e l'approdo sentimentale all'arte e alle forme del Rinascimento, a Michelangelo e la Cappella Sistina. Da questo percorso nasce un connubio paradossale per cui LaChapelle è maestro nel comporre fotografie in cui le celebrità e il mondo dei consumi sono sublimati al punto da specchiare perfettamente i nuovi dei e i feticci della società contemporanea, dove i nuovi idoli sono modelle e pop-star (emblematici Deluge e Keeping up with the Kardashians). Uno sforzo sovrumano, quello di ricongiungere due estremi e cavare dal vuoto il divino, che fa sì che LaChapelle, esausto ma neanche lontanamente esaurito, si sia ritirato ormai da 10 anni in solitudine nella natura. Dal riflettere la società occidentale l'artista passa alla natura incontaminata di un'isola semideserta delle Hawaii, all'utopia e alla possibilità di rinascere che può venire solo dalla solitudine. Nell'arcadia tropicale si inseriscono santi e divinità, la bellezza dei corpi e i temi biblici; non mancano i richiami alla mondanità e al consumismo: in particolare, colpisce il contrasto di futuristici e dettagliatissimi impianti industriali e pompe di benzina, modelli installati nella foresta, realizzati con materiali riciclati (bigodini, cannucce, lattine, ecc.). Ancora una volta l'attività di LaChapelle ammicca al divino, se non altro per l'intenzione: il ritiro e la meditazione non vogliono dire chiusura in sé stessi ma, al contrario, sacrificio per gli altri. L'unico scopo della sua arte è quello di parlare alla gente, commuovere con la bellezza e con l'empatia, dove l'estetica attraverso le forme diventa divina in quel flusso immateriale ma sensibile che è «la connessione che si realizza tra l'opera d'arte e lo spettatore». Anche il messaggio che al Brancaccio LaChapelle manda ai giovani artisti ha a che fare con l'empatia e la conoscenza di sé, la solitudine e l'apertura. Si tratta di scegliere: «volete creare altre tenebre e confusione, o luce e ispirazione, tendere al divino?»; si tratta di ascoltarsi e di ascoltare: «dovete capire cosa volete dare al mondo, qual è il vostro dono, cosa avete da condividere».

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Yunfeng Liu, Cheng, Rufa Contest 2019, Teatro Brancaccio

Gli studenti del RUFA lo hanno ben chiaro e viene subito la loro risposta. Tutti dalla parte della luce e con arte ispiratissima da condividere. Dopo temi come il rapporto con la città di Roma, umanità e democrazia, il bianco e il nero, alla 5° edizione del RUFA Contest ci si confronta con "La Divina Estetica": 101 i progetti selezionati, 25 i finalisti. Vengono conferiti 7 premi speciali, corrispondenti ad altrettanti partner dell'evento: Rai Cinema premia Alessio Hong, Daniele Pellecchia e Flavia Daniele per l'opera video One Second of Eternity; MTV premia Francesco Floris e Ludovica Testa, anche loro esploratori dell'eterno con Ex-Stasis; il premio speciale exibart è per Claudia Spada, la giovane artista che attraverso un senso inedito (l'olfatto) è capace di dischiudere inedite ma ancor più vive regioni dell'essere e i ricordi; premio speciale Contrasto per Michal Zemel: con il video Breathe, l'artista israeliana riscatta il respiro come prima e pura congiunzione tra uomo e mondo, come spirito divino. Sky Arte intercetta il parere della giuria e i due premi speciali sono per Camilla Gurgone: con Gurgone Lab. questa ragazza gioca a essere Dio, per cui le riproduzioni plastiche di piccoli frutti di bosco sono perfette, opere da laboratorio, alchimia non commestibile.
Il premio speciale Emirates va a chi risalirà poi sul palco come primo classificato del RUFA Contest 2019: Yunfeng Liu, che lascia il segno con l'opera Cheng, il modello di un'intera città fatta solo di punti metallici per spillatrice. Anche qui la minuzia e la precisione sembrano trascendere i limiti umani. Per la scelta dei materiali, fattura e concetto, Cheng si avvicina molto ai modelli industriali di LaChapelle, il quale non deve aver avuto dubbi nel riconoscere in Yunfeng una sensibilità affine. 
La Rome University of Fine Arts, alzando ogni anno l'asta degli standard di qualità artistica e accademica, conferma di essere un caso unico nella Capitale e si propone di farne la storia. (Siamo tutti caldamente invitati alla RUFA, al Pastificio Cerere – via degli Ausoni 7, quartiere San Lorenzo – per vedere e sentire tutti i progetti finalisti del Contest). Nel cuore della Città Eterna il talento dei suoi studenti spicca ogni volta e questa volta ci ha posto una bella domanda: cos'è vero e cos'è falso, cosa divino?

Riccardo Franzetti



 


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