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L’artista del futuro? Ai-Da

   
   
 
L’artista del futuro? Ai-Da
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Indossa una camicetta bianca con sbuffi e bottoncini colorati, i capelli corvini le ricadono sulle spalle e incorniciano un volto dall’espressione concentrata, mentre è impegnata a tracciare un disegno a matita su carta. Si chiama Ai-Da e sembra essere un’artista al lavoro e, in effetti, lo è. Ma è anche un robot animato da una sofisticata versione di Intelligenza Artificiale. Descritto come «Il primo robot umanoide ultra-realistico al mondo», Ai-Da sarà presente ad "Unsecured Futures”, la sua prima personale e, probabilmente, incuriosirà ancora di più degli otto disegni, dei venti dipinti, delle quattro sculture e dei due video realizzati dalla mano metallica e dalla mente al silicio della prolifica artista. La personale aprirà il 12 giugno alla Barn Gallery del St John's College, Oxford, ed è curata da Aidan Meller, inventore di Ai-Da e gallerista. 
«Il nostro messaggio è chiaro: vogliamo affrontare il tema dell’uso e dell’abuso dell’IA, oggi, perché si sta aprendo un nuovo decennio che sembra drammatico e vogliamo essere pronti a trarre delle considerazioni etiche da tutto questo», ha detto Meller. Ai-Da deve il suo nome alla matematica inglese Augusta Ada Byron, unica figlia legittima del grande poeta George Gordon Byron e conosciuta con il nome di Ada Lovelace, nota soprattutto per il suo lavoro alla macchina analitica ideata da Charles Babbage e per il suo primo algoritmo espressamente inteso per essere elaborato da una mente non umana. Essendo avvenuto tutto ciò nella prima metà dell’Ottocento, la rende di fatto la prima informatica al mondo. Ai-Da, da degna erede, può disegnare affidandosi al senso della vista, grazie alle sensibilissime telecamere posizionate nei suoi occhi e agli algoritmi creati da scienziati dell'Università di Oxford, che guidano gli impulsi e gli stimoli per produrre gesti coordinati delle braccia. Ai-Da ha iniziato a usare una matita o una penna per realizzare i disegni ma ha imparato anche a dipingere e a modellare la ceramica. «Abbiamo trasformato i dati di un disegno in un algoritmo, che è poi in grado di essere analizzato dalla IA attraverso un grafico cartesiano e produrre, quindi, un'immagine finale. È un processo incredibile, mai realizzato prima. Anche perché non sappiamo esattamente come appariranno i disegni una volta terminati e questo è davvero importante», ha spiegato Meller. 
Per il momento, in esposizione ci sono alcuni disegni che rendono omaggio a Lovelace e ad Alan Turing, sculture basate sull’immagine di un'ape, due video, di cui uno citazionista di Cut Piece, famosa performance di Yoko Ono del 1965, e dipinti astratti di alberi (forse Ai-Da si considera una erede di Paul Klee?). Sareste interessati ad acquistare le sue opere? Dovrete aspettarne di nuove allora, perché quasi tutte sono state già vendute, per la cifra complessiva di oltre un milione di sterline. Non male per essere alla sua prima esperienza espositiva. 

Fonte: Reuters

 


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