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Da Palermo a Torino, appunti da un viaggio post grand tour. Il progetto di Paolo Assenza

   
   
 
Da Palermo a Torino, appunti da un viaggio post grand tour. Il progetto di Paolo Assenza
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Dove l’asfittico si trasforma in malinconico, dove l’aria si fa carica di sensazioni concentrate, tradotte in spessa bruma e umida condensa, bagnato miscuglio di informazioni visive, appigli mnemonici e suggestioni, lì nasce "Appunti di viaggio”. Corpus di un composito progetto dell’artista Paolo Assenza - curato da Cristina Costanzo e declinato nella forma urbano-pittorica, per la galleria Davide Paludetto Arte Contemporanea di Torino, così come nella complementare chiave suburbana-multimediale, per la Cripta di Santa Maria del Piliere di Palermo - l’insieme dei lavori frutto di un’articolata ricerca odeporica (per richiamare il titolo di una serie di opere dell’artista, Hodoeporicon) costituisce una renovatio nella maturazione contemporanea della pittura romantica post Grand Tour. 
Così, tra ampie campiture di fumosa nebbia, talora liquefatta in rigagnoli oleosi di singolare personalità, e sfocature corrusche, espressione visivamente condivisibile di un sentimento intimo, si profilano scenari in cui l’effetto panico non appare in contraddizione con l’imponenza di architetture in essi talora mimetizzate. È l’accensione allucinata di alcuni rilievi e modanature di una di queste, in stile gotico, a dare l’immediato aggancio visivo con il trionfo cyber che Assenza sperimenta per l’umbratile locazione palermitana del proprio progetto, tappa che chiude il cerchio delle varie mete, tra cui si annoverano Bruxelles con la sua brama edile sagittaria, la grigia Torino e l’inerte Roma. 
Nella discesa infera, nel claustrofobico buio madido della cripta, l’artista sperimenta una discesa concreta dell’attenzione e dello sguardo, dalle guglie svettanti degli edifici all’interiorità dell’uomo. Questo, sub-limato e astratto, ridotto a nera sagoma, si dimena nella smaterializzazione di un video cangiante, sullo sfondo delle muffe da parati della cripta stessa. Una dimensione di progressiva sottrazione, di depurazione da dettagli e particolarismi, come nella più classica modalità imposta dall’atto del prendere nota, personale distillato di un flusso vissuto. (Eliana Urbano Raimondi)
 


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