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Un telo su Guernica
Cinque febbraio. Colin Powell parla alle Nazioni Unite, annunciando l’ineluttabilità di una guerra. Alle sue spalle, la riproduzione di Guernica viene censurata da un telo. Un atto iconoclasta funzionale alla propaganda bellica? O la conferma che l’arte può opporsi alla guerra...? |
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pubblicato lunedì 17 febbraio 2003 Non è passato molto sotto silenzio, qualcuno se n’è accorto. Per il perentorio discorso alle Nazioni Unite del Segretario di Stato statunitense sulle “prove” per attaccare l’Iraq, il grande arazzo rappresentante Guernica di Picasso, omaggio dei Rockfeller all’ONU e presenza fissa nella sala del Consiglio di Sicurezza dagli anni ’60, è stato coperto da un telo. Desiderio personale di Powell o iniziativa di qualche sottoposto, quello che sappiamo è che quell’immagine nota a tutti come grande monito contro la violenza della guerra è stata oscurata, con una mossa che rientra nella logica dell’unilateralità e del paradosso con cui questa guerra sta cominciando: la colpevolezza dell’Iraq è certezza e Guernica non è mai stato dipinto. L’immensa circolazione di informazioni ed immagini che caratterizza questo inizio millennio impone al potere la necessità impellente di controllare l’immaginario dei popoli occidentali, per incanalare un’opinione pubblica passibile di oscillazioni dal consenso, o indifferenza, all’opposizione, anche solo intellettuale. Creare un’atmosfera diffusa di distacco è funzionale alla guerra quanto la retorica bellicista, e passa per l’accecamento delle coscienze. Del resto un comportamento del genere sembra essere connaturato nell’azione pubblica americana, tanto che, in analogia, subito dopo l’11 settembre 2001 venne censurata nelle radio americane la canzone “Imagine” di John Lennon, come per impedire eventuali pensieri di serenità e speranza nella società colpita.
Guernica, immensa tela ad olio datata 1937, attualmente conservata al Centro de Arte Reina Sofìa di Madrid, nasce a ridosso della personale esperienza di guerra di Pablo Picasso: siamo all’epoca della guerra civile di Spagna, e la piccola città di Guernica viene rasa al suolo da aerei tedeschi, alleati del generalissimo Franco, seminando morte e disperazione. A Picasso non basta illustrare, e denunciando la tragica contingenza dell’orrore di una città crea un’opera d’arte grandiosa. Alla vigilia della guerra del 2003 questo simbolo viene deliberatamente oscurato: la sua presenza non avrebbe reso credibili le prove di Powell, finalizzate a dimostrare la giustezza di questo attacco. Ma togliendo visibilità alla rappresentazione, viene confermata la straordinaria potenza evocativa e l’ecumenicità del messaggio: Guernica città violata e umanità violentata è quella porzione di orrore che costa una guerra, bestie impazzite e madri straziate, nel momento in cui il muro scoppia e la casa inghiotte, le notti già di Sarajevo, di Hebron e di Grozny e di nuovo di Baghdad. valeria carnevali
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