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fino al 18.IX.2005
Bice Lazzari - L’emozione astratta
Venezia, Ca’ Pesaro

   
 Prima l’arte applicata. Poi l’informale e in maturità l’approdo all’astrazione. Linee e trame geometriche sottili per una tela che diventa sempre più uno spartito musicale. E si rivela un inaspettato ritorno alle origini… daniele capra 
 
pubblicato
La mostra di Bice Lazzari (Venezia, 1900 – Roma, 1981) comprende opere provenienti dall’archivio a lei intitolato ed è sottesa da una stimolante e non banale idea di fondo, criticamente coraggiosa. Secondo questa teoria, l’astrazione cui la pittrice approdò negli anni Sessanta fu in realtà un ritorno alle origini, a quel modo di esprimere il mondo attraverso un alfabeto emotivo di segni e linee che l’artista aveva già esplorato in gioventù ma che in qualche modo non aveva avuto possibilità di mettere a frutto. Colpa di un clima artistico-culturale arretrato se non ostilmente reazionario. E difatti i primi lavori di arte applicata, di cui si sono conservati i disegni preparatori (si occuperà di tessuti d’arredo, di tovaglie, tende e cuscini nonché di decorazione murale), sono di natura geometrica e possiedono gli elementi grafici che saranno poi caratterizzanti della sua poetica matura.
Beatrice Lazzari nasce a Venezia, dove frequenta i corsi al conservatorio e all’Accademia. Vive in un ambiente particolarmente stimolante a stretto contatto con l’intellighenzia cittadina più avanzata, come il fotografo Ferruccio Leiss e l’architetto Carlo Scarpa, di cui verrà cognata. Nel ’35 si trasferisce a Roma, dove inizia a collaborare con l’architetto Lapadula e poi si sposa. In quegli anni partecipa in maniera assidua alle triennali milanesi delle arti applicate e successivamente inizia a dedicarsi anche alla pittura, dopo essere stata premiata per il mosaico esposto alla Biennale del 1950.
La prima opera esposta (ad esclusione dell’autoritratto del 1920 conservato a Ca’ Pesaro) è del 1954: sono gli anni in cui l’arte italiana scopre l’informale e la Lazzari segue in qualche maniera il mainstream approdando a risultati di rilievo come in Racconto n.2 o in Situazione n.2, sul primo dei quali si coglie già una trama geometrica di natura ortogonale. La gamma dei colori utilizzata spazia dal rosso (come nel Senza titolo del ’60) all’ocra, fino al verde marcio. Ed è qui che si realizza il processo di sintesi che porta alla purificazione del segno fino alla creazione di tele in cui l’elemento del tratto (orizzontale e verticale, realizzato ricorrendo alla matita) ha il predominio, costituendo esso stesso una fitta matrice in cui inserire delle strisce di colore, come si nota in Misure e ritmo verticale. I titoli delle opere (a tempera ma successivamente anche in acrilico) richiamano il senso del tempo e la sua misurazione, e si arricchiscono negli anni Settanta di una significazione musicale, costituendo dei veri e proprio spartiti grafici ed emotivi, caratterizzati da un lirismo ermetico-astratto particolarmente spinto.
Inutile dire che il valore della ricerca artistica nonché l’interessante spunto critico rilevato dai curatori meriterebbero oltremodo un approfondimento in un’esaustiva antologica.

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L’alfabeto dei segni. Una collettiva con la Lazzari, Dorazio, Veronesi

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Un sito dedicato alla pittrice con un interessante catalogo da scaricare (pdf)
La bio dell’artista a cura del Guggenheim di Venezia (solo in inglese)

daniele capra
mostra visitata il 6 agosto 2005


Bice Lazzari. L’emozione astratta
a cura di Renato Miracco e Flavia Scotton
catalogo Mazzotta
Venezia, Galleria Internazionale d’Arte Moderna Ca’ Pesaro, Santa Croce 2076
da martedì a domenica 10-19; biglietteria 10-17
ingresso (comprensivo della visita al museo) € 5.50, ridotto € 3.00
per informazioni e prenotazioni tel. 041 5209070
mkt.musei@comune.venezia.it
www.museiciviciveneziani.it


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