pubblicato martedì 5 settembre 2006Dai pianoforti all’archeologia, dal gotico internazionale agli orologi d’epoca, il Castello del Buonconsiglio si riconferma con questa esposizione (da molti considerata tra le mostre-evento dell’estate), come una delle più interessanti sedi espositive del nord Italia. Infatti il percorso, che dopo quarant’anni torna a proporre uno degli artisti più singolari del Rinascimento,
Girolamo Romanino (Brescia, 1485 – 1560), è decisamente mozzafiato, e ripercorre con attenzione filologica e piacevolezza estetica il dipanarsi dell’evolversi stilistico dell’artista fin dai suoi esordi giovanili.
Negli anni di formazione il Romanino subì inizialmente l’influsso della pittura veneziana di
Giorgione e
Tiziano, ma presto se ne affrancò, alla ricerca di soluzioni del tutto personali, anticlassiche, irrequiete. Questo passaggio è segnato dall’interesse per la grafica tedesca che Romanino saccheggiò con discrezione derivandone il pathos, la rinuncia ad ogni idealizzazione, lo sguardo umorale, talvolta al limite del grottesco; inquietudini condivise anche da
Altobello Melone, singolare artista in stretti rapporti col Romanino. La fase successiva è segnata da un generale stemperamento dei toni, soprattutto nelle opere religiose, come la
Messa di Sant’Apollonio, forte d’una quotidianità tutta lombarda, vicina al
Moretto, a
Lorenzo Lotto e a
Girolamo Savoldo, artisti tutti testimoniati nel percorso.
I modelli tizianeschi, affrancati dall’aspetto più formale, non smetteranno comunque di suscitare interesse nel Romanino, specie a partire dal 1522, quando Tiziano realizzò a Brescia il celebre
Polittico Averoldi. Quest’opera venne presa a modello per la
Resurrezione della parrocchiale di Capriolo, una delle opere più note del Romanino, emblematico punto di equilibrio tra modelli aulici e umori lombardi: si guardino le figure

dei soldati, che più che addormentati sembrano reduci da un lauto banchetto innaffiato di vino; si guardi infine il volto stesso del Cristo, pescato anch’esso in una qualunque osteria del Cinquecento. Sentimenti tutt’altro che sacrileghi, volti piuttosto a una religiosità sentita e patita, come dimostrano numerose altre opere, dall’
Ecce Homo di Hannover al
Cristo crocifisso della Tosio Martinengo, in cui una Maddalena popolana, allucinata dal dolore, mostra cagnesca i denti.
A inframmezzare l’intenso percorso è posta una sezione dedicata alla grafica: si tratta di delicati disegni, per lo più profani, da intendersi non come studi preparatori, bensì come opere compiute. Dal piccolo formato si passa così alle vertigini delle ante d’organo, grandiose e dipinte anche sul
recto. L’apice della maestosità si tocca però con il più intenso e celebre dei cicli profani del Romanino, eseguito al Buonconsiglio tra 1531 e 1532 su committenza del principe-vescovo Bernardo Cles: il ciclo testimonia un’assidua attività di freschista che vide impegnato l’artista in numerosi cantieri, soprattutto in area bresciana.
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Romanino. Un pittore in rivolta nel Rinascimento italiano
a cura di Lia Cammerlengo, Ezio Chini, Francesco Frangi e Francesca de Gramatica
Trento, Castello del Buonconsiglio, via Bernardo Clesio 5
mar-dom 10.00-18.00 - ingresso intero € 6,00, ridotto € 3,00, scuole gratuito, visite guidate € 1,00 (ore 11, 14.30 e 16) - Catalogo Silvana Editoriale
tel. 0461.233770, didattica 0461.492811
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