fino all’11.III.2007 - Hans Hartung - Milano, Triennale Bovisa 3105 utenti online in questo momento
exibart.com
 
community
Exibart.segnala
Blog
recensioni
rubriche
         
 

fino all’11.III.2007
Hans Hartung
Milano, Triennale Bovisa

   
 In principio era il segno. La doppia vocazione all’informe e al compiuto nell’opera di un grande maestro antesignano dell’informale. La prima mostra della Triennale Bovisa è affidata ad Hans Hartung... laura cantone 
 
pubblicato
La precocità del segno, del fulmine primordiale, che trova la sua civilizzazione nel limpido assetto della sezione aurea. La tensione cosmogonica della forma che rivolge sempre all’assoluto il proprio rischio. Queste e altre forze interne alla pittura di Hans Hartung (Lipsia, 1904 – Antibes, 1989) emergono, in una robusta espressione, in questa importante mostra antologica, mai così completa in Italia. La Triennale affida a questo evento l’inaugurazione del nuovo spazio Bovisa, un’architettura effimera e in fieri dove trovano respiro molti splendidi grandi formati dell’artista tedesco
Il percorso allestitivo, di quasi 200 opere, sostiene senza pause il tenore alto e costante della ricerca di Hartung. In principio era il fulmine. Con la sua immagine Hartung ragazzino vergava i quaderni, i suoi Blitzbücher, di segni protervi e ancora inerti. Da questi prime prove, una vocazione, ben restituita nella mostra, si sente percorrere tutta l’opera. Quella del segno, come primus movens, cui l’artista affida la creazione di un universo di forme e insieme un cammino di conoscenza.
Così ritroviamo il segno farsi dapprima strumento di agnizione, nel levarsi improvviso, sorgivo, delle prime tracce. Nei neri sciabolati sulla tela, ora caustici, scossi in aspre scaglie brune, ora umidi e flessi in piume corvine. Come in T1958-3, e in molti olii su carta degli anni ’30 e ’40. Poi, in un momento ulteriore, il segno si costituisce come atto cognitivo, criterio di sistemazione del cosmo. È la stagione di opere come T1962-E48 e T1962-E30: con le punte dei suoi utensili Hartung incide la tela, graffiandola con solchi che sembrano quasi arature nel campo pittorico, prime cronografie di un tempo nuovo. Interventi che conducono quell’universo di forme germinanti a un primo approdo di civiltà, e insieme sul crinale di una stagione felice e di libertà di pittura.
Hans Hartung, T1988-E34, acrilico su tela -154 x 250
Da quel momento sentiamo agire infatti un rigore mentale, l’abbrivio di una misura che interviene a governare l’avventura del segno. Nel ricorso al logos matematico della sezione aurea, Hartung conduceva la sua opera fino in fondo alla vocazione creativa e al cammino di conoscenza che le aveva affidato.
Con la sezione aurea -scrive nella sua autobiografia- “avevo la sensazione di partecipare alle forze che reggono la natura”. Tuttavia la sua forma sembra contrarsi da quel momento in un’aporia, generata da spinte opposte, e oscillare tra l’esigenza della “costruzione normativa e assolutizzante della sezione aurea e il cieco arbitrio di una grafia incontrollata” (D’Amico 2000).
Negli anni Ottanta torna poi un ultimo tempo felice; una pittura più libera che attinge nuovamente alle energie originali . Si susseguono così molte tele in cui Hartung sembra riprendere la sua definizione cosmologica declinandola adesso in nuovi elementi. Non più il segno, ma una nuova fede tutta pittorica da vita alle ultime grandi composizioni. Hartung lavora ancora agli affioramenti di luce degli anni ’70, in forme aurorali come in T1989-K12, e conserva il costante interesse per la genesi d’immagine in cui concorrono adesso l’aria e l’acqua come elementi primari.
Hans Hartung, R1980-R11, acrilico su tela -111 x 80
Con l’ausilio di aerografi, in una pittura che è insieme volatile, densa e potente, realizza le ultime tele. Come la grande parete irrorata di colore, quasi una cateratta di pittura, di T1989-RII, tra gli ultimissimi lavori della sua vita.

laura cantone
mostra visitata il 21 gennaio 2007


Hans Hartung. In principio era il fulmine
Triennale Bovisa, Via R. Lambruschini, 31, 20156 Milano
A cura della Fondazione Hartung, Amnon Barzel e Cristiano Isnardi
Allestimento: Studio Isnardi e Fondazione Hartung
Orario: 11.00 - 24.00, chiuso il lunedì - Trasporti: Passante FS Stazione Villapizzone e stazione Bovisa; Tram 3 e 1; Autobus 92 e 82
www.triennale.it


[exibart]



 


strumenti
inserisci un commento alla notizia
vedi la scheda tecnica dell'evento
versione in pdf
versione solo testo
le altre recensioni di laura cantone
vedi calendario delle mostre nella provincia Milano
registrati ad Exibart
invia la notizia ad un amico
indice dei nomi: Amnon Barzel, Cristiano Isnardi, Hans Hartung, laura cantone
 

1 commento trovato 

14/04/2007
barbara
bella recensione, complimenti

trovamostre
@exibart on instagram