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fino all'11.I.2009
I fuochi dell’arte e le sue reliquie
Roma, Auditorium Parco della Musica

   
 Il fuoco può distruggere, ma anche rigenerare. Quattro grandi artisti a confronto con l’operare casuale della fiamma. Per spiegare come da un’apparente catastrofe può nascere qualcosa di estremamente inaspettato... chiara ciolfi 
 
pubblicato
Roma, 1992. L’incendio di una falegnameria nel quartiere San Lorenzo arriva fino al vicino deposito della Collezione Jacorossi e avvolge circa sessanta opere di maestri dell’arte italiana contemporanea.
Da quella che poteva essere una tragedia escono, completamente rinnovate dal contatto con il fuoco, opere nuove agli occhi degli artisti stessi, tanto da far esclamare a Mario Schifano (autore, tra le altre, di Nottetempo, 1990, e Cruise to infinity, 1990, in mostra): “Non le toccate, sono più belle di prima!”.
Achille Bonito Oliva, curatore dell’esposizione, parte proprio da questa spontanea esclamazione per proporre al pubblico le 24 opere di maggior formato coinvolte nell’incendio. Spiccano i nomi di Gino de Dominicis (Senza titolo), Enzo Cucchi (Senza titolo, 1988), Mario Schifano e Giulio Aristide Sartorio (La sera nella campagna romana, 1902, e La mattanza, 1906).
Nessuna o quasi delle opere ha subìto restauri reintegrativi, anzi spesso neanche i più elementari interventi di raccordo tra due parti, proprio a causa della consapevolezza del maggior impatto emotivo prodotto dal fuoco. Il calore, infatti, ha interagito in profondità con i vari lavori e in un istante è stato in grado di cancellare le differenze estetiche, temporali e materiali che caratterizzano gli artisti in questione, creando un’opera che travalica, anche violentemente, le singole intenzioni originarie e che quindi vale per se stessa.
Mario Schifano - Dolore - 1990 - tecnica mista - diam. cm 250
La scelta, felicissima, del foyer dell’Auditorium, luogo di sosta e passaggio per eccellenza, è stata probabilmente motivata dal voler mostrare un’arte che sia specchio del suo tempo, che possa uscire dai tradizionali spazi espositivi, persino da quelli all’avanguardia delle gallerie più à la page, e mostrarsi in ambienti di grande transito, in cui possa diventare un’esperienza non solo visiva, ma anche coinvolgente dal punto di vista spaziale.
Ecco allora i due altissimi Per esempio di Schifano (1990), il suo Male (1990) e i due Sartorio molto lacunosi, direttamente appoggiati alle pareti, senza cornici, senza pannelli integrativi, come se il tempo e il fuoco li avessero appena dipinti.
Molti interrogativi vengono sollevati da questa breve passeggiata nell’anello che immette nelle ampie sale per concerti dell’Auditorium: l’arte contemporanea prevede già, al momento della sua creazione, il deterioramento? E può questo deterioramento essere considerato parte integrante dell’opera, frutto del “tempo pittore”, come scriveva Brandi o, in questo caso, del fuoco pittore?
Enzo Cucchi - Senza titolo - 1988 - olio su tela - cm 265x690
Con questa operazione, Bonito Oliva stimola molte riflessioni e risponde limitandosi a presentare ai nostri sguardi queste opere-“reliquie”. Chissà se il convegno internazionale che si terrà al termine della mostra riuscirà a chiarirci le idee...

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chiara ciolfi
mostra visitata il 13 dicembre 2008


dal 12 novembre 2008 al 10 gennaio 2009
I Fuochi dell’Arte e le sue reliquie
a cura di Achille Bonito Oliva
Auditorium Parco della Musica
Viale Pietro De Coubertin, 34 (zona Flaminio) - 00196 Roma
Orario: tutti i giorni ore 11-18
Ingresso libero
Catalogo Skira
Info: tel. +39 8024128106; info@musicaperroma.it; www.auditorium.com


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1 commento trovato 

23/12/2008
Dust
Ma non è per caso che il buon vecchio Achille, con questa operazione, cerchi di storicizzare delle opere palesamente e gravemente deturpate di proprietà di un grande colelzionista?
Povero Gino, buttato in terra in quella cassa...e pensare che quelli della fondazione fanno problemi per pubblicare le opere.


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