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fino al 14.IV.2010
Bouke de Vries
Milano, Gloriamaria Gallery
È la Pasqua dell’opera d’arte: morte e resurrezione in forme e simboli nuovi di oggetti che hanno perso la propria identità. Ma ne trovano di nuove, nella redenzione di simboli e funzioni...
pubblicato martedì 13 aprile 2010

La formulazione di un nuovo immaginario sensibile, figlio della re-impostazione, della ricomposizione, del rinnovamento. Eredità del caso, ma anche frutto germinale di un gesto violento, irrazionale, incontrollabile. Distruzione e rinascita segnano la produzione intima e suadente di Bouke de Vries (Utrecht; vive a Londra), nato come restauratore, consulente e nobile artigiano per le maggiori case d’asta europee, abile manipolatore di ceramiche e, raggiunta la maturità anagrafica e professionale, finalmente libero storyteller di universi compositi.
Parola d’ordine: sincretismo. Ogni opera di de Vries costituisce il ponte tra diverse e lontane categorie del tempo e dello spirito; nasce dal caso, dal fascino archeologico per il ritrovamento, per la reminiscenza del passato, meglio se impoverita, orfana, seducente e abbandonata. Bouke de Vries - Obelisk Sopre Elephante - 2010 - elefante in terracotta cinese del XIX secolo su globo vitreo con obelisco di resina e mixed media - cm 28x21,5x63Così il ninnolo rococò e la ceramica neoclassica, vuoi minimamente scheggiate vuoi ferocemente deflagrate, rivivono all’interno di nuove dinamiche ricostruttive che evocano - per negarla - la funzione originale di ogni pezzo e, in una replica tridimensionale dell’assemblage dadaista, costruiscono nuovi ambiti narrativi.
Meno incisivi quando l’artista, fedele al proprio gene fiammingo, guarda con occhio à la Spoerri al tema dello still life, pur esacerbando la dialettica fino alle estreme, marcescenti conseguenze del prolifico brulicante contatto vita-morte, semplificato dalla commistione tra il mondo vegetale e la sfera degli insetti. Ben più interessanti, fino a risultare totalmente avvolgenti e mistici, nel momento in cui sposta l’attenzione sull’idea stessa di estetica, sui suoi parametri, sulla sua vitalità.
La reinterpretazione, la nuova “messa in valore” - artistica ancorché economica - del pezzo di ceramica corrotto è sì ennesima rappresentazione del continuo perpetrarsi del ciclo vitale tout court; ma soprattutto dimostra come l’integrazione di tradizioni differenti, l’assimilazione di linguaggi distanti, l’innesto di gemme gonfie di linfa culturale su rami anche asfittici sia canale espressivo vincente.
Nascono statue freak, splendide e orribili come divinità indiane; damine veneziane con ali di farfalla e denti di narvalo - o colonne tortili? Va’ a saperlo! - al posto delle braccia; e ancora: Madonne esplose, vuoi in un movimento alla Boccioni, vuoi nello svelare, tra le viscere candide di ceramica, i tratti di omologhe divinità pagane del sud-est asiatico, nell’ironica drammatica liberazione di culti fagocitati, sovrapposti, negati ma infine assimilati.
Bouke de Vries - Ritratto d’artista III - 2009 - terracotta del XX secolo e mixed media - cm 26x21x25
Omaggio alla cultura classica, satira intensa ma mai volgare del cattolicesimo, pastiche di (s)mitizzazioni e ironie sui luoghi comuni dell’italianità: per la sua prima personale milanese, de Vries offre un catalogo costruito apposta per l’evento - quasi un site specific - dove dimostra di saper orientare con classe il suo linguaggio, unico, là dove meglio crede.

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dal 24 febbraio al 14 aprile 2010
Bouke de Vries - A Grand Tour of My Mind
Gloriamaria Gallery
Via Watt, 32 (zona Porta Genova) - 20143 Milano
Orario: da lunedì a venerdì ore 10-13 e 15-18 o su appuntamento
Ingresso libero
Info: mob. +39 3357187768; info@gloriamariagallery.it; www.gloriamariagallery.com

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