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fino al 20.II.2011
Vincent van Gogh
Roma, Vittoriano
Campagna e città insieme, come in uno stesso quadro. Perché la meraviglia e la curiosità sono per la realtà tutta. Col desiderio impellente di parteciparvi con le sensazioni ed emozioni...
pubblicato giovedì 25 novembre 2010
Se quello che ci si aspetta è una grande rassegna sull’olandese, con le opere più note provenienti dai musei più rappresentativi, mettiamoci l’anima in pace. Perché forse l’orientamento del Vittoriano non è questo: c’è un occhio di riguardo in meno per il grande pubblico e qualche stimolo in più per lo studioso.
Dai quadri come dalla documentazione in mostra, Vincent van Gogh (Groot Zundert, 1853 - Auvers-sur-Oise, 1890) ci si presenta non più come un folle istintivo, ma come un genio del sentirsi e del sentire, un uomo colto e bisognoso di una realizzazione vera e totale. Scoperte, incontri, esperienze devono essere provate profondamente, siano esse espressione del creato divino o prodotti dell’uomo, visto che "i libri, la realtà e l’arte sono lo stesso genere di cose per me”.
Si fonda probabilmente su questa idea anche il ricorso ad altri modelli pittorici, come Millet, suo maestro nel ritrarre il mondo rurale e capace di generare in lui, spettatore, una sensazione di "buono” e di consolazione, che lo riportava alla campagna olandese. Alla mitizzazione onirica del francese (I raccoglitori di fieno) subentra però una teatralità interessata, più vicina a Toulouse-Lautrec; allo sfumato delle forme e del colore, una riduzione geometrica quasi cezanniana delle figure umane, che riassumono con la meccanicità della postura e altri pochi indizi il lavoro di una vita (La semina delle patate).
La tela si oscura poi caravaggescamente nei ritratti di contadini simili a operai di una rivoluzione industriale che incominciava allora a interessare le campagne, incorniciando il paesaggio e i quadri con profili di ciminiere.
Jean François Millet - I raccoglitori di fieno - 1850 - olio su tela - cm 56,5x65 -Musée du Louvre, Parigi
Città e campagna trapassano l’una nell’altra, in un continuum della periferia parigina con orti e campi che appaiono come distese scompigliate di vegetazione assolata (Orti a Montmartre). Trionfa qui l’esempio divisionista, con un potenziamento della resa atmosferica e dell’animazione della tela. A questi si aggiunge la serenità spirituale de Il ponte sulla Senna ad Asnières, dove una luce quasi marina del nord e l’uso di un rosa non stemperato richiamano le opere di Guillaumin, mentre raggi di luce quasi impercettibili sembrano comunicare fra il cielo e la terra.
La pennellata si fa via via più ondulata, per tracciare il contorno di una realtà troppo vibrante per stare nelle forme, stregata come i rami e i tronchi degli ulivi o le cime dei cipressi, simili a ‘C’ inanellate fra loro, allungate verso l’alto come volute di fumo denso e colorato (Cipressi con due figure femminili). E spettrali sono anche le dame, che in coppie ricorrenti percorrono giardini atopici: il turbamento dell’artista passa attraverso la loro indefinitezza rispetto alla familiare robustezza delle contadine.
Vincent van Gogh - La semina delle patate - 1884 - olio su tela - cm 70,5x170 - Von der Heydt-Museum, Wuppertal
Ma le prospettive sbilanciate, i piani sfasati, i colori innaturali e acidi sbloccano la sofferenza dell’inadeguatezza sociale, dell’incomprensione del reale; ciò che conta è il realismo del sentire e con l’arte ritrasmetterlo. In una parola, Espressionismo.

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dal 7 ottobre 2010 al 20 febbraio 2011
Vincent van Gogh - Campagna senza tempo. Città moderna
a cura di Cornelia Homburg
Complesso del Vittoriano
Via di San Pietro in Carcere (zona Fori Imperiali) - 00186 Roma
Orario:
da lunedì a giovedì ore 9.30-19.30; venerdì e sabato ore 9.30-23.30; domenica ore 9.30-20.30 (lla biglietteria chiude un’ora prima)
Ingresso: intero € 10; ridotto € 7,50
Catalogo Skira, € 35
Info: tel. +39 066780664;
museovittoriano@tiscali.it

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2 commenti trovati  

26/11/2010
Luca Rossi
http://whitehouse.splinder.com/

Caro Luca Rossi,

non mi sembra che conti molto essere amici di De Carlo. Guarda la coppia Frosi-Perrone (quest'ultimo amico di De Carlo e il primo amico di Paolo Zani di Zero) che si sono messi a fare un gran tour per la provincia italiana alla ricerca di espressioni artistiche genuine da riproporre in quella Milano che è oggi più provinciale della provincia italiana. In tempi non sospetti Cattelan ha fatto De Carlo ma non mi sembra che De Carlo abbia fatto scintille con altri artisti amici (Perrone, Pivi, Berti, Bartolini). Queste promesse degli anni '90 hanno raccolto le briciole di un secolo saturo come il 1900 e del suo ultimo colpo di coda (anni '90). Non hanno proposto quello scarto linguistico che gli avrebbe potuti salvare da un calderone di artisti internazionali meglio supportati di loro. La cosa va anche bene, però dovremo allora rivedere cosa si intenda per arte contemporanea e per artista oggi nel 2010.

Il Padiglione Italia di Luca Beatrice poteva essere legittimamente la sezione ART dell'Ikea (l'unico forte e consapevole di questao era Gian Marco Montesano). Ma l'ikea evoluta si insinua anche in quello che consideriamo il "migliore" sistema dell'arte contemporanea italiano. Guarda in questo video i mobili musicali di Massimo Bartolini:

http://tv.exibart.com/news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&id_news=6480&filter=cerca&page_elenco=1

Curioso che Massimo Tartaglia anni fà cercò di commercializzare dei quadri musicali, anch'essi perfetti per la sezione ART dell'Ikea.


25/11/2010
Luca Rossi
Van Gogh è amico di Massimo De Carlo , tipologia d'artista Ikea tipo Padiglione italiano di Beatrice.

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