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fino al 27.II.2011
Carla Accardi
Roma, Museo Bilotti

   
 La poetessa dell’Informale si racconta, e il cerchio si chiude. Una vita narrata attraverso l’arte, il segno, il colore, la trasparenza. Senza soluzione di continuità con il suo vissuto... michele nero 
 
pubblicato
Roma celebra Carla Accardi (Trapani, 1924; vive a Roma) e la coerenza di sessant’anni di lavoro, trascorsi a sperimentare un linguaggio suo proprio, autodefinito, leggibile, concentrando l’attenzione su alcuni aspetti della sua ricerca meno noti e frequentati sotto il profilo espositivo e bibliografico.
Il suo temperamento appassionato e pieno di determinazione, il percorso privo di alterazioni e senza soluzione di continuità, dove condotta individuale e tracciato professionale si fondono saldamente e l’esercizio della libertà creativa coincide sempre con quello della libertà individuale. Anche nei momenti critici della sua esistenza e nella varietà linguistica e operativa.
Così la tela rappresenta una porzione narrativa, e l’installazione diventa il racconto, trasposto in chiave emozionale e sensoriale, dove i sensi hanno la meglio sulla ragione e il corpo sulla mente, come in alcuni suoi lavori sonori esposti, o in quelli luminosi inediti e nelle numerose ceramiche che percorrono la scala d’accesso al piano superiore dell’Aranciera.
Lo "spazio Accardi” abbandona definitivamente la figurazione a favore di un alfabeto cromatico pittorico formalista e concretista che non racconta né descrive altre forme di esistenza, perché gli è sufficiente la propria autonomia semantica, nei ritmi come nei discorsi che ogni singola opera conduce. Così il pavimento in feltro calpestabile, gli ombrellini, i lenzuoli. I grandi tubi in plexiglas illuminati. Nei suoi lavori, segno, composizione, campitura/spazio, ritmo, colore manifestano sempre uno spiccato accenno ambientale e installativo.
Carla Accardi nello studio di Roma - 1999
Più che un’esposizione, si tratta di un adattamento all’ambiente. Una continua tensione verso l’esterno attraverso semplicissimi segni astratti - all’apparenza sprovvisti di significato concettuale -, chiaro emblema sin dalla nascita dell’astrattismo in Italia, molto caro anche a Dorazio. Arte perciò come utilità, bellezza, annullamento della profondità, dello spessore; fatta di piccoli segni cromatici tracciati a olio o tempera, che si rincorrono sulle tele come pensieri sparsi che formulano intrecci; e sui materiali plastici i colori galleggiano in una sorta di vuoto ottico.
Carla Accardi recupera la tela grezza. Contamina, fonde, contestualizza: "Come vorrei essere una persona capace di vedere tutto questo come se non avesse con esso altro rapporto se non vederlo [...] Non aver imparato fin dalla nascita ad attribuire significati usati a tutte queste cose; poter separare l'immagine che le cose hanno in sé dall'immagine che è stata loro imposta. [...] Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo. E se tutti noi fossimo sogni che qualcuno sogna, pensieri che qualcuno pensa?” (Pessoa).
Carla Accardi - Fondonero - 1954 - tempera su carta - cm 43x64,5 - photo Luca Borrelli
Come un cerchio che si chiude, non esiste mai un punto di origine né una conclusione, ma un unico filo rosso che l’accompagna dal 1947 a oggi.

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michele nero
mostra visitata il 9 dicembre 2010


dal 30 novembre 2010 al 27 febbraio 2011
Carla Accardi - Spazio, ritmo e colore
a cura di Pier Paolo Pancotto
Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese
Viale Fiorello La Guardia, 4 - 00197 Roma
Orario: da martedì a domenica ore 9-19 (la biglietteria chiude mezz’ora prima)
Ingresso: intero € 6; ridotto € 4
Catalogo Gli Ori
Info: tel. +39 060608;
museo.bilotti@comune.roma.it; www.museocarlobilotti.it

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