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Ferrara - dal 29 maggio al 20 giugno 2004
Flavia Franceschini - Come Mandala Segreti Danzanti
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comunicato stampa 
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Per Flavia (Carlo Bassi)
Se non fosse per la freschezza e la spontaneità con cui Flavia Franceschini ti incanta quando descrive e ti illustra le ‘cose ‘ che ha fatto o che sta facendo per cui ti diverti ad ascoltarla e ogni ‘cosa seria’ che ti mostra diventa pretesto per ricordi, letture, musiche e , alla fine, per un sorriso; se non fosse per questa gioia leggera che accarezza ogni sua opera e toglie peso alla sua consistenza fisica trasformando tutto in forme fluenti, volanti che alludono e giocano con ombre e con cerchi magici e si muovono su sogni bianchi di deserti e di marine; se non fosse per tutto questo che sollecita ad un attento e raffinato godimento intellettuale al di là di ogni storia o stile o ideologia; se non fosse per tutto questo, dicevo, il complesso di questa ultima fase del suo lavoro dovrebbe avere un ben altro codice di lettura una ben concreta collocazione storica nel panorama della cultura figurativa degli artisti di questi anni a Ferrara.
Infatti tutto pare essere un avvenimento anomalo rispetto alla temperie corrente pittorico-scultorea che le mostre celebrano e vanno proponendoci.
È anomalo perché non il risultato di elaborazione di una qualche avanguardia come succede sovente, ma il proseguimento leggero, felice, disincantato di modi e di immagini che costellano i soffitti e le pareti di certi palazzi ferraresi sconosciuti ai più, dovuti alla mano di maestri come Felice Giani o Giuseppe Santi, maestri giacobini, come li definisce Claudio Savonuzzi nel suo bellissimo ‘Ottocento ferrarese’, con ascendenze francesizzanti.
Una eleganza formale in queste opere quasi settecentesca dunque, che si collega e si salda con il ‘culto della linea’ dell’Art Nouveau.
Sembrano risuonare in queste opere parole come "la bellezza di una linea curva è tanto maggiore quanto complesse paiono essere le sue origini" o " ci deve essere una continuità piena di grazia tra una curva e quella successiva" un gioco di fluenze, dunque, flessibili ed energiche che interpretano e definiscono la forma. Queste parole le ha scritte all’inizio del ‘900 Christopher Dresser teorico e studioso del Simbolismo.
E queste fluenze alla fine si compongono in cerchi che traggono dal Mandala (una delle simbologie forti del pensiero orientale) il senso di dove nasce il tutto e dal movimento rotante dei Dervisci danzanti l’accezione sacra alla unione con l’infinito divino. Costantemente al centro come oggetto a reazione poetica il corpo femminile che si pone come provocatore di queste fluenze e diventa il paradigma della vita. Se non fosse per la ‘leggerezza’ (nella accezione di Italo Calvino) e per il sorriso con cui Flavia Franceschini accompagna queste opere che ci tolgono ogni soggezione e ci invitano ad un sottile divertimento, sarebbe il caso di dedicare ad esse un’attenzione critica attenta e sapiente. Ma intanto cominciamo a godercele.
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Pubblicazione iscritta nel registro della stampa del Tribunale di Firenze con il n. 5069/01.
Direttore editoriale Massimiliano Tonelli
Staff di direzione: Marco Enrico Giacomelli (vicedirettore); Massimo Mattioli (caporedat. news)
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