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Ripensando alle enormi sculture presentate al Baltic di Gateshead, in piazza del Plebiscito a Napoli e nella Turbine Hall della Tate Modern di Londra, anche in questa occasione l'artista utilizza un materiale plastico, il pvc di colore nero. Il pubblico ha la possibilità di "vivere" da vicino l'opera ed interagire con essa, dovendosi muovere nel ridotto spazio della galleria rimasto libero, restando affascinato e attratto da questa sinuosa forma. Le opere di Anish Kapoor sono una sintesi tra oggetto e architettura, sono sculture dal carattere aperto, in cui s'instaura un dialogo tra pieno e vuoto, esterno e interno, concavo e convesso, tensione ed equilibrio. Il vuoto come metafora della creazione assume un ruolo fondamentale nei lavori dalle forme sensuali, quasi uterine, simbolo di luoghi protettivi, nuclei di vita. Sedotto e conquistato da una bellezza che è sintesi tra materialità e spiritualità, lo spettatore resta stupito e incantato dalla materia, per la sua qualità, la dimensione e il colore da cui si sprigiona una forza a cui è difficile sottrarsi. Questa è la terza personale dell'artista inglese alla Galleria Massimo Minini, le precedenti nel 1996 e nel 1998.
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