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Pesaro (PU) - dal 12 febbraio al 29 maggio 2005
Maioliche rinascimentali da Palazzo ducale di Urbino


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MUSEI CIVICI
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Via Vincenzo Toschi Mosca 29 (61100)
Palazzo Toschi Mosca
+39 0721387474 , +39 0721387541
www.museicivicipesaro.it
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rende visibile al pubblico, accanto a oggetti già esposti, una serie di maioliche assolutamente inedite restaurate e studiate per l’occasione.
orario: martedì e mercoledì 9.30-12.30. Da giovedì a domenica 9.30-12.30 e 16.00-19.00. Chiuso il lunedì
(possono variare, verificare sempre via telefono)
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biglietti: intero € 4; dai 15 ai 25 anni e oltre i 65 anni € 2; gruppi € 3; gratuito fino a 14 anni
vernissage: 12 febbraio 2005. ore 17,30
catalogo: disponibile
curatori: Giancarlo Bojani
note: Promosso dalla Soprintendenza per il Patrimonio, Storico, Artistico ed Etnoantropologico delle Marche e dal Comune di Pesaro/Servizio Musei
genere: arti decorative e industriali

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comunicato stampa
Apre sabato 29 gennaio un appuntamento espositivo ospitato dai Musei Civici di Pesaro e promosso con la Soprintendenza per il Patrimonio, Storico, Artistico ed Etnoantropologico delle Marche. “Maioliche rinascimentali da Palazzo Ducale di Urbino” - è questo il titolo della mostra a cura di Giancarlo Bojani, direttore scientifico dei musei pesaresi - rappresenta un risultato della ricerca avviata dai musei sulla storia della maiolica a Pesaro al tempo degli Sforza (1445-1515) con un seminario svoltosi nel marzo 2004. Proprio in quell’occasione si erano discussi i risultati ottenuti dagli studi di materiali provenienti da sterri e scavi condotti a Pesaro, Fano, Urbino, Urbania e Imola.

L’evento allestito nel Museo delle Ceramiche di Pesaro prende in esame materiali provenienti da Urbino - più precisamente da vari ambienti del Palazzo Ducale - e riveste un carattere eccezionale perché rende visibile al pubblico, accanto a oggetti già esposti, una serie di maioliche assolutamente inedite restaurate e studiate per l’occasione; ulteriore elemento di interesse è costituito dal fatto che si tratta di ceramiche ritrovate allo stato di frammenti, la cui ricomposizione (più o meno totale) nelle forme originarie si è rivelata particolarmente impegnativa e affascinante.

L’esposizione pesarese - possibile grazie all’interessamento di Maria Giannatiempo Lòpez della Soprintendenza urbinate - presenta, dunque, due gruppi di manufatti accomunati dalla provenienza degli scavi di ritrovamento e da una estrema finezza del decoro; proprio quest’ultimo elemento ha fatto pensare a servizi da mensa realizzati appositamente per la raffinata corte urbinate.

I 42 manufatti “editi” sono stati ricomposti partendo da oltre un centinaio di frammenti venuti alla luce durante i lavori di consolidamento della volta del Salone del Trono della reggia di Federico da Montefelto, e risalgono ad un periodo che va tra la fine del Quattrocento e la prima metà del Cinquecento. Piatti fondi, taglieri, ciotole e piattelli sono stati protagonisti, insieme ad altri “documenti materiali”, della mostra di Urbino e del relativo catalogo Testimonianze inedite della vita di corte (dicembre 1997-marzo 1998).

Ma il nucleo che meglio esprime il valore di questo evento espositivo è sicuramente quello formato da 29 ceramiche inedite - studiate da Massimiliano Cecconi e Laura Lippera - emerse anche’esse in forma di frammento da varie sedi del palazzo urbinate: la volta del Salone del Trono, i sotterranei, la cosiddetta “ex palestra”, la “stanza di preghiera” della Duchessa; solo per due pezzi si ignora completamente la provenienza.

Nonostante la mancanza di notizie riguardanti manufatti pesaresi commissionati dalla corte urbinate dei Montefeltro, i materiali di questo gruppo si possono mettere in relazione con la produzione coeva pesarese; è infatti difficile dubitare dell’esistenza di rapporti commerciali tra le due città vicine. Pur essendo nuovamente presenti piatti in maiolica decorata e ciotole, questa volta ci si trova di fronte a tipologie - brocche e boccali policromi, albarelli invetriati - che delineano un panorama più vasto, per ciò che riguarda motivi decorativi e formali, rispetto a quello utilizzato nella ceramica della corte urbinate. Tuttavia, allo stato attuale delle indagini non è ancora possibile, se non per alcuni casi, stabilire con sicurezza la provenienza dei frammenti.

Dunque il lavoro è ancora aperto e guarda lontano. La ricerca avviata dai musei pesaresi
si inserisce infatti perfettamente in un progetto di massima già elaborato da Maria Rosaria Valazzi della Soprintendenza Urbinate, che intende far luce sugli Sforza e sul “segno”
lasciato dalla celebre signoria sulla città di Pesaro.
 
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