Nudi monumentali di quasi due metri e mezzo, nature morte imbandite di toast e coca cola, sigarette baciate da labbra laccate di rosso, giochi di colori che s’inseguono in un balletto astratto. “Nudi”, “Nature morte”, “Fumo”, “Astratti”. Tutto il repertorio sgargiante, edulcorato e fumettistico di Tom Wesselmann va in scena al Macro, in quella che può essere considerata la prima grande mostra italiana dedicata ad uno dei massimi protagonisti della stagione “Pop” americana, insieme a Warhol, Lichtenstein, Oldenburg e Rauschenberg. Il percorso espositivo - allestito nelle quattro Sale MACRO - raccoglie circa 30 opere che vanno dal 1963 al 2004, privilegiando le tematiche più significative della ricerca storica di Wesselmann. I Nudes, con i dettagli stereotipati del sex appeal femminile molto cinematografico, come le grandi labbra rosse, le chiome bionde o nere, i seni stilizzati da pin-up, espressi per esempio, da “Sunset Nude with Matisse apple pink tablecloth”, del 2003 o “Great American Nude #53” del 1964. La serie degli Smokers, dove Wesselmann esegue blow-up pittorici su seducenti labbra di donna nell’atto di fumare una sigaretta che sprigiona una coreografia di fumo d’un velato erotismo, esemplificato da lavori come “Smokers#15” del 1974. Ancora, le Still Lives, la serie delle nature morte in cui Wesselmann lascia sfilare prodotti made in Usa figli dell’epoca del consumismo di massa e della pubblicità, come racconta “Still life#35” del 1963. Infine, gli Abstracts, balletti di forme e colori liberi, come “Five spots” del 2004. Prologo alla mostra, la monumentale scultura “Tulip”, realizzata da Wesselmann nel 1983, ed esposta nella Galleria Vetrata del Museo. L’evento espositivo, il primo dedicato all’artista da un museo pubblico italiano, è curato da Danilo Eccher, ideato e definito con l’artista stesso prima della sua prematura scomparsa (avvenuta nel mese di dicembre), e si avvale della collaborazione del Whitney Museum di New York.
Per l’occasione, sarà pubblicato un catalogo bilingue, edito da Electa, con testi critici di Danilo Eccher, Achille Bonito Oliva, Connie Glenn e Marco Livingston.
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