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arte contemporanea, collettiva EX CHIESA DI SANTA MARIA DELLA SALUTE ​ Via Filippo Ascenzi 3 Viterbo 01100

Viterbo - dal 20 al 30 agosto 2005

Videozoom videoartisti Iraniani

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EX CHIESA DI SANTA MARIA DELLA SALUTE
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La rassegna dal titolo Videozoom videoartisti iraniani è un’accurata selezione di tredici videoartisti curata da Hamid Reza Severi e Babak A. Tavassoli del Tehran Museum of Contemporary Art e da Mary Angela Schroth direttrice della Galleria Sala 1
orario: dal 20 al 28 agosto per appuntamento Tel 0761 340378 portatile 3282710645; dal 29 al 30 agosto dalle 16 alle 20
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 20 agosto 2005.
catalogo: Edizioni Sala 1
curatori: Hamid Reza Severi, Mary Angela Schroth, Babak Tavassoli
autori: Mania Akbari, Morteza Darehbaghi, Barbad Golshiri, Ebrahim Haghighi, Farid Jafari-Samarghandi, Simin Keramati, Khosro Khosravi, Dariush Mehrjui, Maryam Niazadeh, Neda Razavipur, Seifollah Samadian, Rozita Sharaf-Jahan, Ameneh Zohreh Eskandari
patrocini: Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma
genere: arte contemporanea, collettiva

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comunicato stampa
La rassegna dal titolo Videozoom videoartisti iraniani è un’accurata selezione di tredici videoartisti curata da Hamid Reza Severi e Babak A. Tavassoli del Tehran Museum of Contemporary Art e da Mary Angela Schroth direttrice della Galleria Sala 1.
VIDEOZOOM videoartisti iraniani si propone attraverso il confronto delle diverse tematiche e metodologie, di far conoscere l'attuale ricerca della videoarte in Iran. La scelta degli artisti include sia talenti emergenti che artisti affermati e registi di fama. Le opere selezionate offrono un ampio spettro di stili e di interpretazioni della realtà, dei dilemmi individuali e delle tematiche sociali.
Il video di Khosro Khosravi "The Port" del 2004, é una metafora sulla storia e sul tempo, attraverso la rappresentazione del porto come simbolo della vita, un attracco che traccia la linea di confine tra l'orizzonte del mare e noi, un foro per osservare le cose, un piccolo portello per lanciare uno sguardo nell'aldilà. Applica lo stesso approccio Rozita Sharaf-Jahan in "Depression", ritraendo il momento in cui il tempo si ferma, tutto si arresta e non c'é più nessun posto dove andare, niente da ascoltare e le immagini svaniscono. Rimane solo la volontà di andare sempre più nel profondo.
Neda Razavipour mostra la ripresa video della sua scultura "The Seated Woman" del 2002, realizzata in materiale semi trasparente insieme ad immagini, sia ferme che in movimento, le quali riflettono i suoi pensieri e le sue fantasie. Maryam Niazadeh con "Sun Alphabets" usa effetti speciali astratti, Amaneh Zohreh Eskandari in "Stranger" presenta tematiche documentarie e narrative, Simin Keramati in "Through the Small Gates of Loneliness" propone un sofisticato e levigato lavoro a colori.
"ABC TV", del 2001, é una parodia del XX secolo e della scatola dei sogni che é la televisione, l'autore, Ebrahim Haghighi, mostra come questa, occupando la maggior parte del tempo libero, ha cambiato la sensibilità e le relazioni con gli eventi: le catastrofi dell'Iraq e dell'Afghanistan sembrano avere lo stesso rilievo delle soap opera. Barbad Golshiri nel suo "What Has Befallen Us, Barbad?" (2002) utilizza l'happening, riferimenti all'action painting di Jackson Pollock e ai suoi processi di creazione. Il titolo é tratto da una breve storia sul nome dell'artista, dove un giovane ragazzo testimone del regime di prigionia di suo padre, smette di parlare e inizia a dipingere degli orribili e infantili dipinti.
"Tazieh: A Modern View" (2003) di Morteza Darehbaghi é una nuova variazione sul vecchio tema della Tazieh (letteralmente rituali giornalieri) che commemora le eroiche morti di Shiite Imam terzo e i discepoli di Karbala.
"The White Station" (1999), di Seifollah Samadian, é stato ripreso dal suo appartamento in Tehran. E' una sorta di poesia haiku in forma filmica focalizzata su una donna avvolta in un nero chador che lotta contro una tempesta di neve, con il suo nero ombrello, mentre aspetta il bus. Non ci sono dialoghi. Samadian usa i suoni diretti dei corvi e del vento in contrappunto ai rumori della città attenuati dalla neve.
 
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