Carmine Dello Ioio - Mani (GALLERIA IL RITROVO DELL'ARTE - Acerra)  -  attualmente sono in linea 1361 utenti di cui 13 registrati
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Acerra (NA) - dall'undici al 26 settembre 2005
Carmine Dello Ioio - Mani

Antonio Fomez, Carmine Dello Ioio e Maurizio Vitiello
 [Vedi la foto originale]
GALLERIA IL RITROVO DELL'ARTE
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opere ad olio ed in tecnica mista
orario: 16-20, festivi per appuntamento
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 11 settembre 2005. ore 11
curatori: Maurizio Vitiello
autori: Carmine Dello Ioio
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
Con questa mostra, intitolata “Mani”, Carmine Dello Ioio, artista nativo di Gragnano, ma con studio-terrazzino a Castellammare di Stabia, incontrerà pubblico e “addetti ai lavori” dell’area tra Caserta e Napoli e s’impongono riflessioni su una pittura con note intriganti.
Ad Acerra, a “Il Ritrovo dell’arte”, diretto con competenza, passione ed entusiasmo da Mimmo Fatigati, sarà possibile visionare gli ultimi lavori in tecnica mista di quest’emergente giovane operatore
(Da ricordare che è ancora in corso, nel frattempo, l’interessante iniziativa che vede coinvolto il giovane e promettente artista Carmine Dello Ioio, intitolata “Insieme sul terrazzo”, che resterà aperta sino a lunedì 31 ottobre 2005. Quest’evento vede in rassegna una significativa serie di opere del giovane artista campano nel piccolo accogliente spazio esterno dello “Studio Dello Ioio” (Via Benedetto Brin, 32 80053 Castellammare di Stabia – Napoli; tel. 339/209.18.16).
Ritornando sulla mostra di Acerra, distinguono il lavoro del giovane operatore Carmine Dello Ioio parallelismi abbinati, aperture flessibili e iati inediti, che sostanziano elaborazioni fondamentalmente ludiche e dichiaratamente leggibili.
L’artista, che ha mosso i primi passi artistici sulla costiera sorrentino-amalfitana, presenta vari e diversi lavori recenti, ad olio ed in tecnica mista, in cui si potranno cogliere sottili allusioni al mondo attuale.
Sulla sua pittura si è espressa la giornalista Maresa Galli, direttore del periodico “on line” e cartaceo “Il Brigante”, che sull’artista ha espresso queste brevi considerazioni: “Lo studio è piccolo e ricco di immaginazione, tra il loft newyorkese, la soffitta parigina, ma la vista dà sulle barche e l’azzurro della piccola baia di Castellammare di Stabia. Carmine Dello Ioio, pittore emergente, giovane ma con già all’attivo numerose personali e diversi riconoscimenti, nato a Gragnano, vive e opera a Castellammare. Artista poliedrico, scenografo, decoratore, esperto-conservatore di beni culturali, ha realizzato un cortometraggio e diversi progetti con l’associazione “Terre Scosse”. Ha trovato nella pittura la sua chiave espressiva, il suo motivo d’essere. Nel suo studio che affaccia sul mare, con un’affettuosa gattina che osserva tutte le fasi di realizzazione delle opere, Dello Ioio conserva grandi tele dai temi più diversi, da Giovanni Paolo II, un viso fatto di luce, forte come il suo messaggio al mondo, alle parti del corpo, in primo luogo le mani. Una pittura velata di erotismo, particolari che colpiscono, colori accesi e personali, il ricorso alla tecnica mista per il suo sguardo sul contemporaneo. Colpiscono un volto di donna, Bush e Saddam, una splendida tela d’ispirazione marina, ma anche il periodo del “visivismo”, con i colori più caldi a raccontare emozioni. Una ricerca poetica e insieme realistica, per uno sguardo in continuo movimento al mondo dell’apparire che apre altre porte. Ed alcune di esse sono labirintiche, come l’immaginazione, fervida, sempre a caccia di stimoli, ed altre dis-velano, lasciando anche spazio alla mente che si sofferma sull’uso del colore, frammenti di ancestrali richiami. Il futuro è archeologia dell’immaginario.”
Ma anche lo scrittore e studioso Stefano Arcella ha voluto puntualizzare sulla ricerca di una sintesi
fra il sentire e il pensare dell’artista campano, in questi termini: ”L’incontro con l’artista, nel suo suggestivo studio fra le acque e i monti di Castellammare di Stabia, suscita la sensazione di affrontare la dimensione di una ricerca artistica in evoluzione, volta ad un equilibrio, ad una centratura creativa che l’artista aspira a realizzare. Forse è la fase più avvincente, quella in cui si manifestano varie spinte creative, ispirazioni tutte molto intriganti, non ancora integrate fra loro in un’armonia compositiva.
Nei dipinti “La mano” (olio su tela, 2005) e “Il braccio” (olio, smalto e bitume, 2005) i particolari anatomici del corpo umano sono rappresentati con densità volumetrica. La sensibilità dell’artista è polarizzata sul “particolare” che è amplificato e trasformato. Il posteriore femminile all’interno di uno schermo televisivo, nella sua consistenza volumetrica, lascia trasparire una sottile ironia verso la pandemia del sesso che caratterizza i media nel nostro tempo; tale vis polemica richiama, implicitamente, il senso di un rapporto più naturale ed autentico con la femminilità e la sessualità, l’anelito ad un mondo più genuino rispetto ai modelli artificiosi che la società dell’immagine tende ad inculcare con una subdola violenza psicologica.
Nel messaggio di questa composizione colgo un’intima relazione fra il soggetto dell’artista – che è anche una polemica di costume con una spiccata valenza antropologica, ossia la tensione verso un tipo umano più libero da condizionamenti mediatici – e la scelta del luogo del suo studio, un luogo che, nella sua freschezza naturale, esprime questa ansia d’autenticità che connota la psicologia dell’autore.
Nell’opera “La mano” il senso della pienezza volumetrica trasfigura la mano in un muscolo. L’attenzione ai particolari anatomici sfuma in una trasfigurazione che ha del surreale, una muscolosità che avverto quale elaborazione cerebrale, costruzione della mente dell’artista, che tende ad esprimere il senso della forza e del vigore, in una versione molto fisicizzata.
Accanto a questa vena creativa ne affiora un’altra, che colgo nella capacità di disegnare i volti quale specchio dell’anima, una vena fresca, autentica, limpida, che s’impone per la sua immediatezza, la sua spontaneità istintiva.
In “Arabo muto” (olio su tela, 2005) l’uomo, con l’abbigliamento islamico, esprime un animus pensoso, un sentimento d’angoscia irrisolta. Il volto è sospeso fra essere e non-essere; esso c’è e non c’è, coperto in parte da una mano mentre al fianco, un altro volto è volutamente incompleto, spezzato dal limite della tela, un “non finito” molto moderno, sullo sfondo scorgendosi i volti sfumati e perplessi di altri arabi, il cui sguardo si perde nell’infinito. Espressione efficace che parla di una crisi di civiltà, di un senso d’identità sofferta nel rapporto dell’Islam col mondo occidentale.
In “Mostrum” (olio su tela, 2005) si estrinseca il sentimento di una tensione interna, di uno sforzo nell’agonismo che genera uno stile figurativo che sembra realistico, ma è sfumato da un velo di nebbia che l’artista abilmente realizza con una gradazione cromatica fra il verde ed un blu molto diluito, Si percepisce, anche in questo caso, la pienezza del corpo umano, lo studio dell’anatomia, la trasfigurazione volumetrica. In quest’elemento d’amplificazione, unitamente alla percezione del reale, filtrata da quel velo nebbioso, si avverte l’entrare in gioco delle impressioni, per cui il reale è sublimato mediante la sensibilità dell’autore. L’auspicio che si può esprimere è che Dello Ioio trovi la giusta sintesi, il punto d’equilibrio fra spontaneità creatrice ed elaborazione mentale, fra “cuore” e cervello, fra istinto ed intelletto.
L’unione dei volti espressivi con le mani in densità volumetrica, con tutte le possibili varianti sul tema, potrebbe essere, forse, una possibile soluzione artistica per integrare questi due stimoli creativi che affiorano dall’animo del pittore.“
In conclusione, su quanto espresso da Maresa Galli e da Stefano Arcella concordiamo perfettamente e pensiamo che il giovane operatore di Gragnano, ma con studio a Castellammare di Stabia, sappia ora orientarsi per non perdere la bussola della creatività e sappia ora cosa tagliare.
Scegliere la “cifra estetica” da portare avanti, senza indugio, tra le varie chiavi di lettura, che sino ad oggi ha “girato” sulla realtà circostante, è per Carmine dello Ioio fondamentale.
Crediamo che i suoi lavori, in particolare quelli che ci raccontano tratti dell’Islam, siano molto sentiti.
Vite descritte da volti rugosi ci sottolineano sentimenti e crepuscoli infiniti.
Espressioni rapite per parlare di crisi e di civiltà, per rimettere in discussione rapporti, mai chiari o chiariti, tra popoli.
Il mondo orientale ed il mondo orientale devono assolutamente dialogare; è imprescindibile esigenza della civiltà umana.
Carmine Dello Ioio, che frequenta la scena della vita ed è vicino a molti artisti dello spettacolo che in scena ci vanno per riassumere le realtà odierne, sa bene che i confronti oggi sono serrati.
Le indicazioni della sua pittura rimettono in discussione i nostri pensieri contemporanei, divisi tra religioni obsolete e laicismi ad oltranza, tra governi precari e scenari politici in dissolvenza incrociata, determinata dalla germinazione di nuovi partiti.

Maurizio Vitiello
 
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