Il bianco e altro e comunque Arte (PALAZZO CAVOUR - Torino)  -  attualmente sono in linea 946 utenti di cui 5 registrati
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Torino - dal 20 ottobre 2005 al 22 gennaio 2006
Il bianco e altro e comunque Arte
[leggi la recensione]

Fotografia di Rocco Dubbini
 [Vedi la foto originale]
PALAZZO CAVOUR
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Via Camillo Benso Conte Di Cavour 8 (10123)
+39 011530690 , +39 011531117 (fax)
info@palazzocavour.it
www.palazzocavour.it
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un importante momento artistico dedicato ai maggiori esponenti dell’arte contemporanea
orario: martedì – domenica ore 10.00-19.30 / giovedì ore 10.00-22.00. Chiuso lunedì. Sabato 12 nov. ore 21 - 24
(possono variare, verificare sempre via telefono)
prenota il tuo albergo a Torino: Booking.com
vernissage: 20 ottobre 2005.
editore: ALLEMANDI
curatori: Achille Bonito Oliva
autori: Daniel Buren, Paolo Chiasera, Lucio Fontana, Anish Kapoor, Joseph Kosuth, Marisa Merz, Liliana Moro, Maurizio Nannucci, Michelangelo Pistoletto, Luisa Rabbia, Remo Salvadori, Nikola Uzunovski, Gilberto Zorio
note: SABATO 12 NOVEMBRE: SATURDAY NIGHT ART FEVER con apertura serale dalle 21.30 alle 24
genere: arte contemporanea, collettiva

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comunicato stampa
In occasione delle Olimpiadi Invernali di Torino del 2006, la Regione Piemonte, con la collaborazione dell’Associazione Velan Centro d’Arte Contemporanea di Torino, ha deciso di organizzare “Il bianco e altro e comunque Arte”, un importante momento artistico dedicato ai maggiori esponenti dell’arte contemporanea. L’esposizione, curata da Achille Bonito Oliva, si terrà a Palazzo Cavour dal 21 ottobre al 22 gennaio 2006 e coinvolgerà artisti storici e viventi che hanno realizzato opere bianche o lavori monocromi.
La scelta del “bianco” come colore rappresentativo del territorio piemontese, delle sue montagne e della sua neve, si ricollega tematicamente alle olimpiadi invernali, che si terranno in città dal 16 al 26 febbraio 2006. Ma affiancare a questo altri colori significa evitare di chiudersi in un’immagine stereotipata del territorio e aprirsi idealmente a una realtà sfaccettata e multiforme.
A ciascun artista sarà affidata una sala della sede espositiva, in modo da creare un percorso fatto di tante piccole “personali”.

In mostra saranno presenti:
Daniel Buren (Boulogne-Billancourt, Francia, 1938), analizza la dimensione assoluta dell’ideazione artistica. Dalle strisce verticali colorate, alle più complesse installazioni degli ultimi anni, l’artista francese esplora l’interazione fra opera e architettura. A Palazzo Cavour ha scelto di intervenire sia sull'esterno finestre dell'intero piano espositivo, sia sugli specchi della “sala d’angolo”, ricontestualizzando lo spazio nei suoi punti di riferimento attraverso una serie di moduli autocollanti.


Paolo Chiasera (Bologna, 1978), lavora alla ridefinizione del concetto di spazio, prevalentemente attraverso l’attività performativa del corpo dell’artista. In mostra, il video The following days (2005): la deriva allucinata di tre ragazzi che incontrano Pier Paolo Pasolini sullo sfondo della campagna bolognese.
Nicola De Maria (Foglianise, Benevento, 1954), è uno fra gli esponenti principali del movimento della “Transavanguardia”. Fin dagli esordi, la sua pittura si è caratterizzata per una grande leggerezza poetica, trasmessa con un personale linguaggio fatto di forme semplici e di colori vivaci e puri. Anche a Palazzo Cavour, l'artista ci invita ad entrare nello spazio di un mondo fantastico dalla cromia abbagliante.
Lucio Fontana (Rosario di Santa Fè, 1899 – Comabbio - Va, 1968) è una fra le figure indiscusse della storia dell’arte contemporanea. Filo conduttore della sua intensa ricerca è stato l'interesse per la dimensione spazio-temporale dell'opera, dai primi Ambienti Spaziali fino ai notissimi “tagli”. L'Ambiente Spaziale 68 A 2 presentato in questa occasione, è un labirinto completamente bianco in cui il pubblico compie un emozionante percorso che lo conduce al cuore della struttura: un taglio bianco.
Innocente (Verona, 1948) sviluppa una ricerca che propone una meditata inquadratura sulla condizione umana nei suoi rapporti con la storia individuale e collettiva. Tredici (2005) è il titolo e il numero delle figure di marmo bianco che compongono l'installazione proposta per Palazzo Cavour. La sala è concepita come un contenitore inquietantemente ovattato dalle spigolature smussate che accoglie una schiera di stature raffiguranti bambine nude e con le mani legate: una profonda riflessione sull'imbrigliamento delle libertà individuali.
Anish Kapoor (Bombay, 1954), personalità di spicco della scena artistica internazionale, utilizza la pietra infondendole significati imprevisti, scavando la materia, dando vita a nuovi spazi, dove i colori puri si addensano, quasi a voler trascinare all'interno il visitatore. L'opera dell'artista accoglie il pubblico nell'androne. Un'imponente scultura in alabastro giocata sulle polarità opposte di presenza e assenza, solido e intangibile, interiore ed esteriore.
Joseph Kosuth (Toledo, Ohio, 1945) è uno dei pionieri dell’arte concettuale. La sua ricerca si è orientata verso l’analisi delle relazioni fra linguaggio ed arte, dando origine ad opere che indagano i più diversi aspetti della comunicazione. In Condizioni d'assenza (per il nome e per chi lo porta, per G.) (1999), l'artista disegna attraverso il neon bianco i titoli di opere d'arte disperse, accompagnati dalla relativa data di realizzazione delineando la materializzazione di un'assenza.


Marisa Merz (Torino, 1931), dalla fine degli anni Sessanta segue un percorso che inizialmente la vede tra i protagonisti dell’Arte Povera, ma che con gli anni si sviluppa in una forma autonoma, introducendo nel linguaggio della scultura contemporanea tecniche considerate artigianali o appartenenti all’ambito femminile. Nella continua sperimentazione delle possibilità espressive della materia, Marisa Merz utilizza anche elementi naturali o dallo stato mutevole, come cera e sale. In mostra, una delle sue note Testine.
Liliana Moro (Milano, 1961) elabora una ricerca in cui si incontrano diversi media: disegno, scultura, musica, parole, video e performance, utilizzando spesso materiali poveri e oggetti di uso comune, per delineare una realtà cruda e poetica allo stesso tempo. Con This is the end (2004), l'artista camuffa l'aspetto della stanza, realizzando un “muro” di scotch isolante dove all'osservatore non resta che intuire quello che si nasconde dietro.
Maurizio Nannucci (Firenze, 1939) sviluppa la sua ricerca espressiva sulla luce, il colore, la forma e la scrittura, in un percorso coerente che permea tutta la sua opera. A Palazzo Cavour, l'artista presenta due grandi installazioni luminose interamente giocate sulla specularità, in cui le singole parole innescano un complesso gioco di rimandi semantici.
Mimmo Paladino (Paduli, Benevento, 1948), esponente di rilievo della “Transavanguardia”, sperimenta varie tecniche: pittura, scultura e grafica, in cui ricorrono immagini che rimandano ad un universo arcano e primitivo, dove le forme sono tradotte in segni eleganti e semplificati. In mostra, uno storico Selvatico (1979), un “monolite” dipinto su entrambi i lati, dal forte impatto scultoreo, in cui l'artista raffigura un universo primordiale e magico.
Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933), annoverato tra gli esponenti dell'Arte Povera, dagli anni Sessanta sceglie lo specchio come luogo privilegiato in cui far confluire l'arte e la vita che, riflettendosi di volta in volta nella superficie specchiante, afferma il proprio presente. Biblioteca “LOVE DIFFERENCE” – Il Mediterraneo (2000), è un grande armadio a parete che raffigura sulle porte esterne i paesi del Mediterraneo specchianti, coniugando idealmente passato e futuro del sapere, a cui fanno fronte ventitré appliques luminose che rappresentano i paesi del Mediterraneo.






Luisa Rabbia (Torino, 1970), parte dalle percezioni del corpo considerato come zona di confine tra l’interno e l’esterno dell’individuo e si focalizza sui temi del pensiero, della memoria, del fluire del tempo, evidenziando così l’intrinseca fragilità umana. Per l'occasione l'artista presenta Being staring at
something (2004), parte di un ciclo di lavori incentrato sulla precarietà psicologica ed emotiva degli homeless, in cui indaga gli interstizi della mente.
Remo Salvadori (Cerreto Guidi, Firenze, 1947) è uno fra i primi artisti a praticare quelle modalità positive dell'arte che caratterizzano il periodo fra la seconda metà degli Anni Settanta e la fine degli Anni Ottanta. A Palazzo Cavour, ha installato due opere: Nel Momento (1996) e Triade (2004-2005), rispettivamente composti da otto e sette elementi che riflettono un complesso gioco di rimandi simbolici di numeri e immagini.
Ettore Spalletti (Cappelle sul Tavo, 1940), è impegnato in una rigorosa ricerca del colore e della forma, in cui le figure geometriche sono ammorbidite dalle curve o dal colore vibrante. In mostra Colore che restituisce e accoglie. Muro, 2002, opera che, nella sua dimensione, si allontana dalla tipologia del dipinto bidimensionale per situarsi fra installazione ambientale e scultura.
Nikola Uzunovski (Belgrado, 1979), sviluppa una complessa ricerca di natura concettuale che spazia dall'utilizzo delle nuove tecnologie digitali, alle installazioni ambientali, ai progetti di arte pubblica. L'artista presenta un work in progress che lo vede impegnato a fotografare la neve più bianca possibile in varie parti del mondo. Ne nasce una serie di pannelli monocromi in cui il risultato di ogni stampa è un foglio completamente bianco.
Gilberto Zorio (Andorno Micca, Vercelli, 1944), tra i protagonisti dell’Arte Povera, incentra le proprie ricerche sui fenomeni di trasformazione degli elementi, come l’ossidazione, l’evaporazione e gli effetti della chimica sui materiali. La stella a cinque punte come emblema dell’energia cosmica, che ricorre nelle sue installazioni dai primi anni Settanta, continua ad essere centrale anche nei lavori più recenti come quello presente in mostra, L’arco che sorregge la stella (2004).

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