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Nelle opere di Mirko Baricchi sospese tra l’autobiografico ed il fiabesco, l’immaginifico ed il poetico, sono messe in scena le istanze del vissuto, i fantasmi della psiche, le tracce mnestiche di un autobiografismo visivo e visionario. Nella sua ricerca formale si trovano richiami ad artisti come Tapies, Kiefer, Cy Twombly, che, come l’artista stesso dice “hanno generato in me un amore per il “segno solitario”, inteso come fonte sorgiva d’energia ed espressione straordinaria anche quando non descrive nulla”. Su questo patrimonio genetico, Baricchi innesta poi il piacere dell’immagine, facile e accattivante che è il portato della grafica illustrativa, da lui maturata in ambito editoriale. E qui i riferimenti sono Gianluigi Toccafondo, Dave McKean e l’espressività del fumetto di Munoz e Sampayo. Insomma, i richiami e le suggestioni della pittura di Baricchi sono molteplici, eppure la singolarità del suo stile s’impone sulla massa delle produzioni pittoriche figurative odierne. Le tele di Baricchi sono fatte di quinte pittoriche astratte, modulate nelle varianti monocromatiche dei bruni e dei grigi, dei rossi e dei neri, dove fioriscono disegni delicati, ed appaiono ombre di cani neri, esili profili di pinocchi, cavallini indiani, passeri solitari e vigili conigli. A queste presenze innocenti e inquietanti fanno da contrappunto scarabocchi, brevi notazioni calligrafiche o segniche (croci ad x, baloon da fumetto, figurine appena accennate), frasi e pensieri estemporanei privi di significati intelligibili e dunque ridotti a meri segni, grafemi di un linguaggio in bilico tra segno e simbolo, vocaboli di un linguaggio privato. Baricchi con poche isolate figure, limitati colori e brevi segni sa tingere la materia e raccontare, infine, una storia di accadimenti minimi, di mute conversazioni e di lunghi tempi d’attesa. Una fiaba per adulti e per chi ha tempo di ascoltare.
In galleria oltre ad una quindicina di opere su tela, di dimensioni diverse dai 200x150 ai 40x40, saranno esposti tre suggestivi Pinocchi in ferro e rame, e otto originali lavori su carta, acetato e cartone del ciclo “domesticherie”. La mostra curata da Ivan Quaroni, prosegue fino al 10 dicembre. La galleria è aperta il lunedì dalle 15.30 alle 19.30, e dal martedì al sabato dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.30.
Mirko Baricchi (La Spezia 1970) si è diplomato all’Istituto d’Arte Palazzo Spinelli di Firenze. Nel 1993 parte per il Messico e lavora nella capitale come illustratore per una nota rivista. Tornato in Italia realizza diverse mostre personali e partecipa a molte collettive. Nel 2001 vince il premio Pavia - Giovine Arte Europea. Alcune sue opere sono esposte nei musei di Arte Contemporanea di La Spezia e Pavia, nonché alla Kunsthalle di Berlino
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