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arte contemporanea, collettiva VIR - VIAFARINI IN RESIDENCE ​ Via Carlo Farini 35 Milano 20159

Milano - dal 24 novembre al 22 dicembre 2005

io & te

io & te
VIR - VIAFARINI IN RESIDENCE
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Via Carlo Farini 35 (20159)
+39 0266804473
viafarini@viafarini.org
www.viafarini.org
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Il progetto Paradossi dell’amicizia si costituisce partendo dall’osservazione di come gli italiani e gli svizzeri si percepiscono a vicenda e di come si sviluppa il rapporto tra i due vicini a livello estetico, esistenziale e sociologico
orario: dal martedì al sabato 15-19
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 24 novembre 2005. ore 18
curatori: Paolo Bianchi, Barbara Fässler
autori: andrea caretto, Simone Eberli, Andreas Helbling, Andrea Mantel, Zelja Marusic, Ottonella Mocellin, Claudia & Julia Müller, Giancarlo Norese, Nicola Pellegrini, Cesare Pietroiusti, raffaella spagna
genere: arte contemporanea, collettiva

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comunicato stampa
L’aura dell’arte si articola in paradossi: la collaborazione tra Io & te nasce dalla necessità di realizzare uno scambio fertile. La mostra Io & te espone opere di coppie di artisti nelle quali traspare l’operare stesso come una fase precritica durante il processo creativo, nella quale l’opera si confronta in una lettura critica prima ancora di esporsi in pubblico. Le coppie di artisti, costituite da due soggetti interconnessi, articolano un ping-pong amichevole tramite un continuo confronto dialettico di idee sull’arte, sulla vita e sulla convivenza. Il monologo dell’artista singolo diventa in questo caso un dialogo tra due posizioni, tra modi di pensare e modi di operare. I Paradossi dell’amicizia si esprimono in un perpetuo movimento tra vicinanza e distanza, tra scontro e armonia e tra litigio e riconciliazione. Come esistono innumerevoli modi di esistenza individuale, così esistono molteplici tipologie di coesistenza. La mostra Io & te rappresenta un largo ventaglio di motivazioni relazionali e collaborative: coppie amorose, sposi, sorelle, compagne di studio, colleghi scienziati, collaboratori sporadici, artisti relazionali, e rende testimonianza di come i vari rapporti si possano articolare in forme e materialità distinte con delle poetiche particolari.

>> GLI ARTISTI E I PROGETTI IN MOSTRA

ANDREA CARETTO & RAFFAELLA SPAGNA
Travestiti da biologi e antropologi, Caretto & Spagna analizzano il rapporto tra uomo e ambiente naturale e lo visualizzano in allestimenti complessi con matrice sistematica e scientifica. La loro passione per la raccolta (istinto umano naturale) e il loro interesse per l’analisi e la classificazione scientifica (facoltà razionale dell’uomo) li ha portati a collaborare. L’opera Fibrae_Urtica dioica, proposta per Io & te si inserisce nella ricerca “Materie Prime”, avviata nel 2002, che riguarda l’impatto dell’uomo sulla natura, visibile concretamente nel ciclo di raccolta, trasformazione e lavorazione di organismi vegetali. Le materie prime conservano ancora le informazioni naturali e rivelano al contempo le successive tappe di una destinazione di uso. Il progetto analizza il rapporto tra ambiente selvatico originario e cultura umana che si appropria delle materie prime vegetali per le proprie necessità vitali. Il sottoprogetto Fibrae_Urtica dioica pone come oggetto di indagine quelle piante dotate di steli fibrosi dai quali fin dai tempi remoti, l’uomo ha estratto le fibre per produrre tessuti. L’ortica, considerata un’erba molesta, ha il fusto ricoperto da una lunga e robusta fibra che viene sfruttata dall’uomo fin dal paleolitico. I mazzi di ortiche appese alla soffitta per l’essicazione rappresentano la fase precedente alla macerazione. La tappa di lavorazione successiva, la stigliatura manuale che segue un’ulteriore essicazione, è invece documentata tramite video.
L’ortica comporta un paradosso al suo interno: non solo considerata malerba, ma inoltre dotata di una rara “aggressività” nell’ambito biologico, l’ortica si rivela invece essere una pianta utile per la specie umana, per le sue fibre e per le sue facoltà di purificazione sanguigna e le proprietà diuretiche. Ripugnante e attraente, malevola e benevola, pianta infestante e pianta per uso industriale, l’ortica incorpora la contrapposizione e la contraddizione, del Paradosso dell’amicizia tra uomo e natura.


Caretto & Spagna: Fibrae_Urtica dioica, 2005


Opera esposta: “M.P. (Materie Prime) – Fibrae_Urtica dioica, azione di raccolta e trasformazione di piante selvatiche da fibra“, installazione, 2005, mazzi di ortiche e video, dimensione variabile.

Raffaella Spagna (Rivoli, 1967), laureata in Architettura, vive a Torino. Andrea Caretto (Torino, 1970), laureato in Scienze Naturali, vive a Moncalieri (TO). Collaborano dal 2002. Oltre a interventi a S. Anna di Bellino con il Centro Interuniversitario IRIS e a Cambiano (TO) per Munlab, Ecomuseo dell’Argilla, hanno esposto da Fabio Paris Art Gallery (Brescia), al Castello di Rivoli (Torino), al Centro Sperimentale per le Arti Contemporanee (Caraglio, CN), al Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce e Villa Bombrini (Genova), al Museo Civico al Santo (Padova), alla Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Castel San Pietro Terme (BO) e alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino).

OTTONELLA MOCELLIN & NICOLA PELLEGRINI
Mocellin & Pellegrini si interrogano con la fotografia e il video sull’essenza e sul funzionamento della coppia e sulle pene e le bellezze esistenziali dei rapporti intersoggettivi. La loro indagine ripercorre l’alternanza dei punti di vista nelle situazioni affettive, alla ricerca continua di un equilibrio difficile da trovare nella precarietà fragile della relazione. “Muoversi in due, per il gioco degli opposti complementari, può dare esito ad infinite variabili e a percorsi imprevedibili. La coppia diventa ossessione, l’altro è specchio di sé”. Le voci, parlate o sussurrate, diventano strumenti fondamentali dello stato emotivo per trasmettere in modo sensuale il percorso tra complementarietà e ricerca di armonia. I dialoghi, nonostante partano da una componente autobiografica, acquisiscono per la loro precisione e la loro profondità un valore universale. Il gioco, usato spesso come cornice esterna, acquisisce nel lavoro di Mocellin & Pellegrini un valore metaforico proprio per i ruoli e le regole (di gioco) del “rapporto” visto come principio in sé. Nel gioco il dialogo si manifesta secondo regole prestabilite e ogni mossa contribuisce a un processo di apprendimento continuo.
Anche la videoinstallazione Smettila di dire “il giocatore”. Ora sei tu o sono io, esposta in Viafarini, narra un gioco a due in bilico tra ingenuità e trasgressione. Il video proiettato in terra consiste in una serie di fotografie, prese dall’alto, in cui Nicola è sdraiato sul pavimento e Ottonella traccia con il gesso il contorno del suo corpo. Finito il tracciato, lui si alza e lei si sdraia all’interno della silhouette. Le voci all’unisono sussurrano il brano finale de “Il giardino di cemento” di Ian McEwan, che narra l’esperienza incestuosa tra i fratelli Julie e Jack, avvenuta senza premeditazione con giocosità e naturalità adolescenziale, al di là del bene e del male.


Mocellin & Pellegrini: Smettila di dire Mocellin & Pellegrini: This
“il giocatore”. Ora sei tu o sono io, 2004 is not a lovesong, 2002

Opere esposte: Smettila di dire “il giocatore”. Ora sei tu o sono io, 2004, video installazione, 5 minuti, loop. This is not a love song, 2002, cibachrome, due elementi di cm 230 x 125 (courtesy Galleria Lia Rumma, Milano)

Ottonella Mocellin (Milano, 1966) e Nicola Pellegrini (Milano, 1962), vivono a Milano. Lavorano sia individualmente che insieme. Principali mostre in collaborazione: Galleria Lia Rumma (Milano), La Marrana Arteambientale (Monte Marcello, SP), MUAR (Mosca), Fondazione Adriano Olivetti (Roma), Graffio (Bologna), Galleria Civica di Arte Contemporanea (Trento), Quadriennale di Roma, Slovak National Gallery (Bratislava), Biennale di Fotografia di Brescia, Galleria Civica d’Arte Moderna (Gallarate), Appendiks (Copenhagen), Galleria Comunale d’Arte Contemporanea (Monfalcone), Galleria Futura (Praga), Biennale di Tirana, Biennale di Tel Aviv, Biennale di Valencia, Biennale di Fotografia di Torino, Fondazione Baruchello (Roma), Atelier des Artistes (Marsiglia), P.S.1 (New York), Open Space (Milano), Galleria Luigi Franco (Torino), Galleria Continua (San Gimignano). Sono rappresentati dalla Galleria Lia Rumma di Milano.

GIANCARLO NORESE & CESARE PIETROIUSTI
Norese & Pietroiusti indagano, sia singolarmente che in collaborazione, significati comportamentali, relazionali e sociali con strumenti concettuali. La loro attività non si limita all’analisi, ma si dedica alla prassi creando legami e connessioni tra operatori prevalentemente del campo artistico, ma non solo: ad esempio il Progetto Oreste, da essi co-iniziato nel 1997, si è articolato per alcuni anni come struttura in forma di rete intersoggettiva e comunicativa, per lo scambio e la realizzazione di progetti, idee e informazioni.
Il lavoro presentato nella mostra a Viafarini è naturale conseguenza di un progetto precedente, “Meeting through Fasting”, dove Norese e Pietroiusti (insieme a Emilio Fantin e su invito di Peter Lasch), digiunavano per 24 ore in città diverse, per ritrovarsi, negli orari normalmente dedicati al cibo, a scambiarsi delle riflessioni su tre tematiche prescelte.
L’opera in mostra è un libro di dialoghi, nato appositamente per la mostra Io & te. Si tratta di un prodotto paradossale che in qualche modo già contraddice se stesso, un libro che non vuole sottoporsi completamente al suo compito “primordiale”: la comunicazione chiara e distinta di un contenuto. Un libro che sfugge e nel contempo si confronta coraggiosamente con la propria funzione. Non è esattamente un non-libro, non è un libro vuoto, ma è invece un libro che ci parla di sette tematiche precise, in sette lingue corrispondenti – ma assolutamente improvvisate – le cui sonorità sono affini alle tematiche: “Dell’arroganza del potere”, “Del sesso e del desiderio”, “Dell’arte relazionale”, “Del cibo”, “Della musica e della nostalgia”, “Del futuro”, e infine “Della lingua e della scrittura di questo libro”, a commento dei capitoli precedenti. Le lingue sono inventate e rimangono incomprensibili: a ogni tematica la sua lingua, il suo suono, le sue sfumature, le sue associazioni.
In verità, l’esperimento è prima psicologico che letterario. Nel dialogo preliminare (in lingua inventata al momento) poi sbobinato, cioè trascritto fedelmente, succede il contrario di ciò che ci si aspetterebbe: invece di contraddire il senso della comunicazione (scambiare concetti, opinioni e informazioni), si instaura una speciale affettività della comunicazione stessa, la quale non viene affatto negata. L’assenza degli strumenti convenzionali del linguaggio ci mette in una situazione estrema di limite esistenziale comparabile al digiuno, dove viene invece a mancare la base materiale.


Norese & Pietroiusti Tenkalaut, 2005

Opera esposta: Tenkalaut, 2005, libro tascabile, stampa digitale, edizione d’artista, 100 esemplari

Cesare Pietroiusti (Roma, 1955), vive a Roma. Indaga situazioni paradossali o problematiche nascoste nelle pieghe della ordinarietà dell’esistenza che si esprimono in pensieri senza un motivo apparente, piccole preoccupazioni, quasi-ossessioni considerate insignificanti. Ha esposto tra gli altri a: Biennale di Venezia, Serpentine Gallery (Londra), Louisiana Museum (Copenhagen), Art in General (New York), CCAC (San Francisco), Galleria Emi Fontana (Milano), Tuscia Electa (Chianti), Smart Project Space (Amsterdam), Z33 (Hasselt, Belgio), Platform (Vaasa, Finlandia), Museion (Bolzano), Fondazione Pistoletto (Biella), Cantieri Goldonetta (Firenze), Skuc Galerija (Lubiana), Trafo House of Contemporary Art (Budapest).
Giancarlo Norese (Novi Ligure, 1963), vive a Milano. A partire dalla metà degli anni 80 realizza i suoi primi progetti di collaborazione con altri artisti. Il suo lavoro è stato esposto alla Galleria Neon (Bologna), e in altri spazi espositivi quali Villa Medici/Académie de France (Roma), la Biennale di Venezia, P.S.1 Clocktower Gallery (New York), Fondazione Pistoletto (Biella), Galleria Continua (San Gimignano), Skuc Galerija (Lubiana), Le Botanique (Bruxelles). Ha pubblicato alcuni libri editi da Charta, Galleria Massimo De Carlo e Placentia Arte.

CLAUDIA & JULIA MÜLLER
L’opera di Claudia e Julia Müller si presenta nella sua ordinaria quotidianità e tuttavia si estende in modo enciclopedico. Le loro preoccupazioni girano attorno a problematiche intersoggettive e sociali e rispecchiano con motivi imbevuti di memoria lo stato d’animo della loro generazione. Le sorelle Müller sono nate negli anni Sessanta e il fatto che siano figlie di un prete protestante e cresciute in una canonica vicino a Basilea non è indifferente. Il loro lavoro fu fin dall’inizio impregnato dalla loro infanzia: da un lato disegnavano animali domestici, i loro amici, situazioni del quotidiano; dall’altro si ispiravano a immagini estrapolate dai media (Lou Reed, New York, case popolari) o dalla bibbia. La loro collaborazione è dominata da un “noi” collegiale. La ricerca di una responsabilità collettiva guida il loro accesso al mondo: dicono che “la prospettiva soggettiva conta molto” e “i temi che trattiamo e le immagini che usiamo devono attraversarci.” Lo sguardo delle due sorelle sembra a volte ingenuo, ma in verità è pieno di empatia. La loro spontanea disinvoltura, continuamente ribadita, rappresenta il loro stile consapevole e le ha rese famose nel mondo dell’arte. Riproducono, copiano e assemblano e, così facendo, celebrano uno stile popolare che affascina perché si muove in un mondo conosciuto e condiviso dal pubblico. La mostra personale di Claudia e Julia Müller nel Kunstmuseum Thun (2004) esibiva due autoritratti di dimensione murale: Julia è immersa nei suoi pensieri in un bistrot, vestita con un maglione norvegese, mentre Claudia si mette in scena con un vestito africano. La sua espressione è talmente ottimistica che le si associa immediatamente un bazar missionario. Il mondo immaginario delle figlie del prete non è distruttivo nonostante il loro atteggiamento critico. Nei loro lavori è percepibile la loro posizione intrisa dalla fede nel bene: “Continuamo a vivere i valori dei nostri genitori, anche se in modo un po‘ diverso.“ (Claudia Spinelli, Die Weltwoche, Nr. 15, 2004)


Julia & Claudia Müller, Kunstmuseum Thun, 2004

Opera esposta: My Big Sister, 2005, pittura murale

Claudia Müller (Basilea, 1964) & Julia Müller (Basilea, 1965), vivono a Basilea. Hanno tenuto mostre personali, tra le altre, al Grazer Kunstverein (Graz), alla Galleria Peter Kilchmann (Zurigo), alla Annette Gelink Gallery (Amsterdam), al Kunstmuseum Thun, alla Galleria Monika Reitz (Francoforte), al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia (Madrid) e da Michele Maccarone (New York), e collettive al Museo de Arte Moderno de Buenos Aires, al Kunstverein Heilbronn e alla Biennale de Montreal.

SIMONE EBERLI & ANDREA MANTEL
“Per capire meglio un’opera d’arte, bisogna cercare di copiarla“, disse già Alberto Giacometti. La coppia delle due artiste Eberli & Mantel annoda la sua attività alla tradizione artistica di appropriazione e di copia, riproducendo con il mezzo della fotografia modelli paradigmatici dell’arte moderna. L’impulso per ricostruire il dipinto “Betty“ di Gerhard Richter (1988), che ora si chiama “Leah“, proveniva da una camicia regalata a Simone Eberli che assomigliava in modo impressionante a quella del quadro di Richter. Lo stimolo da cui nacque il lavoro non fu la produzione di un autoritratto con un chiaro riferimento a un quadro importante della storia dell’arte, quanto l’idea di stimolare e di ricreare la stessa atmosfera percettibile nella pittura. Si tratta di una specie di anti-ritratto, visto che lo sguardo si pone sul retro della testa bionda della donna. Mentre la pittura a olio di Richter si serviva di una foto come modello, la foto di Eberle & Mantel si serve della pittura come prototipo per la fotografia: il cerchio si chiude. La ricostruzione del secondo quadro di Richter, “Ema, nudo su una scala“ (1966) ora nominato “Ella“, fu la similitudine della scala a casa di una delle artiste con quella rappresentata sul quadro. Oltre al ruolo della moglie di Richter, ora recitato da Andrea Mantel, la foto imita la sfumatura del nudo, la bellezza misteriosa della donna, che a sua volta ricorda il quadro cubistico di Marcel Duchamp del 1912. Le due artiste hanno ricostruito con minuzia il setting, il punto di vista, il numero dei gradini e il disegno della luce. Eberli & Mantel spiegano nel dialogo il loro concetto: “Le nostre ricostruzioni mostrano figure che non sono né Betty né Ema, ma nemmeno Simone e Andrea. Nel confronto con i modelli nasce qualcos’altro, una cosa a sé con la propria esigenza di autonomia. Così facendo, nascono Leah e Ella come personaggi artificiali che sviluppano la loro vita propria nelle fotografie. Per noi non conta solo l’immagine come si dà alla visione, ma soprattutto l’immagine nella sua dimensione immaginativa.“


Eberli & Mantel: Ella, 2001 Eberli & Mantel: Leah, 2001

Opere esposte: Ella, 2001, fotografia, 207 x 130 cm; Leah, 2001, fotografia, 70 x 103 cm; senza titolo, 2005, fotografia, 69,6 x 45,9 cm; senza titolo, 2005, fotografia, 69,6 x 45,9 cm.

Simone Eberli (Alstätten SG, 1972), ha studiato da Rosemarie Trockel all’Accademia di Belle Arti di Düsseldorf e ha continuato i suoi studi all’Ecole National Supérieure des Beaux-Arts a Parigi e alla Scuola d’arte di Zurigo (Höhere Schule für Gestaltung).
Andrea Mantel (New Jersey USA, 1966) è stata uditrice libera da Rosemarie Trockel all’Accademia di Belle Arti di Düsseldorf, ha vinto la borsa di studio della BINZ 39/Pro Bassa Engadina e concluso gli studi alla Scuola d’arte di Zurigo (Höhere Schule für Gestaltung).

Entrambe le artiste vivono e lavorano a Zurigo e hanno vinto per quest’anno la borsa di studio all’Istituto Svizzero di Roma. Hanno tenuto esposizioni al Neuer Aachener Kunstverein, a Junge Fotografie Düsseldorf, alla Galleria art one (Zurigo), alla BBK Düsseldorf, alla Galleria Einhorn (Sciaffusa), alla Drive-In Galerie (Zurigo), alla station 21 (Zurigo), al Kunstverein Gelsenkirchen, alla Kunstgruppe e.V. (Cologna) e al Forum VEBIKUS, Kunstverein Sciaffusa.

ZELJKA MARUSIC & ANDREAS HELBLING
“Che cos’altro è l’amore se non comprendere ed essere felici che qualcun‘altro vive, opera e sente in modo diverso e contrario di noi?“ chiede Friedrich Nietzsche da filosofo dell‘esistenza. Le tre sculture video di Zeljka Marusic & Andreas Helbling, installate nella mostra Io & te, ci parlano di amore e di duplicità tra uomo e donna, tra animali e tra creature misteriose e sono impregnate di una visione romantica dell‘amicizia. La scultura video “imagine“ (2004) ci rende partecipi di un flirt intimo tra un uomo e una donna in un bar, nel quale una femminilità autonoma incontra una mascolinità dolce. Nella proiezione accompagnata dalla luce delle candele non è pertanto esplicitato se si tratta di una coppia amorosa o soltanto di amici intimi. Mentre nell’amore due diventano uno, nell’amicizia uno diventa due, nel senso che ogni amico vive le particolarità dell’altro e arricchisce il proprio sé. Nell‘installazione “animal stories“ (2004) intravediamo in una scatola di legno un uomo nudo con una donna seminuda, i cui visi sono coperti da maschere, che s’incontrano davanti una culisse mutante in continuazione. Già il romantico Schleichermacher ci dice che l’uomo “è una bestia insaziabile di socialità e amicizia.“ Nella videoscultura “black fire“ del 2004, costruita con cartone e nastro, vediamo invece due esseri misteriosi che girano attorno a se stessi in un ballo di polarità su una sorte di collina vulcanica. I due personaggi si rivelano incapaci di scegliere tra attrazione e repulsione e permangono in un’ambiguità indecisa. Nei lavori di Marusic & Helbling gli individui si completano nella loro diversità. Da virtuosi della rappresentazione dell’amicizia gli artisti ci presentano due tipi di rapporti: da un lato la loro collaborazione da artisti che crea un’opera in comune e dall’altro lato la complementarietà individuale nella vita. “Per costituire la sua propria individualità, l’uomo deve integrarci continuamente altre individualità“ scrive Novalis. Soltanto l’interazione con gli altri permette all’uomo la formazione della propria personalità.



Opere esposte: Imagine, 2004, scultura video con video white trash integrato, 120 x 35 x 25 cm; Animal Stories, 2004, Scultura video con video Coppia integrato, 189 x 55 x 86 cm; Black Fire, 2004, Scultura video con video Chimären integrato, 180 x 45 x 130 cm.

Zeljka Marusic (Kroazia, 1967) & Andreas Helbling (Sciaffusa, 1967), vivono e lavorano a Zurigo.
Mostre personali al Kunstpanorama (Lucerna), alla Galleria Susanna Kulli (Zurigo), al Museum zu Allerheiligen/Kunstverein (Sciaffusa), al Vebikus (Sciaffusa) e mostre collettive al MUSÉE CoCo - Musée des Complices et Collaborateurs (Zurigo) alla Nurture art Gallery (New York), alla Cafe Gallery Projekts (Londra), al Kunstmuseum Solothurn, al Kunstmuseum St. Gallen, al Museum zu Allerheiligen (Sciaffusa), allo Coleman Project Space (Londra), alla Kartause Ittingen e al Kunstmuseum des Kantons Thurgau.


>> PARADOSSI DELL’AMICIZIA

IL CONCETTO DELLE QUATTRO MOSTRE

La qualità della vita richiede delle virtù. Una delle virtù più importanti è saper coltivare l‘amicizia, e questo vale anche per i sentimenti di simpatia tra cittadini di diversa provenienza. Sembra quasi che ogni italiano abbia legami con uno svizzero tramite una conoscenza comune. È indiscutibile che la Svizzera moderna non sarebbe pensabile senza i suoi concittadini italiani: i bambini degli immigrati si definiscono fieramente «secondos» e «secondas». D’altra parte l’Italia non è immaginabile senza i cittadini nordici sulle sue spiagge. Italianità e Swissness: un’amicizia paradossale!

«Per metà paese di sporcizia, per metà paese degli dei», disse il filosofo Jacob Burck-hardt della «sua» Italia: una contraddizione in sé. Ancora oggi il vicino meridionale della Svizzera appare come un paradosso. L’Italia è la legge-rezza dell’essere in un’estate senza fine. Ma l‘Italia è ugualmente associa-ta a una burocrazia di piombo, alla corruzione e alla mafia. Il marmo dei palazzi e delle chiese è altrettanto Italia quanto le case popolari a Napoli. Mentre il nord brilla di high-tech e haute couture, sembra persistere un’ombra sul meridione maltrattato. L’Italia è sciopero, fascismo, fantasia; ma è anche un’antica e grande cultura che oggi manda in onda programmi televisivi di pessimo livello.

Il rapporto dello scrittore Robert Walser con la Svizzera non era ingenuo, ma ironico, a volte derisorio: «La sua astinenza è la sua stabilità, la sua modestia il suo ideale incomparabile», scrisse Walser sulla piccola, coraggiosa Svizzera. Anche la Svizzera sembra a tanti osservatori come un paese stranamente contradditorio: dinamico e competitivo nella concorrenza economica internazionale; grossolano, prudentissimo e pieno di risentimenti nella politica estera. Qui si trovano orologi, fonduta e cioccolato, Heidi e segreto bancario: facciate eleganti e affari oscuri.

Gli artisti sono gli inventori di quei modi di vedere che ci fanno intuire un mondo diverso. L’arte si trova sempre un po’ a sud della ragione, purché il mondo diventi più consapevole. L’arte contiene diversi aspetti paradossali: può essere utile o non servire a niente, può essere piena di desideri, ricca di significati e di valori.
I concetti delle quattro mostre si codificano attorno al paradosso: rumore & silenzio, arte & vita, io & te, qui & là. Il dialogo tra contrasti e apparenti contraddizioni costituisce la qualità dell‘arte. Rumore & silenzio dipinge immagini sonore. Nello spazio intermedio tra arte & vita si sviluppa l’estensione di preoccupazioni artistiche verso la società. Il dialogo tra io & te si basa su contrasti fertili. Qui & là indaga la dualità dell‘identità.

rumore & silenzio
CCS - Centro Culturale Svizzero, Milano - dal 12 maggio al 25 giugno 2005
La mostra presenta incroci tra immagine e suono
Artisti CH: Anton Bruhin (Schübelbach), Maria Dundakova (Aarau), Luisa Figini (Ticino)
I: Emilio Fantin (Bologna), Daniele Pario Perra (Bologna), Steve Piccolo & Gak Sato (Milano)

arte & vita
Galleria del Credito Valtellinese, Milano - dal 15 settembre al 29 ottobre 2005
L’esposizione documenta delle opere d’arte della vita
Artisti: CH: Jean Odermatt: La Claustra sul Gottardo; Daniel Spoerri: Giardino a Seggiano (GR),
I: Michelangelo Pistoletto: Cittadellarte a Biella; Bert Theis: OUT = Office for Urban Transformation a Milano.

io & te
Viafarini, Milano - dal 24 novembre al 22 dicembre 2005
L’evento presenta l’operare delle coppie di artisti
Artisti: CH: Simone Eberli & Andrea Mantel (Düsseldorf), Claudia & Julia Müller (Basilea), Zeljka Marusic & Andreas Helbling (Zurigo)
I: Andrea Caretto & Raffaella Spagna (Torino), Ottonella Mocellin & Nicola Pellegrini (Milano), Giancarlo Norese (Milano) & Cesare Pietroiusti (Roma)

qui & là
O’Artoteca, Milano – dal 16 gennaio al 4 marzo 2006
Una mostra con lavori di artisti immigrati
Artisti: CH: Tatjana Marusic (Menziken AG/Croazia), Loredana Sperini (Zurigo/Italia), Costa Vece (Zurigo/Italia)
I: Kristine Alksne (Milano/Lettonia), Tarin Gartner (Milano/Israele), Armin Linke (Milano/Germania)




>> L‘ORGANIZZAZIONE
Il progetto Paradossi dell’amicizia è una coproduzione dell’Istituto Svizzero di Roma (ISR) - Centro Culturale Svizzero di Milano e della Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia di Zurigo, in collaborazione con gli spazi espositivi Credito Valtellinese, Viafarini e O’Artoteca di Milano. Con il sostegno del Migros Percento culturale e Driade Milano.

>> I CURATORI
Paolo Bianchi, nato nel 1960 a Jesolo (I), vive a Baden (CH), è critico d’arte e curatore indipendente. È stato Senior Curator all’O.K Centrum für Gegenwartskunst a Linz (Austria) e Guest professor per prassi curatoriale all’Università d’Arte a Linz. È Guest editor della rivista d’arte Kunstforum International.

Barbara Fässler, nata nel 1963 a Zurigo (CH), vive a Milano (I), artista, lavora con fotografia, video e installazioni. Espone dal 1990. È stata co-curatrice nel ProjektRaum, artist-run space a Zurigo.
 
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