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Pordenone - dal 9 dicembre 2005 al 26 febbraio 2006
Ado Furlan 1905-1971 - Scultura in Friuli Venezia Giulia. Figure del Novecento


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PALAZZO DELLA PROVINCIA
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+39 0434231418 , +39 0434231410 (fax)
cultura@provincia.pordenone.it
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Il centenario della nascita dello scultore pordenonese Ado Furlan (1905-1971) viene celebrato con una esposizione in tre sedi allo scopo di presentare al pubblico la sua opera e di contestualizzarla nell’arte friulana e italiana del suo tempo
orario: dal martedi’ al sabato 15-19; domenica e festivi (26/12 e 6/1) anche 10-13
chiuso 25 e 31 dicembre e 1 gennaio
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: ingresso libero
vernissage: 9 dicembre 2005. ore 18,30
editore: SILVANA EDITORIALE
curatori: Alessandro Del Puppo
autori: Ado Furlan
patrocini: Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
Il centenario della nascita dello scultore pordenonese Ado Furlan (1905-1971) viene celebrato con una esposizione in tre sedi allo scopo di presentare al pubblico la sua opera e di contestualizzarla nell’arte friulana e italiana del suo tempo.

La prima di queste mostre, organizzata dal Comune e curata dal prof. Flavio Fergonzi dell’Università di Udine, si terrà nel complesso della chiesa di San Francesco e vuole essere una retrospettiva del lavoro dello scultore. In una cinquantina di opere, provenienti dal collezionismo pubblico e privato, si cercherà di tracciare la parabola stilistica dell’artista, avvalendosi di confronti visivi da Rodin a Wildt a Messina.

La seconda mostra, prevista nella nuova sede della Provincia in Corso Garibaldi è curata dal dottor Alessandro Del Puppo dell’Università di Udine, si pone il proposito di ricostruire la tradizione scultorea del Novecento in Friuli-Venezia Giulia da Luigi De Paoli, attraverso i fratelli Basaldella fino alle ricerche degli anni Cinquanta, esperienze che hanno accompagnato, e spesso si sono intrecciate, con il lavoro di Ado Furlan.

La terza mostra, prevista presso il Centro Iniziative Culturali Pordenone - Galleria Sagittaria e curata dal dottor Giancarlo Pauletto, si propone di documentare più analiticamente i contatti che Furlan ebbe negli anni del cruciale soggiorno romano (1938-1943) quando frequentò assiduamente importanti artisti lì operanti, da Cagli a Fazzini, da Guzzi a Montanarini, espose con loro ed elaborò al loro fianco uno stile particolare e sofisticatamente classicheggiante.

L’interesse precipuo di questa terna di manifestazioni consiste nel rileggere una importante personalità della scena artistica e culturale friulana del Novecento e, contestualmente, riflettere sui linguaggi, le tipologie, le tecniche della scultura moderna, un argomento, quest’ultimo, che è molto raramente oggetto di esposizioni.


Lo scultore e le passioni del suo tempo
Comune di Pordenone – Convento San Francesco
Curatore prof. Flavio Fergonzi

Ado Furlan (1905-1971) è stato un artista che ha caratterizzato in modo rilevante la vita culturale di Pordenone, e del Friuli occidentale, nel Novecento. Formatosi all'Accademia di Venezia, ha partecipato alle vicende della scultura della sua regione sia con la produzione di opere da esposizione (ritratti e bronzetti di figura), sia con una importante attività di scultore monumentale, civile, religioso e funerario: i pordenonesi ricordano di lui le figure allegoriche che hanno decorato, per decenni, la facciata della Casa del Balilla progettata da Cesare Scoccimarro, due delle quali sono riproposte all'attenzione negli spazi di questa mostra.
La sua sfera di azione fu, però, nazionale. Furlan è stato infatti presente in occasioni cruciali dell'arte italiana degli anni Trenta e Quaranta: una sua scultura fu esposta alla V Triennale di Milano del 1933, l'occasione più innovativa di incontro tra progettazione architettonica e decorazione artistica di tutto il secolo; una sua testa venne accettata alla II Quadriennale romana del 1935, l'esposizione nella quale l'arte del ventennio fascista fece i conti con il tonalismo pittorico e l'arcaismo scultoreo. Dal 1939 al 1942 Furlan visse a Roma, unendosi agli artisti della seconda Scuola Romana (fu amico fraterno di Fazzini, Montanarini, Savelli, Mazzacurati), lavorando nei principali cantieri del regime (Luigi Moretti gli commissionò due importanti fontane per il Foro Mussolini) e venendo a contatto con l'elaborazione delle poetiche del nuovo realismo di Guttuso e dei suoi amici. Nel dopoguerra, ritiratosi a Pordenone, continuò una ricerca plastica di una dimensione più privata, raggiungendo esiti di sofisticato lirismo di modellazione. La sua scultura, dal 1930, alla metà degli anni Cinquanta, ha attraversato snodi importanti della coeva ricerca plastica italiana. Partito dalla solida passione realista del suo maestro, Eugenio Bellotto, è approdato a uno stile più sobrio e sintetico, per rivolgersi poi al Quattrocento e al barocco romano e riscoprire, nel secondo dopoguerra, le fonti della moderna ricerca scultorea internazionale, da Rodin a Maillol a Renoir.
Questa mostra non vuole solamente indagare retrospettivamente l’opera di Furlan ma vuole anche interrogarsi su questioni di scultura a lui contemporanee. L'intento, cioè, è di provare a tracciare le coordinate visive entro le quali egli ha operato, analizzando la sua attività alla luce di quelle che furono le passioni scultoree del suo tempo. Il visitatore troverà esposte opere di Auguste Rodin e di Vincenzo Gemito a testimonianza della passione ottocentista che ritornò di moda in Italia negli anni Trenta; potrà confrontare sculture di figura di Arturo Martini e di Francesco Messina con quelle di Furlan per comprendere il gioco sottile dei riferimenti con questi acclamati maestri; potrà misurare l'originalità del Furlan ritrattista nel confronto con teste di Romano Romanelli, Pericle Fazzini, Marino Mazzacurati. L'evoluzione stilistica dello scultore sarà, così, messa alla prova attraverso i più autorevoli modelli dell'epoca in cui ha operato.


Scultura in Friuli Venezia Giulia. Figure del Novecento
Provincia di Pordenone – Spazio espositivo di Corso Garibaldi
Curatore prof. Alessandro Del Puppo

Scopo di questa mostra è tracciare un itinerario attraverso la scultura nel territorio del Friuli Venezia Giulia nella prima metà del Novecento.
Il percorso si apre con una sala dal titolo Congedo dall’Ottocento. Qui per la prima volta sono riunite le due opere con cui lo scultore pordenonese Luigi De Paoli si impose nello scorcio del secolo. La caduta di Icaro e Icaro portato dalle onde sono idealmente chiamati a documentare la conclusione del secolo e segnare l’avvio del Novecento.
La seconda sala, Figure dell’oblio, raccoglie alcune opere che testimoniano la persistenza di temi e stili della tradizione simbolista. A partire da un testo capitale come La sonnambula di Alfonso Canciani, si può seguire l’evoluzione di un soggetto di particolare fortuna: l’immagine della donna assorbita nella contemplazione o nel distacco del sonno e del sogno, si ritrova nei pregevoli marmi, levigati fin quasi all’astrazione, di Aurelio Mistruzzi e di Franco Asco. A queste opere si legano alcune figure in bronzo di Mario Ceconi di Montececon, che adotta il vigoroso linguaggio rodiniano per allegorie di denso spessore letterario, non senza tratti di naturalismo morboso.
Tre grandi bronzi di figure distese al vero rappresentano il fulcro dell’esposizione. Il Pescatore d’anguilla di Dino Basaldella, il Narciso di Mirko e l’Uomo che dorme di Marcello Mascherini sono chiamate a testimoniare, con la loro eccezionale qualità, un tema di congiunta meditazione intorno all’eredità della tradizione classica, senza dimenticare le più urgenti tensioni della plastica moderna, a partire da Arturo Martini. Presentate alle grandi mostre nazionali degli anni Trenta, queste opere fecero guadagnare la più vasta notorietà agli autori, rendendoli partecipi all’acceso clima di rinascita della scultura italiana tra le due guerre.
Una menzione particolare va inoltre ai due bronzi, di più piccole dimensioni, di Mirko e Dino: La strage degli innocenti e San Sebastiano. Essi consentono un confronto ravvicinato dell’opera dei due fratelli nello scorcio degli anni Trenta, a testimonianza di una maturità stilistica segnata da una grande forza visiva e un notevole impatto emotivo.
Nel corridoio è allineata, sotto la dizione di Figure del quotidiano, una cospicua serie di ritratti in bronzo, gesso, terracotta e marmo, nel desiderio di rappresentare alcuni distinti fenomeni della scultura regionale fra le due guerre. Queste opere infatti riflettono l’ampia diffusione del ritratto presso le esposizioni Sindacali degli anni Venti e Trenta, e di conseguenza il ricco sostrato di committenza privata, che andava affiancandosi ai grandi cantieri monumentali come vera e propria attività parallela, con un linguaggio e uno stile propri. Inoltre, come dimostrano i volti di Afro, Fred Pittino, Veno Pilon, questi ritratti costituiscono il simbolo più evidente dello stretto intreccio fra pittori e scultori.
Punto focale di questo percorso è il ritratto di Alba di Pace di Antonio Franzolini, un’opera di eccezionale intensità, che conduce a un piccolo nucleo di figure femminili, stanti e al vero, dove lo spiccato naturalismo dei dettagli non è esente da palmari richiami al nitore della misura classica.
Un episodio sviluppato a parte è l’iconografia del lavoro e dei lavoratori. Nelle opere dei Fonditori di Canciani e di Marin è possibile leggere il riflesso di un incipiente mutamento sociale e culturale governato dai processi industriali, che si intreccia alla tradizione dei mestieri agricoli (il Seminatore di Mascherini), come alla presenza assai attiva delle manifatture locali (così s’inserisce un omaggio alle ceramiche Galvani).
Tre opere di Mirko e Mascherini degli anni Cinquanta spingono alle conclusioni di questa mostra. Sono sculture che dialogano alla pari con la moderna ricerca plastica europea, ma che al tempo stesso rifiutano di astrarsi dal dato di realtà. L’esplicita frontalità di queste opere, con la loro implacabile bidimensionalità pittorica, resta come ultimo residuo della tradizione figurativa.


Artisti e amici romani. Opere 1930-1945
Centro Iniziative Culturali Pordenone - Galleria Sagittaria
Curatore prof. Giancarlo Pauletto

Questa sezione si propone di documentare più analiticamente i contatti che Furlan ebbe negli anni del cruciale soggiorno romano (1938-1943) quando frequentò assiduamente importanti artisti lì operanti, da Cagli a Fazzini, da Guzzi a Montanarini, espose con loro ed elaborò al loro fianco uno stile particolare e sofisticatamente classicheggiante.
La mostra prevede importanti dipinti a olio di Mario Mafai, come il ritratto Miriam che dorme, del 1928, e Castro Pretorio, 1931; l’Autoritratto al cavalletto e Donne con il ventaglio 1938 di di Alberto Ziveri, il Pescatore 1938 e Natura Morta 1942-43, La stanza di Ferruccio Ferrazzi, 1940, e due importanti opere di Renato Guttuso, il Ritratto di Amerigo Terenzi e gli Zolfatari del 1948.
Accanto a questi dipinti, sono raccolte importanti testimonianze della coeva ricerca plastica, come i bronzi di Pericle Fazzini, Antonietta Raphael, Marino Mazzacurati, e Mirko.
Un importante contrappunto è infine offerto dall’opera grafica, che raccoglie numerosi fogli degli artisti succitati.
 
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