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arte contemporanea, collettiva GALLERIA CIVICA GIAN BATTISTA BOSIO - PALAZZO TODESCHINI ​ Piazza Malvezzi 38 Desenzano Del Garda 25015

Desenzano Del Garda (BS) - dal 18 dicembre 2005 al 26 febbraio 2006

Prìncipi degli studi

Prìncipi degli studi

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GALLERIA CIVICA GIAN BATTISTA BOSIO - PALAZZO TODESCHINI
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Piazza Malvezzi 38 (25015)
+39 0309143268 , +39 0309994275 (fax), +39 0309994275
cdes.serviziculturali@onde.net
www.comune.desenzano.brescia.it
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La mostra, che raccoglie dipinti per lo più inediti, collocabili cronologicamente nell’arco di un settantennio (1802-1871), oltre a documentare l’importanza di una tradizione prestigiosa, è anche l’occasione per affrontare un aspetto poco conosciuto della ritrattistica dell’Italia settentrionale
orario: da martedì a domenica ore 15.30 – 19.30
martedì, sabato e domenica anche 10.30 – 12.30
chiuso il lunedì
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 18 dicembre 2005. ore 17
editore: SKIRA
curatori: Bernardo Falconi, Sergio Onger, Anna Maria Zuccotti
autori: Giosuè Bianchi, Angelo Capisani, Mauro Conconi, Giuseppe Diotti, Raffaele Giannetti, Luigi Manzini, Gabriele Rottini, Carlo Silvestri, Stefano Zuliani
genere: collettiva, arte moderna

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comunicato stampa
Il comune di Desenzano del Garda organizza per il periodo 18 Dicembre 2005 - 26 febbraio 2006, negli spazi espositivi della Galleria Civica di Palazzo Todeschini, sito nella centralissima Piazza Malvezzi, una mostra dal titolo:

“Prìncipi degli studi. Ritratti di allievi nei collegi dell’Ottocento”

Voluta dall’amministrazione comunale in occasione della presentazione di un nucleo di sette dipinti recentemente restaurati, un tempo conservati nella quadreria del locale Collegio Bagatta, la mostra si propone di documentare, attraverso l’esposizione di una trentina di opere di diversa provenienza, una tradizione ampiamente diffusa nei collegi maschili riservati ai figli dei ceti dirigenti sin dal primo Settecento, che voleva perpetuata la memoria dei migliori allievi distintisi nell’intero corso di studi, attraverso la commissione dei loro ritratti, destinati a essere conservati nelle quadrerie degli istituti, quali veri e propri “exempla virtutis”, al fine di stimolare negli studenti lo spirito d’emulazione.

I dipinti di proprietà del comune di Desenzano, raffiguranti don Girolamo Bagatta (1772-1830), fondatore dell’omonimo collegio, don Felice Deder (1783-1848), suo principale collaboratore, e cinque “Prìncipi della gioventù”, scalati tra il 1817 ed il 1839, facevano parte di una serie in origine composta da una quindicina di opere, comprese cronologicamente tra il 1812, anno di fondazione del collegio-convitto di Desenzano, e il 1860, quando l’istituto divenne di proprietà comunale.

Affiancano i ritratti del Collegio Bagatta altre venti opere, pressoché coeve e d’analogo soggetto, selezionate dai curatori nelle quadrerie di quattro tra i più importanti collegi maschili dell’Italia settentrionale: il Collegio San Carlo di Modena, il Collegio Zucchi di Monza (i ritratti superstiti della dispersa quadreria di questo istituto sono oggi conservati presso il Collegio San Francesco dei padri Barnabiti di Lodi), il Real collegio Carlo Alberto di Moncalieri (Torino), e il Convitto nazionale Maria Luigia di Parma (già Collegio dei nobili).

La mostra, che raccoglie dipinti per lo più inediti, collocabili cronologicamente nell’arco di un settantennio (1802-1871), oltre a documentare l’importanza di una tradizione prestigiosa, è anche l’occasione per affrontare un aspetto poco conosciuto della ritrattistica dell’Italia settentrionale in età neoclassica e romantica, mettendo a confronto opere d’ambito lombardo, emiliano, ligure e piemontese.

Tra gli autori delle tele esposte si segnalano il cremonese Giuseppe Diotti (1779-1846), uno dei protagonisti indiscussi della pittura italiana d’età neoclassica e primo direttore, sin dal 1811, dell’Accademia Carrara di Bergamo, il monzese Giosuè Bianchi (1806-1875) - padre del più noto Mosè – insegnante di disegno e litografia presso il Collegio Zucchi di Monza, il modenese Luigi Manzini (1805-1866), insegnante di disegno, pittura e miniatura presso il Collegio San Carlo di Modena, il piemontese Angelo Capisani, allievo dell’Accademia Albertina di Torino, ritrattista di fiducia di Carlo Alberto e di Vittorio Emanuele II, due milanesi formatisi entrambi all’Accademia di Brera, ovvero Mauro Conconi (1815-1860) e Carlo Silvestri (1821-1886), che svolse un’intensa attività tra Lombardia e Piemonte realizzando importanti commissioni per casa Savoia, il ligure Raffaele Giannetti (1837-1915), allievo a Torino di Carlo Arienti e a Roma di Francesco Coghetti, ricercato autore di opere di soggetto storico-letterario, nonché apprezzato ritrattista, e, infine, i bresciani Gabriele Rottini (1797-1858), dominatore assoluto della scena ritrattistica locale in età romantica, e Stefano Zuliani (1806-1878), nativo di Padenghe del Garda, formatosi all’Accademia di Brera, pittore molto apprezzato ai suoi tempi, soprattutto come autore di ritratti e di scene di genere, che attende ancora di essere adeguatamente rivalutato.

Tra i 25 giovani effigiati, appartenenti a importanti casate aristocratiche o a facoltose famiglie della borghesia agraria, commerciale e industriale di diverse regioni dell’Italia settentrionale (Lombardia, Emilia, Liguria, Piemonte e Veneto), si segnalano, a titolo d’esempio, il conte Luigi Miniscalchi (1786-1878), di Verona, i cui discendenti fondarono alla metà del secolo scorso il Museo Minisclachi Erizzo, l’alessandrino Carlo Franzini (1787-1828), partecipe della rivoluzione piemontese del 1821, morto esule a Londra, Antonio Franzini (1788-1860), suo fratello, nominato da Re Carlo Alberto ministro della Guerra e della Marina nel 1848, il nobile Camillo Ugoni (1784-1855), celebre patriota e letterato bresciano, il conte Bernardo Pallastrelli (1807-1877), illustre storico, archeologo e numismatico piacentino, Brizio Cocchi (1807-1867), medico-chirurgo bresciano, autore di apprezzati studi specialistici e socio dell’Ateneo cittadino, il conte Lodovico Petrobelli (1810-1850), che raccolse nel suo palazzo di Bergamo un’importante galleria di opere d’arte, Alessandro Garbin (1822-1893), di Schio, sacerdote, appartenente a una delle più importanti famiglie di industriali lanieri del vicentino, imparentata coi Rossi e i Marzotto, il conte Eugenio Ferrero Ponsiglione (1829-1881), torinese, che concluse la sua importante carriera nell’amministrazione del Regno d’Italia come Prefetto di Siena, il conte Onorio Giacobazzi (1831-1883), figura di spicco alla corte dell’ultimo duca di Modena, Francesco V d’Austria-Este, e, infine, Giovanni Mazzotti Biancinelli (1839-1919) e Pietro Capretti (1842-1891), entrambi esponenti di primo piano del movimento cattolico bresciano.

I “Prìncipi degli studi” sono rappresentati nell’uniforme collegiale, con la medaglia ricevuta in occasione della loro elezione, secondo diversi schemi compositivi, talora su sfondo neutro, ma più spesso all’interno di uno studio, circondati da libri, strumenti musicali e altri oggetti chiaramente allusivi alle discipline predilette.
 
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