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arte contemporanea, collettiva ISTITUTO VENETO DI SCIENZE LETTERE ED ARTI - PALAZZO FRANCHETTI ​ San Marco 2847 Venezia 30124

Venezia - dal 4 marzo al 9 luglio 2006

Pontus Hulten
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ISTITUTO VENETO DI SCIENZE LETTERE ED ARTI - PALAZZO FRANCHETTI
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San Marco 2847 (30124)
Campo Santo Stefano
+39 0412407711 , +39 0415210598 (fax)
ivsla@istitutoveneto.it
www.istitutoveneto.it
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Artisti da una collezione
orario: tutti i giorni 10-19
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: Intero € 9
Ridotto € 7
Scuole € 3
vernissage: 4 marzo 2006. ore 12-14
editore: SKIRA
ufficio stampa: ARTHEMISIA, MARA VITALI
curatori: Stefano Cecchetto
autori: Constantin Brâncuºi, Daniel Buren, Walter De Maria, Catherine Marie-Agnès de Saint Phalle, Marcel Duchamp, Max Ernst, Sam Francis, Jasper Johns, Arne Jones, Piotr Kowalski, Sebastian Matta, Claes Oldemburg, Francis Picabia, Milton Ernst Rauschenberg, Edward Joseph Ruscha, Giuseppe Santomaso, Kazimir Severinovich Malevich, Tom Shannon, Jean Tinguely, Coosje van Bruggen, Emilio Vedova, Andy Warhol, Rebecca Warren
patrocini: Comune di Venezia
Provincia di Venezia
Regione Veneto
genere: arte contemporanea, collettiva
web: www.pontushulten.it

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comunicato stampa
I capolavori della collezione Pontus Hulten sono i protagonisti della mostra prodotta e organizzata da Arthemisia, aperta a Palazzo Franchetti dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, dal 5 marzo al 9 luglio 2006.

A cura di Stefano Cecchetto, la mostra nasce in collaborazione con il Moderna Museet di Stoccolma per documentare una delle più significative caratteristiche del grande storico dell’arte: la sua capacità fenomenale di essere esattamente dove la storia si sta facendo.
La mostra vuole essere un omaggio alla sua carriera; dopo le celebrazioni ricevute nel 2004 al Moderna Museet di Stoccolma e al Centre Georges Pompidou di Parigi, Venezia: terza tappa fondamentale del percorso professionale di Pontus Hulten, intende in questo modo rendere omaggio ad un portavoce del panorama artistico internazionale che, a cavallo tra la metà degli anni ottanta e i primi anni novanta, ha reso celebre Palazzo Grassi a livello mondiale.

Pontus Hulten era a Parigi già nel 1946 a consolidare le radici del modernismo, ha scoperto l'arte di Marcel Duchamp, era caro amico di Constantin Brancusi e Jean Tinguely e ha testimoniato l'emersione di un mondo nuovo dopo il secondo conflitto mondiale.
Dieci anni dopo, nel 1957, era negli Stati Uniti, constatando come il dominio dell’espressionismo astratto stava per essere sfidato da una nuova generazione di artisti socialmente impegnati capaci di un’arte strettamente legata alla realtà, lontana dagli spazi delle gallerie e più vicina alla strada.
Pontus Hulten divenne famoso al pubblico internazionale per le sue grandi mostre, tra le quali le storiche Movement in Art, American Pop Art e la prima mostra monografica di Andy Warhol. Lasciata la direzione del Moderna Museet di Stoccolma, ha inaugurato e diretto dal 1973 al 1981 il Museo Nazionale d'Arte Moderna del Centre Georges Pompidou di Parigi, quindi il Museum of Contemporary Art di Los Angeles, successivamente Palazzo Grassi a Venezia dall’apertura del 1986 al 1993, poi la Kunst- und Ausstellungshalle der Bundesrepublik Deutschland a Bonn e il Museo Tinguely a Basilea.
La sua personale collezione di opere d’arte, formatasi in gran parte per gli omaggi al grande storico dell’arte da parte degli artisti, rappresenta al meglio il percorso di un protagonista dell’arte di un secolo fecondo e tormentato come è stato il 1900.

L'esposizione veneziana presenta più di cento opere selezionate dalla prestigiosa collezione personale dello storico dell’arte ordinate in tre sezioni che contraddistinguono la tipologia delle sue scelte artistiche:

Gli amici di Hulten
La sezione presenta un percorso espositivo che abbraccia cinquant'anni di frequentazioni; gli artisti si avvincendano in un corollario estetico che riconduce lo spettatore alla dimensione intima e segreta dell'amicizia, raccontata attraverso l'opera artistica.
Sam Francis, Claes Oldenburg, Coosje Van Bruggen, Andy Warhol, Robert Rauschenberg, Niki de Saint-Phalle, Jasper Johns, Jean Tinguely, Ed Ruscha e Rebecca Horn sfilano attraverso un orizzonte parallelo tra quadri, installazioni e fotografie che rivelano l'interesse di un percorso storico-critico: il tutto filtrato attraverso le vicende trentennali di un rapporto autentico fatto di scambi e collaborazioni reciproche tra critico e artista.
È certo che lo sguardo “telescopico” di Hulten ha contribuito a stimolare negli artisti una sorta di “punto di vista” che è servito ad orientare alcune scelte e a “dirottare” consolidate certezze, sempre finalizzate alla produzione di “oggetti visibili” mirati a sedurre lo spettatore, con un gioco continuo articolato tra arte e realtà, opera e prodotto della fantasia, rappresentazione e presenza.

Hulten allo specchio (par lui même)
La seconda sezione è una galleria di ritratti particolari dove lo storico dell’arte è protagonista ideale e concettuale della “visione” artistica dell'opera stessa: Sébastian Matta, Arne Jones, Piotr Kowalski, Walter De Maria, Giuseppe Santomaso e altri, ritraggono o dedicano opere realizzate apposta per Pontus Hulten.
Il soggetto diventa oggetto di introspezione, la sua identità è alterata da infinite tecniche diverse che lo riproducono costantemente uguale a sé stesso e, nella mimesi della rappresentazione, infinitamente diverso.
In questo modo l'artista segna, tratteggia e dedica al soggetto “conosciuto” un'opera che diventa mediatica, e permette a Hulten di perdersi nel labirinto infinito delle sue stesse raffigurazioni.

Tra segno e disegno
La terza sezione, forse la più intima, la più segreta, è una piccola galleria di disegni e opere su carta che lo storico dell’arte svedese ha collezionato per la sua dimensione privata, un occhio indiscreto dentro alla sua dimensione domestica dove si scoprono alcuni tra i protagonisti del Novecento artistico internazionale. Kazimir Malevic, Marcel Duchamp, Francis Picabia, Max Ernst, Constantin Brancusi, Emilio Vedova, Daniel Buren, trasmettono nelle loro “carte” una tensione organica e una passione autentica scaturita da una gestualità del segno capace di svincolare l'immobilismo e la passività del foglio, per comunicare/trasferire il pathos sottratto al linguaggio parlato.

Le tre sezioni sono corredate da una documentazione fotografica intitolata “La strada di Pontus”. Un percorso fotografico della vita e della carriera di Pontus Hulten raccontato attraverso le immagini che lo ritraggono insieme agli artisti, ai capi di stato, alle personalità del mondo artistico e culturale che lo hanno accompagnato nella sua vita personale e artistica.
Una vita raccontata per immagini e, contemporaneamente una storia dell'arte del Novecento.

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