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arte contemporanea, collettiva LIBRERIA ARCHIVI DEL '900 ​ Via Montevideo 9 Milano 20144

Milano - dall'undici al 27 maggio 2006

Gladys Sica - Le linee e l’eco del mistero

Gladys Sica - Le linee e l’eco del mistero
LIBRERIA ARCHIVI DEL '900
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personale e presentazione del libro
orario: da martedì a sabato 10-14 e 15-19 o su appuntamento con l’artista
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 11 maggio 2006. ore 19
catalogo: in mostra
autori: Gladys Sica
genere: arte contemporanea, presentazione, personale

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comunicato stampa
Gladys Sica si presenta con un programma assai nutrito, a trifoglio: c’è infatti da un lato la pittura, dall’altro la poesia e poi sullo sfondo la scultura, da cui proviene e che aleggia, magari come presenza assente, sul tutto. Guardando meglio, però, uno s’accorge che il trifoglio è in realtà un quadrifoglio, se non un penta o esafoglio: il programma pittorico è infatti assai articolato in sé; ci sono da un lato, e risaltano immediatamente all’occhio, gli ampi lavori a campiture e larghe macchie, spatolari come l’arnese, la spatola, con cui sono stati eseguiti; a fianco di essi, e ben distinta, si colloca la produzione più recente, a pennello (olio e colori acrilici), in rapido movimento verso l’informale; ci sono poi le incisioni su linoleum; in un altro settore ancora scopriamo però subito una produzione diversa, quella su cartone, minimalista, essa stessa con le sue articolazioni interiori: alla pittura vera e propria si affianca infatti un modo di formare del tutto peculiare, se non unico. Guardate da vicino: in vari cartoni la profondità non è ottenuta col solito effetto illusionistico, operando con la prospettiva, ma con un lavoro si scavo che scuoia il materiale mettendone a profitto l’interiorità concreta delle scanalature col gioco proprio delle ombre e della luce.

C’è un’unità di fondo che sorregge i diversi lobi del multifoglio? Direi de sì ed è dovuta ad un interessante interazione, ad un intergioco tra le due anime principali dell’artista, quella plastica e quella poetico-musicale.

….L’oceano però è un’unita non solo come motivo pittorico, d’utile occasione (contate i quadri in cui le onde marine, nel loro ampio moto, appaiono sullo sfondo o anche sul proscenio), ma , più profondamente, unità esistenziale e archetipica, che preme “dal basso” e pulsa nell’immaginazione dell’artista: il mare, l’oceano, è infatti onnipresente a livello di connotazione, come si vede da un’analisi semantica. L’oceano è abissale, avvolgente, evoca il lontano, è mosso a perdita d’occhio, eternamente variabile nelle sue sfaccettature infinite. Ebbene, si leggano le poesie e si faccia attenzione al gioco verbale dei riferimenti: il “lontano” vi è ricorrente, con esso le “onde”, la partenza, il ritorno, la nostalgia dell’approdo e dell’impossibile riferimento fisso.

…Non c'é metafora più terribile dello spaesamento in cui si riassume una condizione lirica e umana, profondamente sofferta. E' essa, direi, che riscatta il momento proteiforme dell'operare di Gladys, trattenendolo sul limite della sperimentazione gratuita e della bravura fine a se stessa.
Proteo, il dio marino, anzi il mare, l'oceano reso antropomorfo, per l'Ulisside che é Gladys, é segno della labilità di chi cerca la radice… inseguito dalla nostalgia. (dal Catalogo “artepoesia” in sede).

…Il procedimento non è un semplice gioco d’abilità verbale, ma ha invece una sua profonda verità: il “gioco” degli echi è l’espressione adeguata-inadeguata della possibilità impossibile (v. 16), che non c’è, ma c’è, che è il nulla dell’essere e l’essere del nulla. Ritroviamo qui l’antico Ineffabile dei mistici, trasformato in originale procedimento poetico, quello, appunto, dell’eco.

…Ombra, oblio, lontananza, assenza di colore: sono tutti sinonimi della penombra di cui più sopra si diceva e che è l’atmosfera in cui vive l’uomo oggigiorno, che viene descritto in versi pregiatissimi e con metafore di indubbia originalità.

… Questa opposizione tra due mondi giustapposti dà il paradigma di tutte o quasi le poesie seguenti, da cui scelgo qualche illustrazione.

L’alienazione del mondo esteriore inquina sia il tempo che lo spazio che gli sono propri: il suo tempo ha il carattere dell’anonimità (Agosto di estrema nudità), e della precarietà (o provvisorietà in: Ciò che ci salva); lo spazio, cioè la terra in cui l’uomo alienato vive, è estranea (Una patria per la sua opera; il predicato ritorna: In terra estranea). La condizione alienata invade l’anima nel suo intimo: il cuore è decentrato; si vive nella disintegrazione prima invisibile poi, tanto è presente e minacciosa, addirittura visibile (Una patria per la sua opera).

…. Questa caduta ha carattere di verticalità, visto che essa conduce verso il Totalmente Altro qui liricamente parafrasato con reminiscenze agostiniane (più intimo a me di me stesso, ricordiamo): il rischioso riscatto lirico (come conoscere…l’esatto colore delle parole, si chiede Sogno un sogno…) è, identicamente un riscatto mistico, come conferma anche la poesia immediatamente seguente, dal titolo non si potrebbe più parlante: Gloriosa visione… (dal Prologo del libro “Nel fuoco del silenzio –il viaggio).
 
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