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Roma - dal 28 maggio al 28 giugno 2006
Gonzalo Orquín - Espejo Romano
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Via Dei Lucani 33a (00185) |
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+39 0644340151 , +39 0644340151 (fax) |
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Il nocciolo duro della poetica di Gonzalo Orquín sembra giocarsi tutto in un misterioso luogo mentale, apparentemente inesistente e insieme fortemente ideale, di strana sospensione del tempo, nel quale si mescolano vita quotidiana e senso del teatro, intimismo e memoria, illusionismo e senso del tragico
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orario: dal martedì al venerdì ore 16,00-19,00 (possono variare, verificare sempre via telefono) |
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biglietti: free admittance |
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vernissage: 28 maggio 2006. ore 11 |
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catalogo: con testi di Alessandro Riva e Claudio Nigro |
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autori: Gonzalo Orquín |
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genere: arte contemporanea, personale |
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comunicato stampa  |
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Il nocciolo duro della poetica di Gonzalo Orquín sembra giocarsi tutto in un misterioso luogo mentale, apparentemente inesistente e insieme fortemente ideale, di strana sospensione del tempo, nel quale si mescolano vita quotidiana e senso del teatro, intimismo e memoria, illusionismo e senso del tragico, riferimenti alla pittura classica (uno su tutti, il grande amore per la pittura di Velazquez) e citazioni dall'immaginario cinematografico contemporaneo, vita vissuta e solo immaginata, paura ed estasi. Questa pittura ci parla di intimità e di inquietudine, di strane scene che ci sembra di conoscere a menadito, che abbiamo pur visto o vissuto, forse in sogno, forse una domenica mattina di tanto tempo fa, con qualcuno che amiamo o abbiamo amato al nostro fianco, che dorme ancora, o che forse si trova in quello stato misterioso che sta tra il sonno e la veglia; ci parla, questa pittura, di quella sensazione di quieta ebbrezza, di gioia sottile venata però da uno strano senso di inquietudine.
La tradizione cui guarda Gonzalo Orquín è quella del realismo spagnolo dell'Otto e Novecento, certo, ma anche quella del Seicento e del primo Settecento, con il suo senso del tragico, dell'estasi, della teatralità e del travestimento, e d'improvviso l'insorgere di un dramma, il dolore, l'estasi, il tormento.
Alessandro Riva
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