Polemos. L'opera d’arte fra conflitto e superamento (FORTE - Gavi)  -  attualmente sono in linea 1709 utenti di cui 14 registrati
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Gavi (AL) - dal primo luglio al 30 settembre 2006
Polemos. L'opera d’arte fra conflitto e superamento
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FORTE
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Via Al Forte (15066)
+39 0143642679
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Un modo tutto inedito di presentare ventidue fra gli artisti di maggior richiamo dell’arte contemporanea nazionale ed internazionale. Per la prima volta nella sua storia il forte di Gavi, dal 1946 sotto la Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici, apre le sue stanze a una collettiva di ampio respiro
orario: martedì, mercoledì, giovedì: h. 9.30 – 18.30
venerdì, sabato, domenica: h. 11 – 20
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 1 luglio 2006. ore 18.30
editore: SILVANA EDITORIALE
ufficio stampa: STUDIO DE ANGELIS
curatori: Angela Madesani
autori: Giovanni Anselmo, Ferruccio Ascari, Miroslaw Balka, Gabriele Basilico, Christian Boltanski, Constant, Federico De Leonardis, Rolando Deval, Flavio Favelli, Pinot Gallizio, Mauro Ghiglione, Mona Hatoum, William Kentridge, Wolfgang Laib, Emil Lukas, Christiane Löhr, Brian McKee, Francine Mury, Shirin Neshat, Ralf Peters, Miguel Angel Rios, Elisabeth Scherffig
genere: arte contemporanea, collettiva
web: www.agalmaeventi.it

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comunicato stampa
Un modo tutto inedito di presentare ventidue fra gli artisti di maggior richiamo dell’arte contemporanea nazionale ed internazionale. Per la prima volta nella sua storia il forte di Gavi, dal 1946 sotto la Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici, apre le sue stanze a una collettiva di ampio respiro dal titolo “Polemos. L’opera d’arte fra conflitto e superamento” che rimarrà aperta al pubblico dal 2 luglio al 30 settembre 2006.

L’iniziativa, promossa dalla Provincia di Alessandria, si inquadra in una serie di proposte della Regione e Sovrintendenza per i Beni Storici e Paesaggistici del Piemonte, realizzate con il sostegno della Fondazione della Cassa di Risparmio di Alessandria e volte a valorizzare il patrimonio del territorio da un punto di vista culturale, economico e sociale.

Ideata da Daniela Cristadoro, Presidente di Agalma, Associazione culturale nata con lo specifico obbiettivo di promuovere la rivalutazione del patrimonio storico-artistico e insieme la diffusione della conoscenza dell’arte contemporanea, la mostra è curata dalla critica e storica dell’arte Angela Madesani e si interroga sull’origine dell’opera d’arte, individuando nel conflitto tra l’essere umano e la realtà che lo circonda la motivazione profonda che spinge l’artista a creare.
Di tutte le cose Polemos è padre.

(Eraclito)


Polemos è parola greca che si traduce con guerra, conflitto; e proprio nell’idea di scontro e della contesa la mostra individua il suo tema di fondo: da quello interiore a quello tra l’individuo e la realtà che lo circonda, sino alle collisioni della storia con i suoi drammi ai quali l’arte non rimane estranea.

Ma il titolo della mostra, Polemos: l’opera d’arte tra conflitto e superamento, allude anche a quel conflitto iniziale da cui tutto il cosmo prende origine e forma ed al suo continuo superamento e riproposizione nell’esistenza di tutte le cose.

La scelta del Forte di Gavi per dare vita e sviluppare le tematiche della mostra non è dunque per nulla casuale.

Un luogo con le sue specifiche caratteristiche di difesa, ma anche di detenzione - durante il secondo conflitto mondiale i tedeschi lo adibirono a campo di prigionia dei soldati italiani - diventa punto di riferimento costante per gli artisti e la scelta delle loro opere, alcune delle quali appositamente realizzate per la mostra.

E’ il caso di uno dei maggiori esponenti contemporanei, Christian Boltanski, che torna sulla dimensione temporale come memoria con la rilettura di uno storico lavoro dal titolo Reserve Lac des Mort, un rettangolo sul pavimento formato da abiti usati illuminati da fioche lampadine, per insistere sui temi della precarietà effimera dell’esistenza, del destino di uomini e donne dimenticati o schiacciati dalla storia, del trascorrere del tempo leggibile solo attraverso la lente soggettiva del ricordo; dell’opera Il sogno di Saturno di Federico De Leonardis, un anello di otto metri di diametro formato da frammenti di ferro di cava sospesi in aria da fili, che ruota virtualmente nello spazio; del lavoro di Christiane Löhr, che realizza strutture geometriche regolari in equilibrio fra le forme della natura e quelle create dall’uomo, usando materiali organici, quali semi, bacche e crini di cavallo; o ancora di Metameria, scultura di Ferruccio Ascari composta di una serie di elementi in ferro, disposti secondo un ordine crescente e decrescente, in cui la forma sta in bilico tra mondo animale e mondo vegetale e sembra generata da un segreto impulso vitale; della grande installazione in rocchetti di filo di ferro e alcuni feltri incisi o strappati di Rolando Deval, delle stampe digitali che indagano i meccanismi mentali del pensiero e della percezione di Mauro Ghiglione con My hands your hands; degli oggetti-sculture di Flavio Favelli che attraverso oggetti d’uso, vecchi pezzi di mobilio ricrea uno spazio della memoria in un luogo altro, alieno, o dei grandi disegni Elisabeth Scherfigg dove i detriti, i resti in disfacimento della vita quotidiana tendono ad essere riassorbiti dalla natura. Infine i tre grandi libri d’artista della svizzera Francine Mury, con sul conflitto tra il bianco ed il nero, tra il buio e la luce, realizzati per l’occasione.

Nella costruzione della mostra si è guardato all’opera d’arte come ad un processo mai in quiete e mai in equilibrio. Un campo di battaglia dove le convenzioni visive acquisite cedono il passo ad un modo inedito di guardare il mondo; dove di volta in volta, caso per caso, prendono forma conflitti particolari: tra segno e campo, tra bidimensionalità e tridimensionalità, tra l’opera medesima e lo spazio che la contiene, tra l’occhio di chi guarda e la cosa vista, tra il visibile e l’invisibile.

Polemos si snoda attraverso un percorso suggestivo, che vede accostati lavori realizzati con diverse tecniche, che rispecchiano il diverso approccio artistico di ogni autore, dalla scultura alla fotografia, dalle installazioni ai video, secondo un percorso che vuole mettere in luce la diversa relazione delle opere stesse col tema di fondo della mostra.

Di grande rilievo la sezione dedicata alla fotografia, all’interno della Manica Lunga del Forte di Gavi, dove video e immagini fotografiche sono un riferimento forte e vivo ai conflitti del nostro tempo: dagli scatti di Gabriele Basilico, documentarista internazionale, che proporrà cinque grandi stampe dedicate alla Beirut bombardata nel 1991, al giovane ventottenne newyorchese Brian McKee, che da alcuni anni gira il mondo scattando potenti immagini delle rovine generate dalla guerra, e che in mostra porterà alcuni lavori del ciclo Detritus (2002) dedicato all’Afghanistan bombardato dall’aviazione americana.

Contrapposte ai lavori di Basilico e McKee, ventidue istantanee a colori di Ralf Peters del ciclo Petrol Stations (scatti realizzati a partire dal 1998) su uno degli aspetti più eclatanti e attuali delle guerre suscitate nel Medio Oriente da interessi politico-economici legati al petrolio: immagini di pompe di benzina, deserte, nel buio della notte.

Sempre nell’ex Opificio del Forte e dedicate al tema della guerra vista come tragedia epocale, si potrà ammirare lo straordinario cortometraggio d’animazione Zeno Writing (2002) dell’artista sudafricano William Kentridge: narrazioni frammentarie che hanno come spunto la tragica storia recente del suo Paese, l’apartheid e le violenze seguite alla sua fine, ma non escludono incursioni nella storia e nella letteratura europea, come nel caso del video in mostra, omaggio allo scrittore italiano Italo Svevo.

Nel Forte Basso, ma in ambienti diversi l’uno dall’altro, si trovano i video di Mona Hatoum, palestinese, che in So much I want to say - dove compare un volto di donna che cerca invano di liberarsi da mani maschili che l’opprimono - affronta il tema dell’eterno conflitto fra individui, fra maschile e femminile; dell’artista iraniana Shirin Neshat, presente con il poetico cortometraggio Pulse in cui, attraverso l’immagine di una donna inginocchiata davanti ad una radio, nell’intimità della sua stanza, viene adombrato il tema del rapporto tra visibile ed invisibile; e infine di Miguel Angel Rios, col video Love, folgorante metafora della relazione amorosa, dei suoi conflitti, dei suoi vertici, delle sue cadute, attraverso il vorticoso roteare di due trottole metà bianche, metà nere.

Sempre nel Forte Basso l’opera di Giovanni Anselmo, uno dei maestri dell’Arte Povera di cui viene esposta Il panorama intorno e verso oltremare, un grande blocco di granito accostato ad un rettangolo di pittura blu, opera in cui l’artista gioca sulle leggi fisiche suggerendo poeticamente una liberazione da esse; Wolfgang Laib che a Gavi sarà presente con due Rice Houses, sculture in marmo la cui forma ricorda tanto una casa stilizzata, quanto la tipologia architettonica degli antichi sepolcri; Miroslaw Balka, fra i più interessanti scultori europei della sua generazione, del quale saranno esposte due installazioni di ferro, Untitled (4 elements) e Untitled (Shooting Ink), di profonda risonanza esistenziale, che rimandano alla vita quotidiana e al corpo dell’artista; infine Emil Lukas, con Making Circles, dove attraverso l’uso dei materiali più vari e la loro stratificazione tende ad essere superata la distinzione tra opera bidimensionale e tridimensionale.

Ultimo spazio del Forte “occupato” da Polemos è la Cappella, dove sono collocate le opere di due artisti non più viventi, esponenti di un pensiero radicale che concepisce l’arte come strumento di trasformazione del mondo: Pinot Gallizio, personaggio eclettico, artista multiforme, esponente in Italia del Situazionismo, presente qui con alcune opere realizzate a quattro mani con artisti della sua cerchia, come il pittore torinese Piero Sismondo; Constant, pittore e urbanista olandese, uno tra i fondatori del gruppo CoBrA: in mostra un ciclo di serigrafie ispirate al progetto New Babylon realizzate insieme a Gallizio.

Un tema, dunque, suggestivo quanto lo scenario in cui s’inscrive, luogo carico di memorie, palcoscenico ideale per una riflessione sulla natura conflittuale della relazione fra individuo e mondo, che trova nell’arte una delle espressioni più profonde e, come recita il titolo stesso della mostra, un tentativo di superamento.

La mostra sarà accompagnata da tre concerti di musica da camera: sabato 1 luglio, giorno dell’inaugurazione, si esibirà al Forte di Gavi l’ensamble Quintetto di Firenze formato da Rita Mascagna, Sara Gianfriddo, Rita Urbani e Valeria Brunelli insieme al giovane chitarrista Claudio Sala; sabato 15 luglio presso la tenuta La Marchesa di Gavi sarà la volta della chitarrista francese Gaëlle Chicche; quindi, a settembre (data da definire), all’interno della tenuta La Scolca suonerà il chitarrista ungherese appassionato di jazz Antal Pusztai.
 
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