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arte contemporanea, collettiva SEDI VARIE ​ Sant'agata De' Goti 82019

Sant'Agata De' Goti (BN) - dal primo al 16 luglio 2006

Ad Hoc

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rassegna internazionale che riflette sul tema delle archeologie del contemporaneo, tra zone di medialità e argini dell’antico
vernissage: 1 luglio 2006.
curatori: Gabriele Perretta
autori: Anonima di-chi-sì-lu-son, Maurizio Arcangeli, Studio Azzurro, Enzo Berardi, Ennio Bertrand, Joseph Beuys, Clara Bonfiglio, Pierre-André Boutang, Tullio Brunone, Alberto Burri, Robert Cahen, Peter Campus, Cast, Herve Constant, Matteo Cremonesi, Chris Cunningham, Ezio Cuoghi, Antonio De Filippis, Enlightenment, Licio Esposito, Eu.Ca, Carlo Fatigoni, Pietro Finelli, Diamanda Galás, Kendell Geers, Gispert & Read, Heinrich Grensbeck, Fatj Hassan, Gary Hum, William Klein, Jannis Kounellis, Leoncillo, Limiteazero, Lello Lopez, Giorgio Lupattelli, Lutz & Guggisberg, Luigi Mainolfi, Aka Makinef, Mald'e, Massimiliano Martinez, Arturo Martini, Antonello Matarazzo, Luca Matti, John Maybury, Paul McCarthy, Allan McCollum, Mario Merz, Mariko Mori, G.P. Mutoid, Francesca Nicolais, Antonio Novellino, Anneè Olofsson, Luigi Ontani, Otolab, Tony Oursler, Elke Reinhuber, Claudio Rocchi, massimo ruiu, Girolamo Santulli, Robert Smithson, Silvano Tessarollo, Elena Trissino, Ulay, Franco Vaccari, Bernar Venet, Bill Viola, Roger Welch
genere: arte contemporanea, collettiva

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comunicato stampa
In concomitanza con il decennale del Sannio Film Fest (Festival Internazionale del Cinema in Costume) dal 1 al 16 luglio a Sant’Agata dei Goti vi sarà la prima edizione di “Ad Hoc”, una rassegna internazionale che riflette sul tema delle archeologie del contemporaneo, tra zone di medialità e argini dell’antico. Il sottotitolo di quest’anno è declinato sulla pluralità dei linguaggi. Una scelta che indica la moltitudine di segnali che la manifestazione è in grado di offrire, avvalendosi di varie sezioni operative e cercando di appagare la richiesta di orizzonti diversi della fruizione. Il tema delle differenze e dell’incontro di disparati linguaggi artistici, inteso come portatore di valori e di ricchezza culturale per tutti, è dunque il filo rosso che lega gli appuntamenti in programma. Nella cornice di questa antica residenza civica campana di Sant’Agata dei Goti, borgo storico dall’aspetto suggestivo che conserva notevoli opere d’arte e in bella posizione su una terrazza tra due affluenti del Fiume Isclero, la rassegna, coniugando un solido impianto culturale con una sana vocazione alla ricerca ed alla festa, offre uno sguardo curioso sul panorama internazionale contemporaneo della sperimentazione attuale, tendendo a superare gli stereotipi e i luoghi comuni degli immaginari correnti, effettuando anche tappe storiche. In un momento in cui l’unica cosa certa è il continuo mutamento e la complessità sociale, Ad Hoc vuole costruire dei percorsi di senso tra fenomeni comunicativi e culturali apparentemente distanti e contraddittori. I film, i videoclips, le installazioni multimediali, gli oggetti realizzati con materiali duri, i luoghi sotterranei, le stanze del Castello, gli spettacoli, le mostre, gli incontri e i dialoghi con gli autori, i concerti, la presentazione di libri, illustrano in che modo Ad Hoc si insedierà tra la superficie e il sottosuolo della città di Sant’Agata dei Goti. Basandosi, dunque, su vecchi e nuovi lavori di artisti ormai affermati o di artisti emergenti e provenienti dalle nuove generazioni e tendenze, Ad Hoc prende spunto dall’orizzonte dei generi multipli, declinando le ibridazioni in tutte le possibilità offerte dall’arte attuale. Da un luogo apparentemente decentrato della regione Campania, una regione che vanta un rispettabile contributo per l’Arte, la mostra affronta con uno spirito Ad Hoc uno dei temi più attuali e scottanti del dibattito contemporaneo: il nesso tra le politiche della memoria (l’antico) e gli incalzanti frutti della medialità. L’industria culturale odierna è strutturata in maniera che ogni progettualità artistica(o “artefatto”) che si inserisce nella rete della comunicazione, dopo una rapida ascesa è destinata a divenire archeologia. Questa edizione, tentando un’inversione di tendenza e fornendo alcuni elementi di novità critica, ha il pregio di offrire una “situazionalità dell’opera”, per strapparla agli stereotipi dell’estetizzazione. L’assunto della mostra è fondato su un controcanto agli schemi visivi di maggiore popolarità, ovvero sfuggire al deja vu presente! A partire da ciò, Ad Hoc libera il “nuovo darsi ed essere dell’artefatto”, perseguendo un’istanza narrante che sa cogliere nel reale e nell’interattività il “proporsi e il riproporsi dell’opera nel luogo”.

L’arte moderna e contemporanea - ovvero dalla scultura tradizionale all’arte elettronica (digitale, web ed interattiva) - nelle Valli Caudine e del Calore trova una congenita ospitalità, qui l’attenzione per l’Ad Hoc appare come una ricerca che godendo “del luogo” emerge in una sua nuova intenzionalità, ovvero nel flusso di quello che per libera scelta passa dalla contabilità artistica al rinnovarsi dello scopo. In altri termini, una mostra dedicata a questi temi è un avvenimento espositivo così insolito da non poter passare sotto silenzio. In questa particolare declinazione, il tentativo della mostra, nell’attimo del suo collocarsi, oltre ad apparire come un fine, riesce addirittura a trasfigurarsi in un margine imminente, in una inesplorata destinazione e forse anche in un incognita funzione. Il tutto facendo ricorso ad una competenza speleologica dell’arte contemporanea che porta alla luce i punti originali della fondazione del centro di Sant’Agata, che un tempo si volle col nome di Saticula. Infatti, nelle mappe degli antichi itinerari il punto mediano di Sant’Agata è ricordato per il 343 a.C., quando durante la prima guerra sannitica vi si accampò il console Cornelio. Il nome di Sant’Agata de Goti risale al sec. VI d.C., laddove in seguito alla battaglia del Vesuvio una colonia dei Goti vi si stabilì. Come testimonianza di un antico sincretismo, in uno dei complessi storici della città si conserva un affresco con Diana ed Atteone di Tommaso Giacquinto datato 1710. Queste tracce di storia sono la dimostrazione che il mito delle fonti e i torrenti, degli animali selvatici, del parto facile e della predilezione delle donne (Diana), della rigogliosità e dell’antisiccità (Atteone), riescono a mescolare da sempre la relazione tra le conoscenze della natura e le intrusioni dell’artificio.

Per annodare le fila ed intessere una lucida trama, disponendo di materiali assolutamente eterocliti, il contrassegno che segue Ad Hoc è quello di rendere utili nel centro storico cantine scavate nel sottosuolo e suggestive cave dei palazzi e dei vecchi siti. In un’epoca segnata da un’inflazione senza precedenti di ripieghi estetici, introdurre nuove formule, che tendono a surrogare ancora di più il contatto tra antico e contemporaneo, può sembrare operazione di scarsa efficacia se non troppo ammiccante. Ma in questo caso il titolo della mostra rende bene l’intento e il progetto espressivo che le compete.

L’immagine generale proposta, che nelle intenzioni rappresenta più di una linea di tendenza circoscritta, ma riconoscibile in diversi contesti culturali, si articola dunque in più segmenti, cercando di estremizzare la condizione dell’infinitamente futuribile e dell’infinitamente antico. Appoggiandosi su una vasta scelta di tecnologie, il primo segmento è specificamente mediale e serve ad investigare le “interzone” fra l’uomo e la macchina, il secondo e il terzo ci sono offerti come una sorta di videologia totale, come una “clip/teca” che snoda una cospicua carrellata di lavori su supporto digitale, un quarto livello indaga l’autoconsapevolezza dell’oggetto e un quinto si interroga se, a pochi decenni dall’affermazione di opere ed autori ormai resi celebri dalla Storia, rimane ancora la magia estetica dell’opera che il collezionista dovrebbe trattenere nel suo salotto. Inoltre, per chi fosse interessato al dibattito fra attualismo e memoria dell’arte contemporanea, che sta caratterizzando l’ultima scena della ricerca artistica europea, va detto che al fianco dell’installazione temporanea di sculture e di procedimenti multimediali, durante l’esposizione di Ad hoc saranno abbinati eventi, presentazioni di libri e dibattiti. Si tratta, in sostanza, di un’occasione per divulgare tesi diverse e migliorare la qualità dei temi sull’attualità e l’inattualità dell’arte contemporanea.

INTERzone & DramFIGURE, …: raccoglie in presa diretta le installazioni multimediali degli autori e dei gruppi più accreditati nella scena italiana e internazionale e le sculture digitali ed interattive che provengono dalla tradizione concettuale più eretica: Ennio Bertrand, Tullio Brunone, Matteo Cremonesi, Ezio Cuoghi, Limiteazero, Lello Lopez, Otolab, Massimo Ruiu, Studio Azzurro.

TOTALvideo & …: è il resoconto di una situazione quanto mai concentrata dell’emergenza videoartistica italiana (e non solo), che interagisce con l’esperienza del documentario, del cinema e con la multimedialità più in generale: Anonima di-chi-sì-lu-son, Enzo Berardi, Ennio Bertrand, Herve Constant, Carlo Fatigoni, Licio Esposito, Eu.Ca, Pietro Finelli, Lello Lopez, Giorgio Lupattelli, Massimiliano Martinez,Antonello Matarazzo, Makinef, Mald'e, Francesca Nicolais,Antonello Novellino, Elke Reinhuber, Claudio Rocchi, Girolamo Santulli, Silvano Tessarollo, Elena Trissino dal Vello d’Oro.

CLIPteca: L’esperienza delle clip e della videoarte è in stato di emergenza da quando le multinazionali dell’industria artistica l’hanno strappate alla comunità ed ai circuiti alternativi, dove sono nate e si sono sviluppate. Clipteca, quindi, all’interno della sezione Totalvideo è una mappa aggiornatissima e vivace sui più recenti sviluppi della cultura “schermatica” internazionale, punto di riferimento obbligato dell’arte visiva universale e dello stile di vita delle nuove forme e dei nuovi linguaggi della comunicazione. Grazie alle testimonianze degli artisti raccolti in questa sezione, Ad Hoc raffigura uno spaccato eterogeneo e multiforme di vecchie e nuove ondate di creatività cosmopolita, di provenienza dai vari territori post-industriali: Peter Campus, Robert Cahen, Chris Cunningham, Cast, Enlightenment, Heinrich Grensbeck, Diamanda Galas, Fathi Hassan,Gary Hill, John Maybury, Mariko Mori, Paul McCarthy, G.P.Mutoid, Otolab,Luis Gispert & Jeff Read, Année Olofsson, Tony Oursler, Robert Smithson, Ulay, Franco Vaccari, Bernard Venet, Bill Viola, William Klein, Roger Welch.

Eventi Speciali & Clipmemoria: La Parola e l’evento: Arte, cultura politica, teatro, Performance della parola e della voce, filosofia e mass-media sono spesso chiamati a delimitare i rispettivi ruoli, così come a riconoscere la loro costitutiva, reciproca complementarietà; infatti l’opera d’arte odierna rimanda nella sua fattispecie alla moltiplicazione delle identità e ad un problema di carattere veritativo, che difficilmente può essere eluso. Questa sezione nasce da un incontro e da una proposta: sottoporre all’odierna riflessione critica la questione dell’identità e della funzione di quella no-manland, territorio di nessuno, che nella storia del pensiero occidentale tende a liberarsi di quel limite definitorio che regola la critica a gnoseologia inferior. Sollecitati dagli stimoli forniti da una performance sul senso del dramma e della crudeltà contemporanea, sul bilancio di una filosofia e di un’idea della musica, da un film che è ormai un classico per le nuove generazioni dei videoartisti, alcuni dei più energici operatori culturali contemporanei si confrontano per capire i compiti e il lessico che oggi serve a definire il campo di indagine di ciò che non resta “solo arte”:

-§ Abécédaire de Gilles Deleuze, regia di Pierre-André Boutang, a cura di Claire Parnet.

martedì 11 luglio 2006

-§ Dal cineocchio alla videokinesi: rilettura di Dziga Vertov, The Man with the movie Camera (1929),a cura del collettivo G.P.Mutoid.

mercoledì 12 luglio 2006

-§ Canio LoGuercio, Miserere, preghiera d’amore al netto di indulgenze e per appuntamento.

giovedì 13 luglio 2006



OGGETTO CONSAPEVOLE: prende in esame alcune tematiche che tendono ad uscire dalla tradizione della scultura. In particolare la questione del “fuori” è da intendersi come alterità irriducibile all’identico ed alla predisposizione ad un oggetto quasi insensibile. Ognuno degli artisti invitati, i quali non costituiscono una tendenza, attraverso un certo stile di oggettualità pongono quesiti esteticamente rilevanti che riguardano la consapevolezza dell’oggetto. La cifra dei percorsi di costruzione e di esecuzione dell’oggetto esaminato in questo segmento di Ad Hoc, può essere felicemente indicato, da ciò che Perretta ha definito “esperienza del nuovo artigiano”, ossia un’incessante messa in campo di tutto ciò che spinge ad essere il noto contraccettivo al “prodotto incosciente dell’industria”: Maurizio Arcangeli, Clara Bonfiglio, Cast, Antonio De Filippis, Luca Matti, G.P.Mutoid,

Storia e INTENZIONI DELL’OPERA: Le opere che vengono qui riproposte sono nate da un laboratorio d’eccezione. Si tratta quasi di una piccola storia dell’arte contemporanea che parte da specifiche biografie testuali. Suscitata dall’attualità dei problemi storiografici della contemporaneità e dalle intenzioni originarie di ogni singolo autore e biografia, le opere ivi raccolte hanno la capacità ancora oggi di rilanciare gli interrogativi, di confermare certe intuizioni, ma anche a chi volesse leggerle con attenzione senza errori ed ingenuità di risparmiare immagini fuorvianti. Sia sul versante della storia, sia su quello della ricerca, da quando ci si interroga sui rapporti fra il programma di un’opera e la sua “epigenesi” che la narrazione interna di un manufatto e la sua originaria intenzionalità desidera esigere ulteriori soddisfazioni e spiegazioni:Joseph Beuys, Alberto Burri Leoncillo, Lutz Guggisberg, Kendell Geers,Arturo Martini,Luigi Mainolfi, Allan McCollum, Mario Merz, Luigi Ontani,Jannis Kounellis.
 
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