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arte contemporanea, collettiva GALLERIA CIVICA - PALAZZO LOFFREDO ​ Largo Duomo Potenza 85100

Potenza - dal 21 settembre 2006 al 14 gennaio 2007

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Isabel Quintanilla. Paco escribiendo, 1995
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GALLERIA CIVICA - PALAZZO LOFFREDO
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Largo Duomo (85100)
+39 097127185 , +39 097127185 (fax), +39 0971415009
info.galleriacivica@comune.potenza.it
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Arte spagnola della realtà
orario: dal martedì alla domenica, ore 9.00 - 13.00 / 17.00 – 21.00. La mostra rimane aperta durante le festività
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: € 3,00 intero; € 1,50 ridotto (studenti fino a 24 anni, adulti oltre i 60 anni); l’ingresso per i portatori di handicap è gratuito e avviene da Largo Duomo
vernissage: 21 settembre 2006.
editore: MARSILIO
ufficio stampa: ROSI FONTANA
curatori: Laura Gavioli
autori: Miguel Ángel Argüello, Amalia Avia, Carlos Díez Bustos, Clara Gangutia, Roberto Gonzáles, Jesús Ibáñez, Carmen Laffón, Antonio Lopez Garcia, Francisco López Hernández, Julio López Hernández, Antonio Maya, José María Mezquita, Joan Mora, María Moreno, Matias Quetglas, Isabel Quintanilla, Fernando Rodrigo
patrocini: Alto Patronato della Presidenza della Repubblica Italiana
genere: arte contemporanea, collettiva

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comunicato stampa
Posta sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica Italiana, la mostra “Realidad. Arte spagnola della realtà”, sarà visitabile presso la Galleria di Palazzo Loffredo a Potenza dal 22 settembre al 14 gennaio 2007. L’evento, straordinario per la portata eccezionale delle opere in mostra, si inserisce nel calendario dei festeggiamenti programmati dall’Amministrazione Comunale per il Bicentenario della Città di Potenza, il cui anniversario sarà celebrato ufficialmente a partire dall’ 8 agosto prossimo, per ricordare la legge con cui lo stesso giorno ma del 1806 Potenza veniva elevata a capoluogo della Basilicata.

L’esposizione, a cura di Laura Gavioli, affronta la stagione del realismo spagnolo, capitolo tra i più rilevanti nel panorama dell’arte europea del secondo novecento, in un fervido dialogo con alcune opere emblematiche dei protagonisti degli antecedenti storici del realismo nell'arte spagnola, da Zurbarán, a Ribera, da Goya, a Sorolla e Zuloaga fra gli altri, ai quali sarà dedicata una sezione della mostra.



“Realidad -dice il Sindaco di Potenza Ing. Vito Santarsiero – vuole essere non solo una grande mostra che riporta a Potenza, nella splendida cornice di Palazzo Loffredo la grande arte, ma anche l’occasione per rafforzare l’ambizioso progetto di fare del capoluogo lucano un centro culturale d’eccellenza.

Palazzo Loffredo, ubicato nel cuore antico della città è sede, oltre che della Galleria Civica anche del Museo Nazionale di Archeologia “Dinu Adamesteanu”, già impostosi all’attenzione di esperti e appassionati grazie a reperti unici per bellezza e rarità, alla seduzione delle sue sale che hanno ospitato le Mostre dell’Ambra e del Corallo e all’affascinante percorso che offre nella storia antica e nobile oltre che ricca della terra lucana. L’Amministrazione comunale di Potenza, dopo le mostre dedicate al grande sodalizio d’arte tra Colacicchi e Martinelli e al viaggio nella pittura e nella scultura italiana del ‘900 con Visionari Primitivi Eccentrici, e dopo il successo delle altre grandi mostre tenutesi a Potenza in gran parte curate dalla stessa esperta Gavioli, dedicate a De Chirico, Carrà, La Bella Pittura, Carlo Levi, Gaetano Martinez, Ilario Fioravanti, Ernesto Ornati, vuole offrire alla Città, alla Regione ma anche all’intera area del Mediterraneo un altro grande evento all’interno della sua Galleria Civica”.

Attraverso un centinaio di opere, la rassegna intende restituire la temperie culturale di quella generazione di artisti maturata all’Accademia di San Fernando a Madrid, dove Antonio López García e un gruppo di suoi coetanei come Francisco López, Isabel Quintanilla, Julio López Hernández, Amalia Avia, Maria Moreno e Carmen Laffón, hanno studiato e poi talvolta insegnato alle generazioni successive come guardare la cosiddetta realtà, coniugando la lezione dei maestri spagnoli, dei caravaggeschi, di Goya, con le istanze della modernità.



Negli anni sessanta del XX secolo, la Scuola di Belle Arti di San Fernando a Madrid rappresenta il centro nevralgico della sperimentazione artistica spagnola. Qui è titolare della cattedra di pittura Antonio López García, figura singolare e dotata di un forte carisma, che, rompendo con le forme dominanti, aveva deciso di approfondire gli aspetti illusionistici dell'immagine per poter arrivare alla realtà ultima delle cose. La sua estetica, all'interno di un ambiente effervescente, non immune da un certo carattere profetico, creerà una scuola nella Scuola, dando vita alla Escuela realista madrileña.

Durante gli anni di studio conosce María Moreno (Madrid, 1933), pittrice dalla singolare sensibilità che sposerà nel 1961. Di lei, saranno presenti in mostra alcune opere emblematiche a partire dagli anni settanta fino ad oggi, fra cui Cocina de Tomelloso (1972) e Jardín de Poniente (2006).



La poetica di Antonio López García (Tomelloso, Ciudad Real, 1936) nasce da un’autentica vena realistica e i suoi soggetti provengono dalla sua esperienza, da ciò che egli ama: le persone a lui care, la sua terra, la città in cui vive, Madrid, celebrata nei diversi dipinti che la raffigurano dall’alto, nelle vie principali e dai sobborghi periferici con le immense voragini tra i palazzi dei nuovi quartieri, i suoi angoli dimessi e malinconici. Dipinti di grandi dimensioni su cui l’autore lavora a lungo, tornandovi anche per anni, ogni volta in cui le condizioni di luce gli sembrino adatte per ridare vita al'impulso emozionale che lo aveva spinto a dipingere. A Potenza sarà presentato un nucleo di opere di pittura, di scultura e disegni di grande importanza, fra cui Carmencita jugando (1960), Madrid sur (1965 – 1985), La cena (1971-'80), Figura de hombre (bronzo, 2001).

L’ossessione per la luce, elemento fondante dell’opera pittorica di López García, assume il valore di strumento conoscitivo della realtà anche nell’opera dei suoi eccezionali compagni, come Amalia Avia (Santa Cruz de la Zarza, Toledo, 1930): l’assoluta fedeltà della pittrice al motivo reale si traduce nei bellissimi scorci di città presenti in mostra, come La calle de San Mateo (1974) Despacho de leche (1994): a distanza di vent’anni, l’artista riprende lo stesso soggetto, la città, che, avvolta da una luce radente, emana un’atmosfera sospesa e misteriosa, in bilico fra sogno e realtà.

La pittura di Carmen Laffón (Siviglia, 1934) ricrea l’intima calma della quotidianità, colta attraverso un particolare cromatismo che tende ad idealizzarla, pur restando fedele al dato di realtà. Il colore gioca dunque un ruolo dominante nella sua produzione artistica, come testimoniano le opere Bodegón de El Coli (1964) e la serie di paesaggi de El Coto (2005-2006).

Anche nell’opera di Isabel Quintanilla (Madrid, 1934) la luce riveste un’importanza eccezionale: da qui le sue nature morte o gli interni in cui si scorgono a malapena ombre misteriose che, realizzate con molteplici velature, acquisiscono un'aura mistica, quasi irreale, inserendo l’opera in una dimensione di atemporalità, come testimoniano dipinti quali Paco escribiendo (1995) o Bodegón con ajos (2004).

Presso la Scuola di Belle Arti si San Fernando a Madrid, Isabel Quintanilla conosce e in seguito sposa lo scultore Francisco López Hernández (Madrid, 1932). Dopo i suoi studi a Madrid, Francisco López viaggia in Grecia, Italia e Francia, dove approfondisce la conoscenza della scultura classica, rinascimentale e contemporanea. Il suo percorso tocca inizialmente la tematica religiosa, per poi approdare ad una visione lirica del quotidiano, filtrato attraverso figure ed oggetti cristallizzati nel bronzo, come ad esempio Nina escribiendo (1991). Anche il fratello di Francisco, Julio López Hernández, appartiene al gruppo storico della escuela realista madrileña di cui sviluppa le caratteristiche attraverso la scultura. In occasione della mostra potentina, saranno presentate opere fondamentali quali Marcela agachada (1967) e El alcalde (1972).

Un gruppo di artisti più giovani, come Miguel Ángel Argüello (1941), Joan Mora (1944), José María Mezquita (1946), Matías Quetglas (1946), Antonio Maya (1950), è cresciuto portando avanti in maniera originale e spesso assai individuale, la sensibilità dei propri maestri verso ulteriori sviluppi. E ancora, una generazione dai limiti meno definiti, e anche meno definitivi, completa questo quadro della ricerca sempre in evoluzione. Sono i “giovani” Clara Gangutia, una virtuosa allieva di Antonio López capace di aggiungere una straordinaria luce dinamica alle sue composizioni, forse la lezione del cinema, Roberto Gonzáles, Jesús Ibáñez, Fernando Rodrigo,Carlos Díez Bustos.
 
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