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Venezia - dall'undici settembre al 3 ottobre 2006
B.Zarro - Michael Angel’s , la Pietas universale


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STAZIONE FERROVIARIA SANTA LUCIA
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Piazzale Roma (30135)
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L’opera, che sarà presente – nella rappresentazione di un totem - anche in molte altre grandi stazioni (Milano, Napoli, Torino, Roma), è una riproduzione a grandezza naturale (1,74 m di altezza con una base di 1,25x1,20 m) della Pietà di Michelangelo che si trova in Vaticano
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biglietti: free admittance
vernissage: 11 settembre 2006.
autori: B.Zarro
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
Nel giorno del quinto anniversario dell’attacco alle Torri Gemelle, che con i suoi 2749 morti ha dato inizio alla guerra al terrorismo e a quello che alcuni chiamano lo scontro di civiltà , l’artista B.ZARRO presenta nella Stazione di Venezia Santa Lucia, Michael Angel’s , la Pietas universale, un monumento dedicato alle vittime di tutte le guerre: militari e civili. L’opera, che sarà presente – nella rappresentazione di un totem - anche in molte altre grandi stazioni (Milano, Napoli, Torino, Roma), è una riproduzione a grandezza naturale (1,74 m di altezza con una base di 1,25x1,20 m) della Pietà di Michelangelo che si trova in Vaticano. Nella realizzazione di B.ZARRO però il Cristo è adagiato sulla bandiera degli Stati Uniti, che l’ideatore vede come simbolo di tutte le bandiere del mondo.

E’ così che l’intuizione dell’artista romano ha portato alla trasformazione dell’opera del genio del Rinascimento in un monumento che esprime il dolore rassegnato alla furia dei conflitti.

La Pietà universale, dunque, attualizzata da quel drappo a stelle e strisce.

Scolpito nello stesso marmo di Carrara, il Calagatta, dalla cui famiglia veniva lo Statuario con cui lavorava Michelangelo, il volto della Vergine, in questa interpretazione, potrebbe essere quello di una qualunque delle Madri del mondo. Il Cristo, uno qualunque dei caduti. Magari molti di quelli uccisi nei conflitti recenti, dall’Iraq al Libano. Michael Angel’s infatti non vuol dire solo “di Michelangelo” ma anche “Angeli Michael”, perché Michael , ha scoperto B.zarro leggendo l’elenco dei militari morti in Iraq , è il nome più frequente tra loro.

C’è un filo rosso tessuto dalla storia che lega questa Pietà alle vittime delle guerre. Anche a quelle del passato. Infatti man mano che l’opera prendeva forma, B.ZARRO ha osservato che la fisionomia del Cristo assomigliava incredibilmente a quella del Generale Custer, il valoroso soldato caduto sul campo di una delle più cruenti battaglie degli Stati Uniti, Little Big Horn (1876), combattuta tra federali e indiani nativi. La madre del generale Custer si chiamava Maria. Anche lei aveva perso il suo Angelo.

Un arrivo spettacolare la mattina di venerdì 8 settembre:

L’opera sarà trasportata venerdì da Mestre alla stazione di Venezia Santa Lucia su una chiatta che risalirà il Canal Grande.

Perché Venezia :

La collocazione dell’opera a Venezia ha una duplice valenza. Una di natura logistica. In questo momento la città lagunare è al centro dell’attenzione internazionale dei pacifisti per la presentazione di due film alla Mostra del cinema: “World Trade Center”, la pellicola di Oliver Stone sull'11 settembre, e “The U.S vs John Lennon” il documentario, cui ha collaborato Yoko Ono, sull’impegno politico di John Lennon contro Nixon e la guerra in Vietnam.

L’altra valenza è di natura culturale. Venezia dopo il 1500 è la città che più ha rappresentato il colonialismo mercantile, proprio come New York dal secolo scorso a oggi. Ed inoltre il viaggio della Pietà di B.ZARRO da Roma a Venezia sembra ricordare, dopo 120 anni esatti, quello della Statua della Libertà donata dalla Francia agli Usa nel 1886 per il centenario dell’Indipendenza.

Note dell’artista

“Ma che cosa avete fatto? Sembra gridare la Vergine.

Ma che cosa avete fatto? Grida la madre con il suo Michael in braccio, che potrebbe essere Ivan o Gerarde o Hassan o Giovanni o Goran o uno qualunque dei giovani di questo mondo.

Il tributo di giovani vittime pagato ad ogni guerra, da Cristo in poi, e’ infinito. Militari e civili che “macchiano” di rosso questo nostro pianeta. Strisce di sangue recintano la nostra terra e giovani Angeli s’involano tra le stelle nei nostri cieli. Vittime e carnefici che si accomunano in un destino infame. Madri straziate ed impotenti davanti alle conseguenze della “furia umana” ed un giorno “la Pietas” potrebbe essere interpretata dalla nostra Madre, dalle nostre sorelle, dalle nostre figlie. Come centotrentanni fa, nella battaglia più cruenta della storia degli Stati Uniti, Little Big Horn, ‘federali e nativi’ riempirono sterminati campi di battaglia di cadaveri. E anche lì, un valoroso uomo, il Generale Custer, costretto ad assoggettarsi alle follie militari, lasciò una Madre senza il suo Angelo.

E anche quella Madre si chiamava Maria.

Siamo tutti figli di Maria.”

B.ZARRO




Note del curatore

“Un archetipo della scultura inarrivabile, un segno plastico che certifica l'universalità del dolore e la potenza del sentimento amoroso. La Pietà di Michelangelo appartiene al patrimonio dell'esperanto emozionale, è un volume marmoreo che racchiude la massima energia di un singolo gesto umano. Nel vederla sentiamo la necessità della morte e la totalità materna della pietas. Nel pensarci ricordiamo il modo in cui quei due corpi dialogano lungo il silenzio espressivo degli occhi femminili. B.ZARRO ha usato il rispetto che un'opera inarrivabile merita. Proprio per questo ha subito dichiarato il legame attraverso un calco di perfetta somiglianza all'originale. Sulla scultura ha poggiato una bandiera americana, icona epocale di un lutto che riguarda ognuno di noi. Le strisce bianche e rosse diventano lo spartito con cui far risuonare il dolore, il grido disperato, la paura. Le stelle diventano la speranza di un cielo che ci guarda con incredulità, augurandosi che la luce torni nel blu delle bellezze collettive. Un'opera importante dagli esiti universali, un esperanto postmoderno che si staglia nei luoghi con la potenza del flash notturno. B.zarro ha creato un puro magnete morale, dando alla materia rinascimentale un posto nella contemporaneità ma sempre oltre la pura cronaca.”

Gianluca Marziani
B.ZARRO


Chi è

Un artista poliedrico, di origine romana, che spazia dal gestuale al concettuale, dall’astratto al figurativo. Predilige il “fascino del non finito”, di cui parlava Picasso. Neo espressionista, proviene dalla scuola Mediterranea. Ha studiato architettura. Negli anni ’80 effettua ripetuti viaggi in Estremo Oriente, dove recepisce le influenze del minimalismo orientale che ritroviamo nella sua arte. Le sue opere sono spesso grandi istallazioni e le sue mostre sempre in spazi inusuali, luoghi collettivi e trasversali tra cultura e quotidianità. Suoi lavori si trovano nelle ville di Capri e di Los Angeles, negli spazi pubblici di Londra e New York e nei più importanti alberghi del mondo. Il “suo pensiero” è al Guggenheim di Bilbao

Cosa ha fatto:

1999 – sua personale al Vittoriano, a Roma. Viene inserito in un calendario di grandi artisti del XX secolo tra cui Renoir, Chagall e Mirò

2000 – la sua opera “Paesi Materasso” (una grande istallazione composta da 53 materassi cuciti e dipinti a mano con le bandiere degli Stati africani) diventa testimonial del Programma Alimentare Mondiale dell’Onu in una campagna per recuperare fondi

2000 – mostra “Via le mani dal gioco”, presso la Galleria The Village – Parco de’ Medici – Roma, oltre 100 mila visitatori per questa mostra che denuncia la manipolazione culturale nel settore dei giochi per l’infanzia

2002 – sue opere sono state inserite insieme a quelle di Picasso, Mirò e Matisse in “Roma incontra New York, musica e arte per la Pace”, trasmissione in mondovisione tra Roma, Parigi e New York per commemorare la tragedia delle Torri Gemelle

2003 – espone una sua personale ad Art Expo International di New York, su invito della galleria di Susanne Shoa di Chelsea

2004 – sua personale “Frammenti di nomadismo etico” , Stazione Termini di Roma, vista da 10 milioni di persone

2005 – Vince con “Il Cavallo di Troia” (un caccia F104 trasformato in opera d’arte) l’Esposizione Internazionale di Sculture e Istallazioni Open2005 a Venezia, durante la Biennale

Cosa farà

- gen. 2007 parte da Miami una mostra personale itinerante che toccherà anche New York, Washington, Berlino, Istambul, Algeri, Atene, Bercellona

- a settembre 2006 , trasformazione, insieme ad altri artisti, delle mura di contenimento del carcere di Rebibbia in un Murales

- maggio 2007, realizzerà una grande istallazione sul tema del razzismo nel Palazzo di Vetro dell’Onu
 
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