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Bergamo - dal 12 ottobre 2006 al 25 febbraio 2007
Jesus Rafael Soto - Visione in movimento
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Rafael Soto, Caracas, 1961, Fotografía_Paolo Gasparini, Cortesía Atelier Soto, París
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GAMEC - GALLERIA D'ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA
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Via San Tomaso 52 (24121)
+39 035399528 , +39 035236962 (fax), +39 035399529
www.gamec.it
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Il percorso espositivo presenta cento opere dell’artista venezuelano, recentemente scomparso, considerato uno dei grandi esponenti dell’arte cinetica
orario: 10-13 e 15-18.45. Chiuso lunedì
(possono variare, verificare sempre via telefono)
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biglietti: free admittance
vernissage: 12 ottobre 2006. ore 18.30
editore: SILVANA EDITORIALE
ufficio stampa: CLP
curatori: Tatiana Cuevas, Paola Santoscoy
autori: Jesus Rafael Soto
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
Dall’11 ottobre 2006 al 25 febbraio 2007, la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo ospita la mostra Visione in movimento di JESÚS RAFAEL SOTO, artista venezuelano recentemente scomparso (Ciudad Bolivar, 1923 - Parigi, 2005), considerato uno dei grandi esponenti dell’arte cinetica, movimento artistico della metà del XX secolo che pone al centro della sua ricerca il movimento, reale o virtuale, creato a partire dagli effetti ottici, dal moto dello spettatore o dal movimento reale dell’opera.

Curata da Tatiana Cuevas e Paola Santoscoy, e organizzata in collaborazione con la Fondación PROA, l’iniziativa – che giunge in Italia dopo le tappe al Museo Tamayo Arte Contemporáneo di Città del Messico e alla Fondación PROA di Buenos Aires – presenta un’importante selezione di cento opere per la mostra alla GAMeC, dai primi lavori degli anni Cinquanta fino all’opera Penetrable Azul del 1999.

Il percorso espositivo delinea gli sviluppi della ricerca artistica di Soto sul movimento, tendente a trasformare la superficie piana dell’opera, in uno spazio tridimensionale e ad ampliare le possibilità di interazione dello spettatore fino a farlo divenire parte integrante.

L’interesse di Soto sul movimento non si concentra sui modi di attribuire un moto alla sua creazione, quanto di suscitare un effetto ottico di spostamento nella percezione dello spettatore con un’interazione tra forme, colori e spazio. Nei primi lavori l’artista venezuelano ottiene questo risultato attraverso la ripetizione e la sovrapposizione di elementi bidimensionali, come avviene in Sotomagie, 1967 – composta da undici serigrafie e assemblages e rappresentativa delle sue ricerche degli anni ’50 –, dove Soto agisce con la ripetizione di piani al di sopra della superficie pittorica, in modo da suggerire una schematizzazione del movimento.

Nei lavori successivi Soto introduce il colore per generare spazi illusori attraverso il contrasto tra superfici monocromatiche. Queste ambiguità visive si arricchiscono con la presenza di fili metallici e barre sospese e, in un momento ulteriore, con linee fluttuanti nell’aria – chiamate writings – che vibrano in relazione con le trame che fanno da sfondo.


Il fascino sprigionato dall’energia generata dall’accostamento di campi cromatici, conduce Soto a trovare il modo di introdursi in esso, di estenderlo nello spazio fino ad avvolgere lo spettatore. Comincia a moltiplicare il numero di aste e fili di nylon che non solo coprono lo spazio fisico ma ne evidenziano la densità e al contempo lo dissolvono attraverso gli effetti luminosi provocati dal movimento tra gli elementi. Crea, così, verso la fine degli anni Sessanta i primi Penetrables, opere in cui il pubblico si può muovere all’interno di un monocromo espanso.

Questi lavori continuarono le ricerche iniziate circa vent’anni prima. Soto, in realtà, non considerò mai l’ipotesi di ritenere il problema risolto in maniera definitiva; nell’arco di circa cinque decenni di attività artistica riprende liberamente i temi iniziali della sua ricerca incorporando, di volta in volta, nuove alternative a “una ricerca in movimento”.
 
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