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Roma - dal 15 dicembre 2006 al 30 gennaio 2007
Laboratorio Saccardi - Ionico Ionico Ionico


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prima mostra di scultura del laboratorio Saccardi
orario: dal martedì al sabato 16-19,30
(possono variare, verificare sempre via telefono)
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biglietti: ingresso libero
vernissage: 15 dicembre 2006. ore 18.30
curatori: Raffaella Guidobono
autori: Laboratorio Saccardi
genere: arte contemporanea

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comunicato stampa
Ai detrattori del lavoro solo apparentemente facile di Laboratorio Saccardi qui si replica con la subcultura di un linguaggio smarcato dai confini di cosa e’ possibile dire come e’ necessario dirlo. Dall’esecuzione ludica alla sintesi dell’arte classica e del suo stile la mostra “Ionico Ionico Ionico”, porta dritto alla sinossi di un recente documentario (a cura di Elena del Drago) che esiste realmente e supera la realtà. Cattelan è morto, viva Cattelan. Il giudizio, al solito, è totalmente affidato alle mani del pubblico e ai diretti interessati. Come in un talk show. Nella direzione intrapresa dal supremo artista italiano, i Saccardi da tempo avevano ideato una finta lapide per dichiarare a modo loro idolatria attraverso la leggenda della sua dipartita nelle colline hollywoodiane prevista nel 2007. La messa in atto di una finta iscrizione funeraria punta a delegittimare gli stessi codici del modello a cui si guarda. Affrontare il tema dell’immortalita’ con l’assunzione al ruolo di icona è l’idea di partenza. Il progetto site-specific nello spazio aka prende quale spunto la colonna centrale, altre volte usata come schermo per proiezioni di skaters, circondata di fotografie, o incamerata da una poltrona vittoriana. La richiesta specifica di “una mostra di sculture“ li trova impegnati a contestualizzare Padre Pio, Madre Teresa e Pinocchio che abbraccia la colonna in questione dopo un colpo infertogli nella schiena con lo strumento che di fatto lo ha generato. E ancora, una freccia trafigge il muro, una spada troneggia nel cemento a presa rapida come fosse piantata nella roccia; al posto della versione nano, un venerato device come l’iPod gigante dichiara prevalente la valenza dell’oggetto e non tanto il fanatismo intorno ad esso. Laboratorio Saccardi sceglie di accentuare l’energia che trapassa nell’atto artistico e ricostruisce soggettivamente il senso dell’opera alla Roland Barthes. Non si capisce perché serva un curatore. Ogni giorno nella loro cucina-studio-pensatoio di Palermo si consulta l’oracolo, ovvero si rivolge una domanda al televisore spento. Acceso su un canale a caso, fornisce a tutti, sempre, una risposta. Imprevista e calzante. Certamente provocano chi sa riconoscere la provocazione, e sapendo di non contraddirsi eleggono comunque la tv a paradigma. Questa totale irriverenza ai canoni è la cifra che li inscrive nella scia di artisti che si concedono tutto. Chissà se pensano a Tino Sehgal e Rirkit Tiravanija i Laboratorio Saccardi quando si ergono a neo performer e ingaggiano una immediata risposta del pubblico. Sia essa positiva o negativa poco importa. È tuttora concesso museificare reperti o sospendere in formaldeide l’opera di Hirst con un trattamento-matrioska? Nella misura in cui allude al culto della totale disinibizione, l’idolatria degli oggetti può esistere ancora dopo le statuine barocche di Jeff Koons? Il lessico e le didascalie delle opere è volutamente post Steinbach? I Saccardi in realtà hanno presente cosa è già stato fatto, sanno che Manzoni firmava persone come fossero sculture viventi, conoscono i bachi da setola di Pino Pascali e sanno chi dover omaggiare quando usano il paradosso nei titoli. Quella che Doug Coupland definì Gen-X superava con individualismo e imprevedibilita’ ogni tipo di culto della tecnologia quotidiana. Tale è la familiarità con le notizie di cronaca da renderle plateali e scavallare la realtà con la fiction della fiction. In realtà la chiave di lettura è un’altra. L’opera vera sono le loro conversazioni, la modalità sociale di approccio con il prossimo, la ripetizione di moduli linguistici sempre identici, l’ideazione continua di progetti per il futuro. La loro impulsiva creativita’ domestica denuncia quel che vede e conosce, trova assurdo chi arriva in taxi ai centri sociali e rivendica la verità delle periferie ancora intonse, inneggia ai ritmi umani al posto della frenesia esistenziale e rifugge i cortocircuiti artistici senza scomodare utopie e ipocrisie, in favore di un oracolo quotidiano. La televisione è un mezzo per conoscere i meccanismi a cui sempre piu’ si attiene la maggioranza. E capovolgerli. Raffaella Guidobono “Ionico ionico ionico è la prima mostra di scultura del Laboratorio Saccardi, una mostra post-materna e ionizzata dai tratti prevalentemente casalinghi, dove le opere stesse ci hanno chiesto insistemente di essere realizzate. Finalmente una mostra banale e scontata, che cita modi diversi di provocare, in maniera sgrammaticata, in una deriva del linguaggio che è ormai tipica del nostro tempo”(...). (laboratorio Saccardi)
 
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