La Galleria nazionale d’arte moderna presenta Separè, un’inedita installazione di Renato Mambor, composta da coppie di elementi che mettono in relazione la figura umana con materiali, colori e tecniche diversi: i pannelli antistanti, con al centro una sagoma d’uomo ritagliata e vuota, aprono lo sguardo dell’osservatore al fondale, di volta in volta variato con stelle, carte topografiche, legname grezzo e altro. L’opera si compie nell’occhio dello spettatore, invitato ad attraversare visivamente lo spazio fra le sagome e i fondali e a percepirne la connessione armonica e non conflittuale.
In mostra anche una selezione di opere grafiche, che raccontano il costante lavoro del maestro sulla figura umana, spersonalizzata e resa bidimensionale, come un’ombra, un ricalco e concretizzata negli Uomini Statistici, nei Timbri, nell’Osservatore, nel Decreatore e oggi nei Separè.
Renato Mambor, formatosi nel clima romano degli inizi degli anni Sessanta, tra le ricerche visive di Lo Savio e quelle degli amici della Scuola di Piazza del Popolo, pone da sempre al centro della sua attività l’interesse per l’arte come linguaggio. Partendo dalle unità elementari, quali materia, forma, colore e movimento, lavora sui segni, sulla loro percezione e sull’esperienza cognitiva che lo spettatore è chiamato a fare, divenendo osservatore. Mambor rivolge un’attenzione analitica alle opere, depurandole da qualsiasi intento emotivo o psicologico e usa gli strumenti eterogenei dell’arte, pittura, scultura, installazione, per favorire un diverso approccio all’osservazione e alla conoscenza. Da instancabile sperimentatore, l’artista si è inoltre dedicato anche al cinema, al teatro e alla fotografia.
La mostra è accompagnata da un catalogo edito dalla Palombi Editore presentato dalla soprintendente Maria Vittoria Marini Clarelli, con un saggio di Achille Bonito Oliva, testo critico e intervista a firma delle due curatrici della mostra, e scritti dell’artista stesso.
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