Fascino del bello (COMPLESSO DEL VITTORIANO - Roma)  -  attualmente sono in linea 2249 utenti di cui 14 registrati
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Roma - dal 28 febbraio al 20 maggio 2007
Fascino del bello
[leggi la recensione]

COMPLESSO DEL VITTORIANO
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Via Di San Pietro In Carcere (00186)
+39 066780363 , +39 066780664
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Opere d'arte dalla Collezione Terruzzi
orario: dal lunedì al giovedì 9.30 - 19.30
venerdì e sabato 9.30 - 22.30
domenica 9.30 - 19.30
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: € 8,00 intero; € 5,00 ridotto
vernissage: 28 febbraio 2007. su invito
editore: SKIRA
ufficio stampa: NOVELLA MIRRI
curatori: Annalisa Scarpa
patrocini: Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana
genere: arte contemporanea, collettiva

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comunicato stampa
Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali promuove al Complesso del Vittoriano a Roma dal 1 marzo al
20 maggio 2007 la grande mostra "Fascino del bello. Opere d'arte dalla Collezione Terruzzi" fortemente
voluta dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali Francesco Rutelli. L'esposizione per la prima volta
svelerà a studiosi e grande pubblico una delle collezioni private più affascinanti d'Italia, nata da oltre
cinquanta anni di passione per le Arti in tutti i loro molteplici aspetti.
Circa 250 importanti dipinti dal XIV al XX secolo, oltre 150 oggetti preziosi tra porcellane, maioliche e
argenti, circa 120 raffinati esemplari di arredi tra scrittoi intarsiati, tavoli con marmi policromi, cassettoni
in legno, commodes e secretaires, selezionati tra gli oltre cinquemila pezzi tra dipinti, mobili, arazzi, statue,
porcellane, maioliche, argenti e objets de vertue raccolti negli anni dal collezionista milanese Guido
Angelo Terruzzi.

La Mostra, sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, è promossa dal Ministero per i
Beni e le Attività Culturali.
L'esposizione "Fascino del bello. Opere d'arte dalla Collezione Terruzzi", a cura di Annalisa Scarpa, è
coordinata e organizzata da Comunicare Organizzando di Alessandro Nicosia ed è corredata dal catalogo
Skira che si avvale dell'introduzione di Mina Gregori.

La mostra
La rassegna "Fascino del bello. Opere d'arte dalla Collezione Terruzzi" si snoda attraverso percorsi
paralleli legati tra loro da un unico nesso fondamentale: la passione del collezionista per la qualità delle
opere d'arte, siano esse creazioni del pennello di un pittore o del talento e della fantasia di un ebanista, di
un ceramista, di un cesellatore.
Da passioni così intense sono nate nei secoli le più importanti collezioni europee che nei secoli più recenti,
soprattutto dalla metà del XIX secolo, si sono trasformate nei musei e nelle gallerie che noi oggi possiamo
visitare. Senza la passione di un singolo o di una famiglia per l'arte in ogni sua forma tale fruizione
sarebbe ora inconcepibile.
La passione, unita all'amore e al gusto per l'alta qualità di un'opera d'arte, a qualunque genere essa
appartenga, si trasforma sempre più in conoscenza, in selettività e la pura contemplazione dell'oggetto
artistico si evolve così in desiderio del suo possesso, nel piacere puro di avere accanto quanto emoziona e
seduce.
L'esposizione, per la prima volta, di una parte della ricchissima collezione, offre a tutti l'opportunità di
partecipare ad una passione così privata, ora generosamente condivisa con il pubblico: un insieme ricco di
temi ed autori tra i più noti, al tempo stesso costellato di piccole nicchie di gusto raffinato e curiosità che
offrono una chiara campionatura del panorama artistico non solo italiano.
L'intero percorso della Mostra vuole ricostruire virtualmente il gusto dei proprietari comunicando la loro
profonda convinzione di una assoluta parità di valenza tra le varie espressioni dei differenti generi
artistici. Il corpus pittorico della collezione e quello degli arredi - mobili ed arti decorative - costituiscono i
due binari paralleli su cui si snoda tutta l'esposizione, inframmezzati da alcuni momenti di "pausa"
monografica dedicati ad un particolare pittore o ad una particolare tematica a sottolineare talune
specifiche passioni del collezionista.

Il percorso
Il nucleo dei dipinti, senza dubbio il più consistente, copre un arco di sette secoli con opere che vanno dal
XIV al XX secolo, da splendide tavole trecentesche a fondo oro fino ad opere d'arte contemporanea
italiana e straniera.
La pittura veneta del Settecento occupa un posto di rilievo all'interno della collezione, con opere di
altissima qualità di artisti quali Cariani, Canaletto, Bellotto, Luca Carlevarijs, Francesco e Gian Antonio
Guardi, Longhi, Michele Marieschi, Amigoni, Pittoni, Diziani, Pellegrini, Marco e Sebastiano Ricci,
Tiepolo, Giambattista Cimaroli, Francesco Zuccarelli, Zais e molti altri ancora, per non parlare di artisti
stranieri gravitanti in area veneta, come Johann Richter, e Heintz.
Tra le opere di maggior rilievo troviamo ad esempio uno dei Canaletto giovanili più noti, un Capriccio
firmato e datato 1723, pietra miliare per la ricostruzione del corpus dell'artista.
Jacopo Amigoni è presente con venti opere che sono in assoluto tra le più importanti realizzazioni del
pittore. Ben tre di queste appartennero al famoso cantante Carlo Broschi detto il Farinelli - grande amico
dell'artista - e recano ancora sul recto della tela la scritta Soy de Farinelo con la quale egli "marchiava" i
propri quadri.
Due oli su tela di Gian Antonio Guardi, Amorini con vasi di fiori e Amorini con cigni, sono i due pezzi
mancanti - gli unici due - del ciclo pittorico custodito ora all'Ambasciata Italiana a Parigi, che decorava in
origine un unico ambiente in Palazzo Mocenigo a Venezia, finché il ciclo fu venduto al Talleyrand, a
quell'epoca residente a Roma.
Due grandi tele di Bernardo Bellotto, in una delle quali l'artista ritrae anche se stesso - Capriccio con "La
cacciata dei mercanti dal tempio" e Capriccio architettonico con figure e autoritratto - provengono dalla
collezione del re di Polonia, collezione che venne realizzata grazie al gusto e all'abilità di Francesco
Algarotti, grande consigliere del monarca.

Ma non è solo la pittura veneta ad esprimere l'alta qualità della collezione: vi sono rappresentate con
opere di altrettanta qualità anche altre scuole italiane come la genovese, la romana, la napoletana,
l'emiliana. Basti pensare, tra gli altri, a capolavori assoluti di artisti come Guido Reni, Alessandro
Magnasco - presente con sei opere - Luca Giordano - con cinque opere -, Vanvitelli, Paolo Pagani, Paolo
De Matteis, Michelangelo Cerquozzi, Antonio Joli, Francesco Londonio, Giovanni Paolo Pannini - con sei
opere, in gran parte firmate e datate.

Talune tavole a fondo oro ed alcuni fronti di cassoni rinascimentali, suggeriti in passato da Federico Zeri,
sono tra gli esempi più importanti del genere che si possono trovare in collezioni non museali.
Nella sezione contemporanea si possono ammirare opere di Savinio, De Chirico, Fontana, Severini,
Guttuso, Boldini, Balla, Kandinsky.
Analoga importanza riveste anche la parte della collezione che riguarda gli arredi con esemplari di pregio
romani e francesi, porcellane e ceramiche di eccezionale qualità, rari servizi cinesi del XVIII secolo e
meravigliosi esemplari di Porcellane di Parigi, arazzi fiamminghi, argenti e statue di grande pregio.
Tra i mobili spiccano commodes napoletane con ripiani in marmo, cabinets tedeschi con interni intarsiati a
pannelli policromi, secretaires francesi, cassettoni, trumeaux, scrittoi, consoles, comodini. Anche l'arredo
veneto è ben rappresentato in mostra da alcuni pezzi pregiati del Settecento provenienti dalla ex-casa
reale italiana. Si contraddistinguono per bellezza, esemplari di Giuseppe Maggiolini, il più grande ebanista
ed intarsiatore del mobile italiano settecentesco, ma anche mobili firmati, di Francesco Abbiati e di
Charles Topino, di Giuseppe Maria Bonzanigo, di Étienne Levasseur o David Roentgen.

Alcuni pezzi assolutamente unici meritano una menzione a parte, come le due coppie di commodes en à
pendant napoletane, della prima metà del XVIII secolo, che appartennero al principe Carafa, o la
commode romana, creata su disegno di Piranesi, che appartenne a Papa Clemente XIII Rezzonico.
La collezione di porcellane e ceramiche - un buon nucleo delle quali proviene dalla collezione di Caterina
II - è estremamente ricca non solo per quantità - solamente un servizio realizzato in Cina nel XVIII secolo
si compone di più di 400 pezzi - ma soprattutto per qualità - al punto da tenere il passo con quelli più noti
conservati nei musei europei.
Così dicasi per molti altri settori presenti nella collezione: dagli arazzi, agli argenti, alle statue, agli objets
de vertue, in numero tale che sarebbe difficile scendere in dettagli.
Leggendo gli inventari della raccolta, osservando i dipinti, accarezzando le statue, curiosando tra le
portelle degli stipi, scorrendo con le dita gli intagli e i riccioli dei mobili, salta subito agli occhi la passione
e l'entusiasmo con cui questa collezione è stata formata, consentendole di assumere a pieno titolo un ruolo
fondamentale nella storia del collezionismo italiano della seconda metà del Novecento.

Contributi in catalogo a cura di: Francesca Baldassarri (dipinti), Cristina Bandera (dipinti), Enrico Colle
(mobili italiani), Michelangelo Lupo (libri), Andrea De Marchi (dipinti), Alessandra Ghidoli (porcellane
italiane), Mina Gregori (dipinti), Wolfram Koeppe (mobili non italiani e argenti), Fernando Mazzocca
(dipinti), Anna Orlando (dipinti), Annalisa Scarpa (dipinti), Laura Zenone Padula (porcellane orientali).
 
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