Nel lavoro del giovane Antonio Cella l’uomo è apparentemente al centro della ricerca artistica.
Un uomo che va in metamorfosi e si tramuta in una sorta di larva deforme.
Le larve umane, racchiuse in scatolette di plexiglass, in questa mostra - l’artista beneventano è alla sua prima personale - sono piccole, piccolissime, si scolorano fino a divenire, come in un sogno di allucinazioni, bianche, quasi invisibili, pronte ad invadere tutti gli spazi, come se il mondo si fosse trasformato in un immensa e tragica fabbrica di scatolette, sistemate nel loro nuovo spazio in fila come in un rosario infinito. Le piccole larve, più di trecento, potrebbero lentamente dilatarsi, spaccare la membrana trasparente che le imprigiona e riconquistare una dimensione umana.
Il grande fantoccio bianco, costruito con più di mille listelli di legno di abete per carpenteria e alto sei metri,ripiegato su se stesso e che ingombra al centro tutto lo spazio della sala, potrebbe prendere vita…………
…..e qui inizia la mostra tutta giocata sulla invasione delle opere nello spazio, sul bianco e sulla loro rarefazione.
Antonio Cella è nato a Benevento l’ 11/03/1975, vive e lavora a Calvi (BN)
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