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arte contemporanea, collettiva CENTRO CULTURALE CANDIANI ​ Piazzale Luigi Candiani 7 Venezia 30174

Venezia - dal 7 giugno al 15 luglio 2007

Atelier Albania

Atelier Albania

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CENTRO CULTURALE CANDIANI
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Piazzale Luigi Candiani 7 (30174)
Mestre
+39 0412386111 , +39 0412386112 (fax)
candiani@comune.venezia.it
www.centroculturalecandiani.it
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Ritratto di un paese nelle immagini della Fototeca Marubi
orario: tutti i giorni 16/21
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 7 giugno 2007. ore 18
curatori: Riccardo Caldura, Rubens Shima
genere: documentaria, fotografia

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comunicato stampa
Nell’ambito di un più ampio progetto di collaborazione culturale con la Galleria Nazionale di arte moderna e contemporanea di Tirana, che include un appuntamento dedicato alle arti contemporanee negli spazi della Galleria Contemporaneo, sarà inaugurata giovedì 7 giugno alle ore 18, al Centro Culturale Candiani, la mostra Atelier Albania – Ritratto di un paese nelle immagini della Fototeca Marubi. L’esposizione, che sarà visitabile fino al 15 luglio, è curata da Rubens Shima e Riccardo Caldura e si basa su un nucleo di immagini stampate appositamente e presentate per la prima volta in assoluto a Mestre, grazie alla fattiva collaborazione con la Fototeca Marubi, la Galleria Nazionale d’Arte di Tirana e il Ministero per la Cultura albanese.

L’idea è quella di creare un ponte fra le nuovissime produzioni artistiche di una Albania attualmente in fase di profondo mutamento e la rappresentazione della sua gente, delle sue città, dei suoi paesaggi fino al periodo che precede la dittatura di Henver Hoxha (1944) quando di fatto l’attività dell’atelier Marubi, dopo circa un secolo di attività, viene a cessare. Un ponte già intravisto proprio da uno degli artisti albanesi più rappresentativi sulla scena internazionale contemporanea, Anri Sala, che in suo primo video Déjeuner avec Marubi (1997), aveva preso spunto dal prezioso archivio fotografico. Prezioso e rarissimo dato che si tratta di un fondo di più di 150.000 negativi fotografici su lastra di vetro. Di fatto il più ingente fondo fotografico dei Balcani, non a caso dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Le lastre originali sono conservate nelle loro scatole in armadi e scaffalature che hanno anch’essi il sapore di altre stagioni. Gli originali sono, come è ovvio, non più utilizzabili, e vengono archiviati mediante scansione elettronica.

La nascita della raccolta albanese è strettamente intrecciata con la storia del nostro paese. Il fondatore è il piacentino Pietro Marubi, pionieristico fotografo che ha partecipato in prima persona come garibaldino, alle vicende del Risorgimento Italiano. Costretto a lasciare l’Italia proprio per motivi politici intorno al 1850 si rifugia a Scutari dove crea il suo Atelier. Cambia il suo nome in Pjetër e quando muore nel 1904 lascia la sua attività ai suoi assistenti e collaboratori Mati e Kel Kodheli. Kel, alla precoce morte di Mati proseguirà assumendo il cognome del fondatore. Sarà lui a rendere definitivamente famoso l’archivio, anche per gli incarichi ufficiali rivestiti presso la corte del Montenegro e per il suo specializzarsi nel ritratto individuale e sociale. Dopo di lui sarà il figlio Gegë, formatosi negli anni venti a Parigi presso i fratelli Lumière a continuare l’Atelier, vincendo numerosi premi internazionali di fotografia. L’attività cessa poco dopo la salita al potere dei comunisti nel 1944. Nel 1974 Gegë Marubi lascia l’intero archivio allo stato albanese.
 
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