Pop Art! 1956-1968 (SCUDERIE DEL QUIRINALE - Roma)  -  attualmente sono in linea 805 utenti di cui 9 registrati
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Roma - dal 26 ottobre 2007 al 27 gennaio 2008
Pop Art! 1956-1968
[leggi la recensione]

Tom Wesselmann, Great American Nude, # 52, 1963 , acrylic, fabric and printed paper collage on panel , cm 153 x 123
The Berardo Collection - Sintra Museum of Modern Art
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SCUDERIE DEL QUIRINALE
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Via XXIV Maggio 16 (00187)
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Una carrellata attraverso oltre 100 opere, una cinquantina di artisti e poco più di una decina d'anni, per raccontare uno dei movimenti che hanno fatto la storia dell'arte e del costume della seconda metà del XX secolo
orario: da domenica a giovedì 10.00-20.00; venerdì e sabato 10.00-22.30.
L’ingresso è consentito fino a un’ora prima della chiusura
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: Intero: € 10 - Ridotto: € 7.50
vernissage: 26 ottobre 2007.
editore: SILVANA EDITORIALE
ufficio stampa: PALAEXPO
curatori: Walter Guadagnini
autori: Franco Angeli, Arman, Richard Artschwager, Evelyn Axell, Enrico Baj, Peter Blake, Derek Boshier, Patrick Caulfield, Mario Ceroli, Christo, Jess Collins, Equipo Cronica, Allan D'Arcangelo, Jim Dine, Antony Donaldson, Errò, Öyvind Fahlström, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Claude Gilli, Raymond Hains, Richard Hamilton, Jann Haworth, David Hockney, Robert Indiana, Alain Jacquet, Jasper Johns, Ray Johnson, Allen Jones, R.B. Kitaj, Gerald Laing, Laszlo Lakner, Roy Lichtestein, Sergio Lombardo, Fabio Mauri, Jacques Monory, Claes Oldenberg, Eduardo Paolozzi, Pino Pascali, Peter Phillips, Michelangelo Pistoletto, Joseph Raffael, Martial Raisse, Mel Ramos, Bernard Rancillac, Robert Rauschenberg, Gerhard Richter, James Rosenquist, Mimmo Rotella, Edward Ruscha, Mario Schifano, Daniel Spoerri, Harold Stevenson, Peter Stämpfli, Wayne Thiebaud, Joe Tilson, Andy Warhol, Tom Wesselmann
genere: arte contemporanea, collettiva

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comunicato stampa
Una carrellata attraverso oltre 100 opere, una cinquantina di artisti e poco più di una decina d'anni, per raccontare uno dei movimenti che hanno fatto la storia dell'arte e del costume della seconda metà del XX secolo, in ogni parte del mondo occidentale, la Pop Art. Dipinti, sculture, collages, combine paintings, persino le bandiere tanto care alla tradizione americana, tutto è servito a questi artisti per narrare, interpretare, illustrare, esaltare, criticare la società dei consumi e delle comunicazioni di massa, i riti e i miti del loro tempo, che ogni giorno di più risulta essere l'anticipazione del nostro. Artisti americani e artisti inglesi, francesi, italiani, tedeschi, spagnoli, superstar della scena artistica e delle aste contemporanee come Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Robert Rauschenberg, figure leggendarie come quelle di Ray Johnson, Richard Hamilton, Peter Blake, artisti celebri ai tempi e oggi caduti (spesso ingiustamente) nel dimenticatoio, i centri come New York, Londra, Parigi, Roma, ma anche le “periferie” come Nizza, Valencia, Dusseldorf, la Pop Art è tutto questo e altro ancora, è Marilyn ripetuta infinite volte, sono Elvis Presley, i Beatles, i Rolling Stones, Brigitte Bardot e Virna Lisi, è il logo della Coca Cola o della Esso ma è anche l'assassinio di JFK, è l'astronauta visto come incarnazione contemporanea del mito di Icaro; sono le pin up che ostentano il corpo e il loro erotismo, è il ritratto di Sal Mineo nudo lungo undici metri ma sono anche i corpi frammentati, i volti anonimi di quello che un celebre saggio del periodo definiva l'uomo a una dimensione. Tutto questo è la Pop Art, e questo vuole restituire la mostra odierna attraverso un percorso non cronologico ma tematico, nel quale sia possibile per lo spettatore ritrovare lo spirito degli anni che hanno visto nascere le opere e al tempo stesso le ragioni di una riflessione, a cinquant’anni di distanza, su un fenomeno ben lungi dall'avere esaurito la sua carica comunicativa. Dopo la prima sala introduttiva, incentrata sui precursori e su alcune figure di maggiore rilievo di questa vicenda, la mostra si sviluppa in quattro sezioni, dedicate rispettivamente alla centralità dell'oggetto e alla sua sempre più evidente caratteristica di merce legata a un logo, alle icone dello star system cinematografico e musicale, poste in relazione con i grandi eventi politici e sociali del tempo, al rapporto che gli artisti Pop instaurano con la cosiddetta cultura bassa, dal fumetto, all'illustrazione, alla pubblicità e, pariteticamente, con gli esempi provenienti dalla tradizione pittorica del passato – tema, questo, particolarmente caro agli artisti italiani -, e infine alla nuova lettura e immagine del corpo e della sessualità che emerge come un segno costante nell'ispirazione e nell'immaginario di un gran numero degli esponenti di questo movimento.

Una mostra che non vuole avere un sapore nostalgico e che non vuole nemmeno costruire monumenti retorici e chiudere nelle sale di un museo la straordinaria forza vitale delle immagini create da artisti che sono stati davvero i “peintres de la vie moderne” degli anni Sessanta, gli ultimi eredi della grande tradizione realista e insieme i primi rappresentanti di un'arte destinata a contaminarsi sempre più con le realtà rappresentate dai mezzi di comunicazione di massa, con il nuovo ruolo e il nuovo utilizzo dell'immagine – anche di quella artistica – all'interno della società contemporanea. Artisti capaci di divertire, di divertirsi, ma anche di riflettere e una mostra che vuole porsi proprio su questa lunghezza d'onda, una mostra che cerca di capire, e far vedere, perché la Pop Art, parafrasando una parte del titolo del collage di Richard Hamilton che ha dato il via a questa avventura, sia ancora oggi “so different, so appealing”.
 
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