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arte contemporanea, collettiva FONDAZIONE RAGGHIANTI ​ Via San Micheletto 3 Lucca 55100

Lucca - dal 16 novembre 2007 al 20 gennaio 2008

L'alibi dell'oggetto. Morandi e gli sviluppi della natura morta in Italia

L'alibi dell'oggetto. Morandi e gli sviluppi della natura morta in Italia
Mimmo Rotella, La vendita continua, 1961 (dècollage)
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FONDAZIONE RAGGHIANTI
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L’esposizione indaga attraverso 120 opere dei maggiori artisti italiani, dagli anni Cinquanta ad oggi, “la via italiana alla natura morta”
orario: 10-13; 15-19 – lunedì chiuso
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 16 novembre 2007. ore 17.30
catalogo: in mostra, con testo di Marilena PasqualI, introduzione di Vittorio Fagone
ufficio stampa: DAVIS & CO.
curatori: Marilena Pasquali
autori: Mirko Baricchi, Roberto Barni, Benedetta Bonichi, Claudio Bonichi, Dino Boschi, Gregorio Botta, Luca Caccioni, Mario Calandri, Silvia Cardini, Girolamo Ciulla, Claudio Costa, Paolo Delle Monache, Armando Dozza, Eron, Gianfranco Ferroni, Jean-Michel Folon, Lucio Fontana, Omar Galliani, Giuseppe Pinot Gallizio, Alberto Gianquinto, Piero Gilardi, Domenico Gnoli, Piero Guccione, Renato Guttuso, Jannis Kounellis, Bernardino Luino, Sandro Luporini, Mario Mafai, Luigi Mainolfi, Piero Manzoni, Giuseppe Maraniello, Carlo Mattioli, Aldo Mondino, Mattia Moreni, Claudio Parmiggiani, Lucia Pescador, Luca Pignatelli, Tano Pisano, Michelangelo Pisoletto, Piero Pizzi Cannella, Mimmo Rotella, Doriano Scazzosi, Filippo Tibertelli, Giorgio Tonelli, Luciano Ventrone, Alberto Zamboni
genere: arte contemporanea, collettiva

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comunicato stampa
La Fondazione Ragghianti inaugura venerdì 16 novembre una mostra dedicata alla raffigurazione della natura morta in Italia nel secondo Novecento dal titolo L’alibi dell’oggetto. Morandi e gli sviluppi della natura morta in Italia, curata da Marilena Pasquali e realizzata con la collaborazione del Centro Studi Giorgio Morandi di Bologna.


L’esposizione indaga attraverso 120 opere dei maggiori artisti italiani, dagli anni Cinquanta ad oggi, “la via italiana alla natura morta”; prosegue una riflessione storico-critica che la curatrice ha intrapreso da tempo sul rapporto tra la realtà e la sua rappresentazione nell’opera d’arte, sul tema appunto della cosidetta “natura morta” intendendo con ciò non tanto un genere pittorico che a volte, in altri tempi e in altri luoghi, si è trasformato in puro oggetto di arredamento, ma piuttosto un modo privilegiato per approfondire lo studio dell’interrelazione tra le forme e quindi l’equilibrio e la misura della composizione.
La natura morta ha infatti vissuto nel XX secolo una nuova stagione di interesse e di sviluppo ed è per questo che oggi se ne torna a parlare, trovandovi giustificazione artistica – prima ancora che estetica, - in un clima culturale diversissimo, anche solo da quello di cinquant’anni fa. Anche i giovanissimi, quelli che si avvalgono di strumenti e tecniche pittoriche legate alla più assoluta contemporaneità, non sfuggono al fascino dell’oggetto ed accettano la sua sfida semantica ed espressiva.

Parlando di “natura morta” non si può prescindere dall’opera di Giorgio Morandi, punto fermo da cui parte questa indagine, per approdare poi ad esiti anche molto diversificati e persino inattesi. Il cuore della mostra sarà costituito da 33 opere dell’artista bolognese, tutte scelte fra quelle degli anni Cinquanta e Sessanta per aprire la strada alle ricerche più recenti, da Filippo de Pisis ad Alberto Burri, Afro, Fausto Melotti, da Lucio Fontana a Jannis Kounellis, da Renato Guttuso a Mimmo Rotella, da Piero Manzoni, a Michelangelo Pistoletto e Claudio Parmiggiani, per arrivare a Piero Pizzi Cannella, Luca Pignatelli, Luca Caccioni fino alle generazioni più giovani.

Il percorso sarà articolato in “stanze”, disegnando una mappa della natura morta italiana contemporanea che accosta un’artista all’altro secondo un andamento sincronico e musicale
 
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