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Attimis (UD) - dall'otto dicembre 2007 al 2 marzo 2008
I Goti sulle Alpi Orientali
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comunicato stampa 
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Nel 1934 Giovanni Battista Brusin nel suo libro ancora fondamentale sugli scavi di Aquileia definiva come “de’ bassi tempi” tutto quello che oltrepassava il IV secolo d. C. Oggi, a distanza di due generazioni, quel gap è in larga parte eliminato e la ricerca archeologica è riuscita a portare elementi concreti e precisi su un periodo storico che non sempre le fonti scritte illustrano adeguatamente. Tra gli elementi più significativi vanno ricordati in primo luogo i nuovi dati sul periodo dei Goti, il cui regno comprese dal 489 al 552 d. C. gran parte dell’Italia - con capitale Ravenna - , l’attuale Austria e la Slovenia. La loro origine è ancora argomento di discussione, tuttavia si ritiene dalla penisola scandinava si siano spostati verso sud, come i loro vicini longobardi, nel I secolo d.C. e poi siano scesi dal Baltico lungo la Vistola (nell’attuale territorio polacco) fino alla Crimea, sul Mar Nero, in un’area che si estende tra le odierne Romania, Ucraina e Bielorussia. In questi territori, dal III secolo, costituirono il gruppo più rilevante dei Germani orientali. Dediti all’allevamento del bestiame e all’agricoltura, divennero federati dell’Impero Romano, cui fornivano un aiuto militare come abili guerrieri. Dagli ultimi decenni del IV secolo d.C., sotto la spinta dell’invasione unna, i Goti si spostarono nei territori dell’impero e per questo entrarono più volte in conflitto con i Romani. Nuove aggregazioni si costituirono attorno alla figura di alcuni capi: le principali furono quelle dei Visigoti e degli Ostrogoti. Agli inizi del V secolo, i Visigoti con Alarico giunsero in Italia e presero anche Roma (nel 410 in un famoso sacco che tra gli altri fu pianto anche da sant’Agostino), per spostarsi poi definitivamente in Gallia e nella penisola iberica. Gli Ostrogoti, rimasti nei Balcani, alla fine del V secolo seguirono Teodorico alla conquista dell’Italia, poco prima occupata da altre tribù di Germani orientali sotto la guida di Odoacre. Negli ultimi anni numerose indagini archeologiche sono state effettuate in Slovenia, in Austria e in Italia, che hanno portato a riconoscere tracce della presenza dei Goti sia nelle necropoli, ove alcune tombe presentavano elementi del vestiario di pregio, adatti a membri dell’aristocrazia gota, e negli insediamenti. In Italia settentrionale sono molto importanti il sito di Monte Barro, presso Lecco e ultimamente quello di Collegno, in Piemonte. Per il Friuli finora l’unico insediamento noto è quello di S. Giorgio di Attimis, ove da alcuni anni la Società Friulana di Archeologia in accordo con il museo archeologico dei Civici Musei di Udine sta svolgendo indagini archeologiche. Una parte dei risultati sarà esposta in una mostra che avrà luogo a partire dall’8 dicembre prossimo fino al 2 marzo 2008 nel municipio di Attimis. Accanto ai rinvenimenti locali saranno esposti anche oggetti noti da tempo, come ad es. i resti del corredo di alcune tombe rinvenuti nel 1874 a “Planis” ovvero fuori porta Pracchiuso a Udine, altri frutto di rinvenimenti ottocenteschi ad Aquileia e una fibula ritrovata alcuni anni fa ad Osoppo. Figureranno inoltre i corredi di alcune tombe della necropoli slovena di Dravlje, posta a nord di Lubiana, l’antica Emona, e i recentissimi rinvenimenti carinziani di Globasnitz, ai piedi dell’Hemmaberg, nel VI secolo d. C. meta di pellegrinaggi sia da parte dei cattolici che degli Ariani (in cui si riconosceva gran parte della popolazione dei Goti). Tra le pratiche che i rinvenimenti funerari hanno confermato vi è quella della deformazione dei crani, eseguita per motivi estetici e ricercata anche come riconoscimento di rango, da più popolazioni, per lo più di origine orientale. Acanto agli elementi più prestigiosi (fibule in argento dorate, fibbie con decorazioni di granati) saranno esposti anche semplici recipienti domestici e parti di anfore orientali, a dimostrare che la cultura materiale presso i Goti non era dissimile da quella della popolazione autoctona. Di particolare interesse sono i numerosi resti di semi carbonizzati rinvenuti in un edificio, che permettono di gettare luce sulla agricoltura e sull’alimentazione dei Goti. Notizie sul frumento e sul vino sono fornite, tra l’altro, da Cassiodoro che fu console nel 514 e prefetto del pretorio fra 533 e 536, data cui risalgono i documenti contenuti nei 12 libri delle sue Variae, che contengono lettere, documenti e atti vari, scritti quando egli aveva una funzione pubblica di altissimo livello e in un momento in cui in tutta Italia imperversavano le guerre greco-gotiche e le carestie. Da alcuni cenni delle sue lettere, infatti, è documentata la pratica statale di accumulare il frumento nei granai pubblici (ne esistevano, tra l’altro, ad Aquileia, Forum Iulii, Treviso e Concordia) al fine anche di contrastare l’aumento dei prezzi. I cereali più poveri erano evidentemente sottratti alle pratiche speculative dei ricchi produttori e dei mercanti e venivano conservati in casa per l’inverno o consumati freschi. Così ad Attimis si è rinvenuta una grande quantità di semi che costituivano come nel pieno medioevo la base dell’alimentazione quotidiana. Tra questi la segale, che veniva macinata per produrre il pane, insieme con altri cereali quali il farro, il farricello e l’orzo vestito, che forse mescolati assieme potevano essere cotti in minestre oppure anch’essi confluire in una specie di pane di più cereali. Le indagini eseguite dal prof. Pietro Zandigiacomo e dalla sua équipe presso il Dipartimento di Biologia Applicata alla Difesa delle Piante, dell’Università di Udine, hanno permesso l’identificazione dei semi e anche la constatazione dell’assenza di insetti infestanti, il che significa che i cereali erano ottimamente conservati e servivano probabilmente per il consumo a breve termine. La mostra è realizzata dal Comune di Attimis in collaborazione con i comuni di Faedis e di Povoletto, i Civici Musei di Udine, con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e della Comunità Montana delle valli del Natisone, del Torre e del Collio, nonché del parco archeologico dei Castelli e della Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone
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