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Richard Serra (San Francisco, 1939) è universalmente riconosciuto dalla critica internazionale come uno degli scultori più importanti ed innovativi nella storia dell’arte moderna. La sua ricerca si focalizza sui processi di fabbricazione e le caratteristiche del materiale di cui è composta l’opera stessa, nonché su una complessa iterazione con lo spazio circostante e con lo spettatore. Fin dagli anni Sessanta, l’artista ha rivolto la sua attenzione a materiali di origine industriale e alle loro proprietà fisiche. Liberate da ogni intento simbolico, dalla mediazione del piedistallo e introdotte nel territorio della quotidianità le sue opere diventano imprescindibili dal rapporto e dalla reazione psico-fisica del pubblico, che è incoraggiato ad esperirle da punti di vista multipli, a percepirne l’equilibrio apparentemente precario su cui sembrano poggiarsi, a muoversi attorno e talvolta al loro interno, a relazionare attraverso di esse con lo spazio espositivo, l’architettura urbana o il paesaggio in un dialogo che coinvolge e mette in discussione la nostra percezione della realtà.
La mostra al Museo Archeologico Nazionale di Napoli presenta un lavoro unico, diviso in cinque parti, progettato ed eseguito appositamente per questa occasione. In ciascuna delle quattro sale del museo, con l’eccezione di quella più grande che ne contiene due, sono posti dei parallelepipedi di acciaio forgiato, pesanti decine di tonnellate. Queste forme monolitiche riproducono, senza alcun intento narrativo o metaforico, le proporzioni del corpo umano al minimo comune denominatore, riducendo e riproponendo la poetica classica presente nelle collezioni archeologiche in chiave contemporanea. La scultura assume una compattezza che sembra implodere, con drammatica tensione, nella sua sagoma. La densità del peso attrae su di sé l’attenzione, lo sguardo, a annullando tutto ciò che le sta intorno. Le corrispondenze spaziali risultano modificate, il peso e il suo specifico palesarsi entrano in conflitto con la realtà dei rapporti di scala accentrandosi sull’autorità e sull’impeto della spinta gravitazionale.
Contemporaneamente all’esposizione all’Archeologico, sarà possibile visitare “Naples” la grande scultura a spirale che Richard Serra ha progettato per la Piazza Plebiscito; la quale inaugurata il Natale scorso ha riscosso un grandissimo successo ed aperto un accesissimo dibattito tra la popolazione della città ed il pubblico internazionale.
Negli ultimi anni Richard Serra ha sperimentato la trasposizione plastica di forme volumetriche complesse ricavate dalla torsione della curvatura di ellissi, in un andamento a spirale che crea un tortuoso e drammatico corridoio accessibile al pubblico. Spazio e corpo dialogano ed interagiscono in una sintesi e in una sospensione riflessiva del rapporto tra individuo ed universo. Le altissime pareti d’acciaio sembrano flettersi in direzioni opposte, creando un senso di sfasamento spazio-temporale e di disorientamento, nonché un territorio privato ed isolato all’interno di quello pubblico in cui viene esposto. Le leggi della fisica, metafora del genio umano e del suo rapporto con la realtà, vengono a sviluppare una sintassi artistica al contempo lirica e razionale, simbolica e materiale.
Le più prestigiose istituzioni museali, tra cui il Musée National d’Art Moderne di Parigi, il Museum of Modern Art di New York, il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid ed il Guggenheim di Bilbao gli hanno dedicato importanti esposizioni personali retrospettive, mentre l’artista è membro della American Academy of Arts and Sciences ed è stato insignito del premio Wilhelm Lehmbruck per la scultura, del Praemium Imperiale della Japan Art Association. Recentemente Richard Serra ha ricevuto una nuova commissione per gli nuovi spazi della DIA Art Foundation a Beacon nello Stato di New York
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Staff di direzione: Marco Enrico Giacomelli (vicedirettore); Massimo Mattioli (caporedat. news)
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