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arte contemporanea, collettiva CAPO DI BOVE ​ Via Appia Antica 222 Roma 00178

Roma - dal 23 giugno all'undici dicembre 2011

La via Appia. Laboratorio di mondi possibili tra ferite ancora aperte

La via Appia. Laboratorio di mondi possibili tra ferite ancora aperte
Villa dei Quintili e -S.Maria Nova (Anderson 1890 Archivio Alinari) (cortesia SSBAR)
 [Vedi la foto originale]
CAPO DI BOVE
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Via Appia Antica 222 (00178)
+39 06 78358742
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L’obiettivo è quello di far conoscere ai cittadini le tappe principali di questa storia che ha visto l’impegno straordinario di personaggi illustri a partire dall’inizio dell’800 (Carlo Fea, Valadier, Canina), per il “ristabilimento” della via e di parte dei suoi monumenti e poi nel secolo successivo per la salvaguardia di questo importante ambito territoriale, affinché non se ne perdessero i caratteri e i valori e perché la strada, con il territorio che attraversa, non si trasformasse in una qualsiasi periferia della città
orario: dalle 10 alle 16 – domenica dalle 10 alle 18
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 23 giugno 2011.
editore: ELECTA
genere: fotografia, collettiva

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comunicato stampa
23 giugno – 11 dicembre 2011

Capo di Bove - Via Appia Antica 222

COMUNICATO STAMPA

Preview stampa mercoledì 22 giugno ore 10.00

“Per tutta la sua lunghezza, per un chilometro e più da una parte e dall’altra la via Appia
era un monumento unico da salvare religiosamente intatto, per la sua storia e per le sue
leggende, per le sue rovine e per i suoi alberi, per la campagna e per il paesaggio, per la
vista, la solitudine, il silenzio, per la sua luce, le sue albe e i suoi tramonti…Andava salvata
religiosamente perché da secoli gli uomini di talento di tutto il mondo l’avevano amata,
descritta, dipinta, cantata, trasformandola in realtà fantastica, in momento dello spirito,
creando un’opera d’arte di un’opera d’arte: la Via Appia era intoccabile, come l’Acropoli di
Atene”

(A. Cederna, da I Gangsters dell’Appia, Il Mondo 8 Settembre 1953).

La mostra fotografica “La via Appia. Laboratorio di mondi possibili” vuole essere un

contributo alla conoscenza della storia recente dell’Appia. È allestita nella sede di Capo

di Bove, sulla Via Appia, acquistata nel 2002 dalla Soprintendenza Speciale per i Beni

Archeologici di Roma per accrescere il patrimonio pubblico dell’Appia e incrementare

la conoscenza di questi luoghi dell’antichità.

molteplici attività: punto di incontri culturali, sosta per la visita dell’antica strada e dei suoi

monumenti, sede dell’archivio di Antonio Cederna e del Sistema Informativo dell’Appia.

Le circa 80 immagini fotografiche presentate sono solo una minima parte del repertorio

ricchissimo che ha interessato l’Appia e si riferiscono a diversi periodi: dall’800 all’ inizio

del ‘900, gli anni tra il 1950 e il 1970 e oggi.

Oggi Capo di Bove è laboratorio di

Si tratta di vedute eseguite per lo più da chi ha frequentato e frequenta l’Appia con

occhio attento per motivi di studio, ricerca, cronaca. In questo arco di tempo il paesaggio

dell’Appia si è radicalmente modificato, a volte in meglio, per lo più in peggio come è

illustrato, se pur in modo parziale, da alcune situazioni. Gli autori delle foto storiche

sono, tra gli altri, John Henry Parker (1806 -1884), Dora e Agnese Bulwer (1890-1930

ca.), Esther Boise Van Deman (1862-1937), James e Domenico Anderson (1813-1877),

Thomas Ashby (1891-1925). Alcune foto esposte fanno parte dell’Archivio Cederna, le più

recenti sono state realizzate da Stefano Castellani.

L’obiettivo è quello di far conoscere ai cittadini le tappe principali di questa storia che ha

visto l’impegno straordinario di personaggi illustri a partire dall’inizio dell’800 (Carlo Fea,

Valadier, Canina), per il “ristabilimento” della via e di parte dei suoi monumenti e poi nel

secolo successivo per la salvaguardia di questo importante ambito territoriale, affinché non

se ne perdessero i caratteri e i valori e perché la strada, con il territorio che attraversa, non

si trasformasse in una qualsiasi periferia della città.

L’Appia rappresenta il simbolo di tante battaglie, di proposte di legge, di iniziative popolari,

di lotta all’abusivismo che qui, purtroppo, ha trovato una delle massime espressioni,

ma non ha perduto completamente il suo fascino dato dai numerosi monumenti, ancora

conservati in una sequenza straordinaria, e dal paesaggio che si è costituito nei secoli

Quello che è diventato pubblico ha costituito un’occasione di crescita per la conoscenza

della storia antica e l’applicazione di metodi di ricerca, restauro e valorizzazione. Quello

che è in proprietà privata, troppo spesso ha subito trasformazioni più o meno gravi,

nell’esclusivo interesse individuale, violando regole indirizzate al rispetto dei valori del

territorio dell’Appia. Per questo motivo è necessario non smettere di sperare in misure per

un progetto in favore dell’Appia che ne sancisca i valori attraverso il reintegro di uno stato

di legalità, con il fine primario di offrire alla comunità il godimento dell’insieme di storia,

archeologia, paesaggio, natura che questo territorio racchiude.

E infatti il sottotitolo della mostra, “Laboratorio di mondi possibili”, vuole significare che

è ancora credibile intervenire, lavorare, per conoscere e far riemergere brani di storia,

attuare metodi di recupero e conservazione del patrimonio e opere per renderlo fruibile

da parte di tutti, come è avvenuto per la Villa dei Quintili, per S. Maria Nova, per Capo di

Bove, secondo l’esempio ottocentesco portato a compimento da Luigi Canina.

Nella trascrizione grafica del titolo VIA APPIA diventa MIA, ossia di ogni cittadino, nel

momento in cui queste azioni di recupero vengono portate a termine.

Attraverso le immagini presentate nella mostra si può conoscere come sia stata e sia

l’Appia di tutti, attraverso le vedute di fotografi dei secoli scorsi, che rimanevano incantati

dall’imponenza dei monumenti nel paesaggio sconfinato. Attraverso le fotografie e le

denunce di personaggi come Antonio Cederna, invece, si osserva la graduale distruzione;

l’obiettivo attento di Stefano Castellani, che documenta tutto il lavoro svolto dalla

Soprintendenza, cattura anche le suggestioni che i monumenti e i luoghi conservano

In alcuni pannelli della mostra sono stati focalizzati punti di estremo interesse nel costante

monitoraggio della salvaguardia del territorio: sono state riassunte le tappe principali della

tutela dell’Appia, raccontata anche con documenti d’archivio e alcuni articoli di giornali.

Fotografie aeree scattate in periodi diversi illustrano come si sia modificato l’agro romano

attraversato dall’asse della Via Appia. E, infine, una esemplificazione di come i dati di

questo immenso patrimonio sono gestiti: un Sistema Informativo che, all’interno di una più

ampia classificazione dell’intero patrimonio della Soprintendenza, si sofferma sull’Appia.

La mostra è accompagnata da una raccolta di saggi nella collana Pesci Rossi edita da

Electa dal titolo La via Appia, il bianco e il nero di un patrimonio italiano.
 
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