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La Lavagna |
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Scacco alla crisi |
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Trescore Balneario (BG) - dal 21 aprile al 5 maggio 2012
Giovanni Fornoni - Una molteplice solitudine
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comunicato stampa  |
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Sabato 21 Aprile 2012, ore 19.00, presso lo Spazio Espositivo Le Stanze a Trescore Balneario sarà presentata al pubblico, la mostra Giovanni Fornoni dal titolo Una molteplice solitudine. Secondo appuntamento dell’anno 2012 della rassegna Le Stanze.
Le Stanze è un progetto, curato da Mauro Zanchi e Raffaele Sicignano, giunto alla seconda edizione, rivolge l’attenzione a varie esperienze dell’arte contemporanea: dalla pittura alla scultura alla videoarte, è un progetto, promosso dal Comune di Trescore Balneario e dell’Assessorato alla Cultura.
All’inaugurazione interverranno Alberto Finazzi, Sindaco di Trescore Balneario, Roberto Belotti, Assessore alla Cultura del Comune di Trescore Balneario. Mauro Zanchi curatore della mostra.
La mostra è il risultato di un analisi oggettiva-virtuale che l’artista fa del maggior social network, Facebook. Lo spazio accoglie circa 250 ritratti estratti dalle immagini dei contatti personali della pagina Facebook di Fornoni. Le opere, realizzate a matita su carta, frutto di una pragmatica razionalità concettuale, sono caratterizzate da un segno immediato che riesce ad accomunare un certo linguaggio istantaneo utilizzato proprio nel mondo web. Per l’occasione lo spazio espositivo sfocia collateralmente negli spazi della mediateca ove, grazie all’utilizzo della rete e la proiezione delle opere attraverso un grande schermo, si verrà a creare una dimensione reale del mondo virtuale.
Mauro Zanchi così scrive nel suo testo:
“Una volta l'uomo aveva un’anima e un corpo, oggi ha bisogno anche di un passaporto, altrimenti non viene trattato da essere umano” (Stefan Zweig). Da alcuni anni l’uomo ha anche bisogno di un riconoscimento virtuale, che a volte gli sembra più credibile di ciò che esperisce nel quotidiano. Facebook è un servizio di rete sociale, luogo e non-luogo contemporaneamente, un ambiguo ossimoro, una contraddizione in termini, una sottile piattaforma emotiva o sentimentale, una sede defaticante, adatta a far perdere tempo. Per poter usufruire del sito e creare un profilo personale occorre registrarsi e fornire alcuni dati (nome, cognome, data di nascita, indirizzo email), così «per favorire una maggiore autenticità e consentire l’accesso ai vari contenuti in base all’età». Giovanni Fornoni ha tradotto in ritratti - non con la mano che solitamente utilizza per scrivere e disegnare, ma con la mancina - le foto dei profili di “amici”, in maniera quasi caricaturale, come se volesse mettere in atto una sorta di gioco ironico, o un modo per misurarsi con una nuova forma di alfabetizzazione. L’artista indaga la sua rete sociale tramite il segno grafico. Impiega del tempo a disegnare sui fogli del suo notebook, con il medium più semplice ereditato della tradizione pittorica. In questo tempo riflette sui tratti fisiognomici e sulla personalità dei ritrattati, scelti come soggetti momentanei della sua indagine. Oppone un’azione infantile dentro a un processo di disindividualizzazione della persona, processo portato dalle promesse di relazioni umane indotte dal social network. Si sofferma su ciò che rende riconoscibile un individuo, o meglio un utente, tra realtà e ridefinizione virtuale. Lo scopo della ricodifica segnica cerca di stabilire se Facebook accresca la dimensione emotiva di un utente, nella rete personale di un individuo, nei suoi contatti con “amici sconosciuti” o con persone incontrate in un certo punto della vita e non più riviste. Un viaggio tra relazioni mantenute e relazioni abbandonate, tra comunicazione reciproca, tra chat e scambio attivo di informazioni, messaggi, tag, foto, attorno all’uso di tecnologie di comunicazione a “senso unico” (one-way communication), come lo sono i commenti alle foto, ai messaggi di status o post sul “wall” di un amico. Per questa ragione, accanto alle Stanze di Trescore, Fornoni dinamizza anche la sede multimediale della biblioteca: tutte le persone che sono state ritratte sono invitate a entrare nel merito della questione, a interagire in rete, lì a poca distanza dai loro ritratti appesi alle pareti della mostra, soffermandosi a riflettere sulle dinamiche messe in azione e sul tema dell’identità reale e del suo doppio virtuale. Un excursus, quindi, attorno agli individui socializzati, identificati e localizzati solo in occasione di un’interazione diretta nello “spazio Facebook”. In un tempo in cui brulica una sola moltitudine di utenti – una moderna declinazione di eserciti di eteronimi, di proiezioni della mente, di personalità secondarie, di pseudonimi, di alter ego -, ritrovati a recitare una parte virtuale, per gli occhi di qualche sconosciuto che può tenere d’occhio tutto ciò che passa in bacheca, da una remota vicinanza.
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