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Speciale Biennale/Parlano gli artisti del Padiglione Italia |
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L’incontro tra Elisabetta Benassi e Paola Ugolini chiude il nostro viaggio per conoscere meglio gli artisti che ci rappresentano a Venezia. Benassi è l'unica altra donna presente, oltre Francesca Grilli. Di poche parole, come spesso sono gli artisti ... segue
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Ritratto del curatore da giovane |
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Continua il nostro viaggio nella giovane curatela. Questa volta Manuela Valentini intervista Cecilia Canziani. Toccando anche alcuni punti critici che possono generarsi dalla sovrapposizioni di ruoli e incarichi. E Cecilia risponde ... segue
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Parola d'artista |
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L'intenzione e il caso di Patrizia Cavalli
La poetessa ha da poco inaugurato una mostra presso lo studio Stefania Miscetti di Roma con, tra altre, un'installazione ricavata dai suoi appunti mattutini. Pubblichiamo il testo che ha scritto per la mostra romana ... segue
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Scacco alla crisi |
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Seconda tappa del nostro viaggio alla ricerca di realtà che provano a non farsi inghiottire dal buco nero della crisi. Questa volta la contromossa è di Eventi-Arte-Venezia. Ascoltiamo da Matteo Efrem Rossi, fondatore dell'associazione, come reagiscono all'impasse attuale di Elisa Decet ... segue
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La Lavagna |
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Autocommiserazione, cultura ed economia in Italia di Raffaele Gavarro Ma davvero il nostro è un problema di autocommiserazione? ... segue
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Mentre la primavera si attarda, l’evento più atteso di maggio arriva puntuale e pare condividere con la stagione la volontà di rinnovarsi ancora e confermare il suo format vincente, con qualcosa in più. Stiamo parlando di MIA di Luca Piatto ... segue
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Torino - dal 10 maggio al 23 giugno 2012
Medhat Shafik
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comunicato stampa  |
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La Galleria Eventinove artecontemporanea di Torino presenta nel mese di maggio, in contemporanea alla Galleria MARCOROSSI artecontemporanea di Milano, Athar/Ritrovamenti, il nuovo ciclo artistico di Medhat Shafik. Athar, che in arabo significa reperti archeologici, presenterà circa trenta opere, su tela e carta caratterizzate dal consueto linguaggio in equilibrio tra il mondo contemporaneo, l’incisione rupestre e il segno arabo. Un lessico che permette all’artista di comporre una fitta trama di racconti evocativi di una dimensione antica, quasi a voler ricordare o ritrovare un’arcaicità, egizia ma non solo, andata ormai perduta. Per l’artista l’intento del ciclo Athar è quello di intercettare umori, suoni, luoghi, intrisi di valori epici e storici, che sappiano essere riportati alla luce attraverso la scrittura segnica, che si configura come il tratto distintivo dei suoi lavori. Come di fronte ad uno scavo archeologico, i valori ricercati dall’artista ritornano in vita, capaci di donare degli stimoli assolutamente necessari a vivere la nostra epoca. Scrive Alberto Mattia Martini nel testo del catalogo: “Vivere realmente, sensibilmente e soprattutto eticamente il proprio tempo significa in primo luogo recuperare il senso storico, ripercorrere è quindi ritrovare le nostre origini. Per vivere la propria contemporaneità sono imprescindibili le radici, le esperienze appunto radicate nel nostro DNA, quell’emozione culturale di conoscenza e tradizione che rende ogni uomo unico ed esclusivo. Ecco allora la volontà di dare voce ed estrinsecazione all’Athar, ritrovare cioè la memoria delle civiltà(..). I Ritrovamenti che l’artista propone si dimostrano piuttosto eterogenei e sfaccettati, capaci di oscillare dal bianco candore delle superfici pittoriche, arricchite dal gesso che rimanda ad una dimensione arcaica e al contempo sacrale, alla sensualità del colore e della sovrapposizione segnica e di materiali. I valori che rievocano sono frammenti di una storia comune all’uomo, sono le feste popolari e il clangore della vita quotidiana, sono momenti di comunità che sanno riunire all’interno di un’unica famiglia tutti i popoli del mondo: “Differenti culture trovano tra questi molteplici colori e materiali un’unica identità; il Mediterraneo con le sue città, le piazze, i porti, le architetture e soprattutto i mercati, si intrecciano evocando una stessa storia: quella dell’uomo” (A.M.Martini). Medhat Shafik è nato in Egitto nel 1956, ma dal 1976 vive e opera in Italia, collaborando con la Galleria MARCOROSSI artecontemporanea fin dai suoi esordi negli anni Novanta. Diplomato in pittura e scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, dagli anni Ottanta partecipa con successo a molte rassegne artistiche nazionali e internazionali, arrivando ad una vera e propria consacrazione alla Biennale di Venezia del 1995, in occasione della quale il Padiglione Egitto, da lui rappresentato con due connazionali, viene premiato con il Leone d’Oro delle Nazioni. La sua ultima personale, del 2011, ARCHETIPI - Le origini del futuro, è stata curata da Arturo Carlo Quintavalle e allestita alla Fondazione Stelline di Milano.
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